fbpx Vecchie e preziose | Page 5 | Scienza in rete

Vecchie e preziose

Primary tabs

Read time: 2 mins

Ci sono vecchie stelle dell'alone della nostra galassia che mostrano una anomala abbondanza di elementi pesanti quali oro, platino e uranio. Un recente studio riesce probabilmente a svelare il loro segreto.

Gli astronomi del Niels Bohr Institute, sfruttando la potenza dei giganteschi telescopi cileni dell'ESO, hanno studiato per alcuni anni una ventina di queste strane stelle. La loro ricchezza di elementi pesanti non è facilmente spiegabile: essendo astri molto antichi, avrebbero dovuto possedere una composizione molto più “leggera”. Gli elementi pesanti, infatti, vengono sintetizzati solamente nel corso delle esplosioni di supernova e dunque ci si sarebbe aspettata una simile abbondanza solamente in stelle nate di recente da nubi di gas che precedenti generazioni stellari avevano opportunamente appesantito.

La stranezza può essere spiegata in due modi. Un primo modello prevede che queste stelle fossero parte di un sistema stellare e la loro compagna, esplosa come supernova, possa averle letteralmente ricoperte di elementi pesanti. Una seconda possibilità è che queste stelle possano essere nate già con questa composizione: tutta colpa dei materiali scagliati da una supernova nello spazio circostante non in modo uniforme, ma con direzioni privilegiate. Questi getti ricchi di elementi pesanti avrebbero arricchito le nubi stellari dalle quali poi sarebbero nate le nostre stelle anomale.

Nel loro studio, appena pubblicato su Astrophysical Journal Letters,Terese Hansen (University of Copenhagen) e collaboratori sarebbero più orientati verso questa seconda possibilità. Quelle strane stelle, insomma, testimonierebbero la natura tutt'altro che omogenea del primitivo alone del nostro sistema galattico.

University of Copenhagen

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

LabPolk: la conoscenza per orientare il futuro del Paese

Nasce il 16 ottobre con un primo incontro alla Fondazione Basso a Roma il Laboratorio per le Politiche della Conoscenza, LabPolK. Nelle intenzioni non l’ennesimo luogo nel quale gli addetti ai lavori discutono esclusivamente dei problemi dell’università e della ricerca, bensì uno spazio permanente di elaborazione e confronto nel quale mondo scientifico, formazione, cultura, società e istituzioni possano interrogarsi insieme sul ruolo della conoscenza nel futuro del Paese. Ne scrive qui uno dei fondatori, Rino Falcone.

Viviamo una contraddizione che rischia di diventare una delle grandi questioni politiche del nostro tempo. Mai come oggi la conoscenza scientifica e tecnologica ha avuto la capacità di trasformare rapidamente la società; eppure raramente la politica è sembrata così poco attrezzata a comprenderne fino in fondo la portata, ad anticiparne le conseguenze e a inserirla in un progetto complessivo di sviluppo sociale.