Contro le catastrofi conviene investire sui più poveri

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Che le calamità naturali influenzino l'aumento della povertà, e in particolare che abbiano un impatto maggiore sulle popolazioni più povere, è noto. Meno noto è ciò che emerge da un recente rapporto della World Bank in occasione del meeting sul cambiamento climatico di Marrakech, è cioè che l'impatto reale di questi eventi avversi sul benessere delle popolazioni più povere è maggiore di quanto comunemente stimiamo. Dal rapporto della Banca Mondiale emerge anche che lavorare per potenziare la resilienza delle comunità più povere può produrre a un risparmio nell'ordine di grandezza di 100 miliardi di dollari ogni anno, riducendo l'impatto di questi avvenimenti sul benessere dei cittadini del 20%.

Sono stime abbastanza dettagliate, che derivano da un'analisi condotta dalla World Bank su 117 paesi e che riportano per la prima volta non solo i benefici di alcune azioni sui patrimoni dei paesi colpiti poveri da calamità, ma anche sul livello di benessere, e quindi sulla loro resilienza. Stiamo parlando per esempio di allargamento dell'offerta di personal banking, polizze assicurative o sistemi di protezione sociale.

Queste comunità sono sovraesposte agli eventi catastrofici, presentano strutture sociali e infrastrutture più vulnerabili, e una minore capacità di far fronte agli eventi e recuperare quanto perduto e ricostruire. Inoltre le conseguenze di questi eventi su scuola e salute tendono a essere più permanenti rispetto alle comunità più ricche, così come gli effetti sui comportamenti degli abitanti quanto a risparmio e investimenti. Un senso, insomma, di maggiore inerzia, che si traduce ovviamente in una minore resilienza.

Per valutare i potenziali benefici dei progetti che proteggono le popolazioni contro i rischi non conta solo quanti benefici un progetto riesce a generare, ma anche quante persone ci guadagnano. Il principale dato che emerge dallo studio è infatti che nel caso delle comunità più povere incide maggiormente la perdita di benessere rispetto alla perdita di patrimonio. A livello globale, nei casi di calamità naturali il 20% più povero si ritrova con l'11% di perdite patrimoniali in senso stretto, ma con il 47% di perdite in termini di benessere nella propria vita quotidiana. Le perdite patrimoniali fra i più poveri sono dunque la metà delle perdite medie, mentre le perdite in termini di benessere risultano oltre due volte maggiori.

La tesi qui è che lavorare sulla prevenzione fra i più poveri paga di più in termini di benessere, e quindi di resilienza e quindi ancora una volta di prevenzione, innescando un circolo virtuoso di empowerment. I conti sono presto fatti. Gli scenari proposti dagli analisti della World Bank sono due: il primo comprende una riduzione del 5 per cento nella quota di popolazione esposta ai rischi naturali, scegliendo solo il 20% più povero in ogni paese. Se il mondo intero realizzasse questo proposito, le perdite patrimoniali evitate stimate sarebbero – secondo la World Bank - pari a circa 7 miliardi di dollari all'anno. In termini di benessere si tratterebbe di un guadagno quasi 6 volte maggiore: 40 miliardi di dollari. Il secondo scenario implicherebbe invece di ridurre la quota di popolazione mondiale esposta ai rischi naturali del 5 per cento, lavorando però sull'80 per cento rimanente, esclusi cioè i poverissimi. In questo caso le perdite patrimoniali evitate sarebbe molto maggiori, circa 19 miliardi di dollari, ma l'aumento di guadagno in termini di benessere sarebbe della metà, intorno ai 22 miliardi di dollari.

I disastri naturali condannano alla povertà 26 milioni di persone ogni anno, con perdite stimate di 520 miliardi di dollari. Ridurre contemporaneamente la povertà e i disastri naturali agendo sull'aumento di resilienza appare quindi la strategia più promettente. Se tutti i disastri potessero essere evitati, il prossimo anno avremmo 26 milioni di persone in meno in condizioni di estrema povertà, che vivono cioè con meno di 1,90 $ al giorno.

Newsletter #issue 3, 2017

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Arte e scienza

Antonio Canal, detto il Canaletto, Campo santi Giovanni e Paolo, 1738 ca, olio su tela, 46,4x78,1 cm, Londra, Royal Collection. Prestato da Sua Maestà Elisabetta II e visibile nella mostra “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”, dal 25 novembre 2016 al 5 marzo 2017 alle Gallerie d’Italia, Piazza della Scala, Milano

  • All'ingresso della mostra "Bellotto e Canaletto, lo stupore e la luce" alle Gallerie d'Italia di Milano si può ammirare la camera ottica portatile appartenuta (forse) a Canaletto. Come utilizzavano questo oggetto Antonio Canal, detto Canaletto, e Bernardo Bellotto, suo nipote e allievo? Come ha influito l'ottica sulla rappresentazione artistica della realtà? [Scienza in Rete, Marco Capovilla]
  • La prima descrizione di una camera obscura è attribuita allo scienziato arabo musulmano Ibn al-Haytham, conosciuto in Occidente con il nome latino di Alhazen. Nel suo libro Kitab al-Manazir (Libro dell'ottica) rivoluzionò la teoria della luce. Probabilmente l'ostilità della religione musulmana verso la rappresentazione figurativa, impedì a Alhazen di realizzare un dispositivo basato sui principi che aveva scoperto. [Scientific American; David Biello]
  • David Hockney, pittore e fotografo inglese, e Charles Falco, fisico sperimentale, elaborarono nel 2000 una teoria secondo la quale l'arte occidentale ha ricevuto un contributo fondamentale dalle conoscenze scientifiche sull'ottica negli ultimi 400 anni. [BBC; David Hockney's Secret Knowledge]
  • Che impatto ha avuto la rappresentazione fotografica della realtà sulla scienza? Secondo David Bower gli ha conferito maggiore autorevolezza e senso di oggettività. [Science News, Bruce Bower]
  • Nel libro "Visual Strategies" Felice Frankel guida gli scienziati a un uso efficace delle immagini, soprattutto fotografiche, per raccontare la propria attività di ricerca. [MIT News; David L. Chandler]

Ricerca scientifica nell'era di Trump

Art Whght House Moon. Credit: The Cancer Letter Issue 6, 12 Febbario 2016.

