fbpx Lisosomi balbuzienti | Scienza in rete

Lisosomi balbuzienti

Primary tabs

Read time: 1 min

La balbuzie avrebbe le sue radici nei lisosomi, le stazioni di demolizione e riciclaggio della cellula. In chi soffre di questo disturbo, ma non in chi parla senza difficoltà, si trovano infatti mutazioni ricorrenti in geni le cui proteine guidano i vari enzimi lisosomiali nel loro sito di azione. Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori americani analizzando la regione genomica 12q23.3 di pakistani che soffrivano di forme familiari di balbuzie e di altre persone, senza difficoltà a esprimersi, che sono servite come controllo. Alcune mutazioni nei primi due dei tre geni coinvolti (in sigla GNPTAB, GNPTG e NAPGA) erano già note per causare la mucolipidosi II e III, una rara malattia lisosomiale recessiva che, oltre a danni osteoarticolari, cardiaci e neurologici, si manifesta appunti con problemi del linguaggio. Un particolare che, alla luce di questo studio, potrebbe essere rivelatore.

Per la prima volta dunque il sospetto di una base genetica per la balbuzie, data la frequente familiarità del disturbo, trova conferma. Tutta da capire invece la sua relazione con la pattumiera cellulare.

New Engl J Med 2010; 362: 677

Autori: 
Sezioni: 
genetica

prossimo articolo

Il telescopio nato per spiare la Terra che ora guarderà l'universo

Lanciato il 30 agosto e in viaggio verso il punto L2, il Roman Space Telescope osserverà con un campo di vista cento volte più ampio di Hubble per mappare la materia oscura, misurare l'espansione dell'universo e scovare fino a 100.000 esopianeti. Ma il suo specchio non era nato per il cielo: era un telescopio spia costruito per l'intelligence militare statunitense e donato alla NASA nel 2011, che ha così salvato una missione a corto di fondi. Oggi porta il nome di Nancy Grace Roman, prima astronoma capo della NASA. (Immagine: “Nancy Grace Roman Space Telescope Primary Mirror” di NASA's Nancy Grace Roman Space TelescopeCC BY-NC-ND 2.0)

Il Roman Space Telescope, lanciato il 30 agosto ed ora in viaggio verso il punto Lagrangiano L2 a 1,5 milioni di km dalla Terra, aprirà nuovi orizzonti allo studio della materia oscura, dell'espansione dell'universo e dei pianeti extrasolari.