Nella lotta contro le malattie infettive sono state per la prima volta impiegate sul campo zanzare modificate geneticamente. Non è nuova l’idea di sfruttare gli insetti per combattere dengue e malaria, mirando ai vettori degli agenti responsabili delle due importanti e diffuse malattie tropicale. Finora però si è cercato soprattutto di inserire nell’ambiente zanzare maschio sterili, che potessero competere con quelle fertili riducendone la prolificità. Questo approccio tuttavia ha mostrato i suoi limiti: gli insetti resi sterili tramite irradiazione non reggevano il confronto con gli altri. Un’azienda di biotecnologie britannica, la Oxitec, ha provato allora un’altra strada, selezionando un ceppo di zanzare incapaci di sopravvivere e raggiungere l’età adulta senza particolari fattori forniti in laboratorio ma assenti nell’ambiente naturale. Poi è andata anche oltre, liberando nel corso di un mese quasi 20.000 esemplari maschi su un’area dell’isola Gran Cayman: dai dati raccolti in seguito è emerso che gli insetti geneticamente modificati erano riusciti ad accoppiarsi con un percentuale di successo pari alla metà di quella degli insetti wild, un valore sufficiente a incidere sulla popolazione, dal momento che il 10 per cento delle larve esaminate è risultato portatore della mutazione. I ricercatori hanno annunciato di aver già ripetuto l’esperimento su più larga scala e per un periodo più prolungato, ottenendo una riduzione dell’80 per cento del numero di zanzare nella zona bersaglio. Sebbene l’approccio sia promettente, non sono mancate le polemiche: prima di tutto per il fatto che l’esperimento sia stato condotto in segreto, per cui l’Organizzazione mondiale della sanità sta mettendo a punto linee guida per indicare come questo tipo di esperimenti debba essere condotto in futuro. Ma, aggiunge il New York Times che ha dato largo spazio alla notizia, anche per il fatto che più del 3 per cento degli insetti geneticamente modificati sembra aver già aggirato la mutazione indotta dagli scienziati, riuscendo comunque a raggiungere l’età adulta.
Zanzare in campo contro la dengue
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Tre uomini convinti di essere Gesù, i molti «Napoleoni» ricoverati nella Francia dell’Ottocento, persone che percepiscono un proprio arto come estraneo: nel suo saggio, lo psicologo Douwe Draaisma attraversa alcuni dei più singolari inganni della mente. Ma “I tre Gesù del Michigan e altri curiosi casi di illusioni e inganni della mente” (Codice Edizioni, 2026) è anche un viaggio nella storia della psichiatria e nel modo in cui è cambiato il nostro sguardo sui suoi pazienti. Perché i deliri non nascono fuori dal tempo: parlano dell’epoca, della cultura e dell’ambiente in cui prendono forma. Mostrando il tentativo della mente di preservare, anche nelle condizioni più estreme, una propria coerenza.
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