fbpx Lisosomi balbuzienti | Scienza in rete

Lisosomi balbuzienti

Read time: 1 min

La balbuzie avrebbe le sue radici nei lisosomi, le stazioni di demolizione e riciclaggio della cellula. In chi soffre di questo disturbo, ma non in chi parla senza difficoltà, si trovano infatti mutazioni ricorrenti in geni le cui proteine guidano i vari enzimi lisosomiali nel loro sito di azione. Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori americani analizzando la regione genomica 12q23.3 di pakistani che soffrivano di forme familiari di balbuzie e di altre persone, senza difficoltà a esprimersi, che sono servite come controllo. Alcune mutazioni nei primi due dei tre geni coinvolti (in sigla GNPTAB, GNPTG e NAPGA) erano già note per causare la mucolipidosi II e III, una rara malattia lisosomiale recessiva che, oltre a danni osteoarticolari, cardiaci e neurologici, si manifesta appunti con problemi del linguaggio. Un particolare che, alla luce di questo studio, potrebbe essere rivelatore.

Per la prima volta dunque il sospetto di una base genetica per la balbuzie, data la frequente familiarità del disturbo, trova conferma. Tutta da capire invece la sua relazione con la pattumiera cellulare.

New Engl J Med 2010; 362: 677

 

 

 

Autori: 
Sezioni: 
genetica

prossimo articolo

Di che cosa parliamo quando parliamo di TEA

Campo coltivato di cereali al tramonto

Negli ultimi anni, le tecniche di ingegneria genetica e la cosiddetta “evoluzione assistita” (TEA) hanno riacceso il dibattito, in campo non solo scientifico, ma anche economico e culturale. La questione centrale può essere riassunta in una domanda: è davvero possibile, con le tecnologie attuali, intervenire sul DNA di una pianta coltivata per renderla più resistente senza dover fare i conti con implicazioni più ampie, di tipo biologico, evolutivo, agroecologico e persino filosofico? Crediti immagine: Yosi Azwan su Unsplash

L’annuncio del prossimo arrivo di nuove varietà di piante coltivate definite TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita, interpretazione italiana di New Genetic Techniques) riaccende il dibattito su quanto la genetica possa realisticamente ottenere in termini di aumento delle produzioni alimentari e su come, modificando uno o pochi geni del corredo genetico, si possano aumentare stabilmente le resistenze a stress e parassiti, migliorare la sicurezza alimentare nei suoi diversi risvolti di sostenibilità, di equità e di etica.