  • L'eredità della presidenza Obama per il mondo della ricerca scientifica è notevole: la Precision Medicine Initiative, il Cancer Moonshot e molto altro. Visione e tempismo secondo Alberto Mantovani. [Scienza in Rete, Alberto Mantovani]
  • Se Barack Obama nel 2009 promise di restituire alla scienza un posto di rilievo nell'agenda politica, Trump si è mosso nella direzione opposta. Almeno finora. Gli scienziati americani hanno fatto sentire la loro voce sui social media durante la cerimonia di insediamento di venerdì 20 gennaio con l'hashtag #UsofScience [Vox, Julia Belluz]
  • In quanti modi Trump può intervenire sulla ricerca scientifica? Il riassunto nell'infografica pubblicata da Nature.  [Nature News, Lauren Morello]

Etica della scienza / Politica della ricerca

Credit: Protasov AN's Portfolio Credit: Shutterstock.

  • La ricerca interdisciplinare premia in termini di visibilità ma diminuisce la produttività. Questo il risultato dello studio di Erin Leahey, sociologa della scienza all'università dell'Arizona. [LSE Impact Blog, Erin Leahey]
  • Una nuova minaccia alla credibilità della comunicazione scientifica: le riviste "predatorie". Queste riviste pubblicano articoli a pagamento, spesso senza sottoporli a processi di peer-review. Il settore economia e management è il più colpito da questo fenomeno. Tutti i dettagli in uno studio pubblicato dalla Scuola Superiore Sant'Anna. [lavoce.info; Manuel F. Bagues, Mauro Sylos Labini e Natalia Zinovyeva]
  • Graham Coop, un genetista della UC Davis, ha deciso di non pubblicare su nessuna rivista un suo contributo caricato su biorXiv, l'archivio di pre-print in area biologica. La sua scelta è dovuta da una parte al fatto che si trattava di un commento a un articolo e non conteneva un risultato veramente originale, dall'altra alla presenza dei commenti on-line da parte degli utenti di biorXiv. Si chiama pre-peer-review e minaccia di sostituire il processo di peer-review più tradizionale. Cosa ne pensano gli scienziati? Ecco il dibattito che si è svolto (ovviamente) su Twitter. [Nature Research Highlights; Dalmeet Singh Chawla]
  • Al Rochester Institute of Technology nascono due programmi di alta formazione per dottorandi e post-doc con problemi di udito. La diversità nella comunità dei ricercatori biomedici aumenta la qualità della ricerca e ne arricchisce l'agenda. [Science; Gerry Buckley, Scott Smith, James Dearo, Steve Barnett, Steve Dewhurst]
  • Come i decisori politici possono sfruttare le conoscenze accademiche nell'era della post-verità? Nel libro "Evidence-Based Policy Making in the Social Sciences: Methods that Matter" Gerry Stoker e Mark Evans si rivolgono a studenti e practitioners, passando in rassegna strumenti non tradizionali per basare le decisioni politiche sulle evidenze scientifiche. [LSE Impact Blog; David Burton]

Miscellanea

Credit: Associazione Cittadini per l'aria.

  • Si terrà a Milano nell'Aula Magna dell'Università Statale il convegno "RespiraMI. Air Pollution and our Health". Due giorni, il 27 e 28 gennaio, dedicati a un dibattito tra esperti e rappresentanti dell'OMS sugli effetti dell'inquinamento atmosferico sulla salute, in particolare su quella delle categorie più vulnerabili. [RespiraMi]
  • Un gruppo di scienziati svedesi e americani, ha realizzato tramite stampa 3D un microscopio alimentato da uno smartphone in grado di effettuare analisi del DNA e diagnosticare così alcuni tipi di tumori. Il dispositivo potrebbe essere prodotto al costo di 500 dollari, diventando sostenibile per chi offre assistenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo. [BBC Technology; Leo Kelion]
  • La Cina ha inaugurato la scorsa settimana la Dalian Coherent Light Source, un Free Electron Laser. La particolarità della facility cinese è la lunghezza d'onda dei fotoni prodotti, inferiore ai 200 nm. Viene chiamata vacuum ultraviolet light ed è particolarmente adatta a studiare atomi e molecole all'interno di un gas. La ricerca alla Dalian Coherent Light Source potrebbe aiutare a capire come gli aerosol nocivi alla salute si formano e si degradano nell'atmosfera. [Science; Dennis Normile]
  • 3L'11 gennaio scorso il primo fascio di elettroni ha percorso l'anello acceleratore di SESAME, il laboratorio costruito ad Amman in Giordania da una collaborazione senza precedenti tra scienziati provenienti dai Paesi del Medio Oriente, tra cui Iran, Israele, l'autorità Palestinese, Pakistan e Cipro. [Nature; Elizabeth Gibney]