La nuova classifica mondiale dei computer più potenti, rilasciata nei giorni scorsi, vede al primo posto il supercomputer Titan, un sistema Cray XK7 installato presso l'Oak Ridge National Laboratory in Tennessee.
Annunciata ufficialmente nell'ambito della SC12 International Conference for High Performance Computing, Networking, Storage and Analysis in corso a Salt Lake City, la nuova lista dei 500 computer più potenti al mondo sostituisce quella di sei mesi fa, che vedeva dominatore assoluto il supercomputer Sequoia, un sistema IBM BlueGene/Q in servizio presso il Lawrence Livermore National Laboratory. Mentre lo scorso giugno la velocità di calcolo di Sequoia, verificata con i cosiddetti Linpack benchmarks, raggiungeva i 16.32 Petaflop/s, il nuovo capoclassifica ha mostrato una prestazione di 17.59 Petaflop/s, ma i progettisti ritengono che Titan potrebbe teoricamente raggiungere l'incredibile velocità di 27 Petaflop/s.
Gran parte di questa potenza di calcolo è dovuta all'innovativa struttura, che utilizza in modo intensivo tecnologie inizialmente sviluppate in sistemi per videogiochi quali Xbox 360 e PlayStation3. Titan, infatti, affianca alle tradizionali CPU (central processing unit) le innovative GPU (graphic processing unit), create proprio per gestire le particolari necessità di calcolo richieste dai videogames. Il supercomputer comprende 18.688 nodi di calcolo, ciascuno dei quali è costituito da un processore 16-core AMD Opteron 6274 e un acceleratore NVIDIA Tesla K20X, il tutto supportato da 710 terabytes di memoria e governato da un sistema operativo basato su Linux.
All'Oak Ridge National Laboratory la mostruosa potenza di calcolo di Titan sarà destinata soprattutto a supportare le ricerche in campo energetico e nello studio di nuovi materiali.
ORNL - Top500.org
I supercomputer hanno un nuovo re
Autori:
Sezioni:
Indice:
Computer
prossimo articolo
Fiducia nella scienza e nel sistema sanitario: cosa pensano gli italiani?

L'indagine 2026 dell'Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società di Observa mostra livelli elevati di fiducia nella scienza, nel personale e nelle istituzioni sanitarie. Il quadro è però articolato: ci si fida di più della scienza in generale che degli scienziati che intervengono sui media e più dei medici e dei farmacisti che del Ministero della Salute.
Nel dibattito pubblico sulla scienza si sente spesso parlare di sfiducia crescente, di "crisi della fiducia" e di un pubblico sempre più distante o ostile rispetto alle istituzioni scientifiche. I dati dell'indagine 2026 dell'Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società di Observa raccontano un quadro differente.