E’ stato pubblicata sulla prestigiosa rivista PlosOne una ricerca, coordinata da Giovanni Bertoni del Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano, che descrive una nuova tecnologia in grado di catturare e identificare le proteine esposte sulla superficie delle cellule batteriche. Queste proteine che giocano un ruolo chiave nel processo di infezione, sono le prime a essere riconosciute come estranee dal sistema immunitario. La localizzazione superficiale delle proteine batteriche è un passo fondamentale verso l'identificazione dei fattori di virulenza coinvolti nei meccanismi di patogenicità. Una loro accurata identificazione permette di accelerare lo sviluppo di nuovi antibiotici e di vaccini. La metodologia di “cattura” di proteine di superficie, già però prontamente applicabile ad altri batteri patogeni, è stata a messa a punto nello specifico su Pseudomonas aeruginosa, un importante patogeno opportunista umano. Questa tecnica si basa sull’uso di nanoparticelle magnetiche derivatizzate capaci di stabilire legami covalenti con le proteine. Una volta che si adagiano sulla superfice di cellule intere, le nanoparticelle “catturano” covalentemente proteine adiacenti che vengono poi identificate mediante tecniche di spettrometria di massa. In un test comparativo, questa tecnica si è rivelata più efficiente e accurata nell’identificare nuove proteine di superficie rispetto a procedure precedenti. I risultati di questo studio, che vede fra i collaboratori anche Francesco Bonomi del DeFENS , Pierluigi Mauri dell’Istituto di Tecnologie Biomediche (CNR-ITB; Segrate) e Alessandra Bragonzi dell’Ospedale San Raffaele, sono molto promettenti per lo sviluppo di nuovi antibiotici e vaccini. Questa ricerca è stata possibile grazie ai finanziamenti della Fondazione Cariplo, della Commissione Europea e della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (Verona).
Nanoparticelle a caccia di proteine
prossimo articolo
Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.
«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.