fbpx Tutta colpa della Niña | Scienza in rete

Tutta colpa della Niña

Primary tabs

Read time: 2 mins

Diffuso dalla NOAA il 2011 State of the Climate, il rapporto annuale che presenta il resoconto della situazione del clima nell’anno appena trascorso e il panorama dettagliato degli indicatori climatici globali.

Dalla ricerca, realizzata dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) in collaborazione con l’American Meteorological Society (AMS) e alla quale hanno contribuito 378 ricercatori provenienti da 48 paesi di tutto il mondo, emerge che il 2011 è stato l’anno più freddo dal 2008 ma le temperature sono comunque rimaste al di sopra della media degli ultimi trent’anni. Il termine “freddo” può risultare fuorviante, dato che il 2011 va comunque annoverato tra i 12 anni più caldi da quando è iniziata la raccolta di dati 132 anni or sono. Il rapporto conferma inoltre l’incremento delle concentrazioni di gas serra e una situazione critica per quanto riguarda lo strato di ozono: nel 2011 nella bassa stratosfera al di sopra dell’Artico è stata registrata la più bassa concentrazione di ozono dai tempi delle prime rilevazioni alla fine degli anni Settanta.

Nell’andamento climatico spunta una chiara responsabilità del fenomeno della Niña che nell’anno appena trascorso ha piazzato un micidiale doppio colpo. L’estate del 2011, infatti, è stata praticamente contenuta dalle due importanti manifestazioni della Niña verificatesi in primavera e in autunno. Questo ha contribuito al verificarsi di condizioni climatiche estreme come quelle sperimentate per i catastrofici allagamenti in Tailandia e in Brasile, l’estrema siccità registrata in Messico e negli USA meridionali e l’ondata di calore – la più intensa dal 2003 – che ha investito l’Europa centrale e meridionale.

NOAA - Report (2011 State of the Climate)

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

Guerra e clima: l’ecocidio resta nel tempo

disegno di citta bombardata

Nel suo nuovo saggio "Guerra e clima - L'ecocidio che distrugge la Terra" (Il Saggiatore), la giornalista Stefania Divertito firma un'inchiesta sui danni ambientali dei conflitti e su come gli atti di guerra, che talvolta danno corpo a veri e propri ecocidi, continuino ad affamare, a far ammalare e a uccidere anche dopo la fine delle ostilità. Divertito parte dalla storia e dalle storie e realizza interviste esclusive, muovendosi tra scienza e geopolitica e mostrando come il diritto internazionale stia recependo una nuova sensibilità sull'ambiente.

L’impatto ambientale della guerra, a uno sguardo distratto, può sembrare un tema a tratti controverso. O perché appare come ovvio - della serie: la guerra porta distruzione, è palese che anche l’ambiente venga danneggiato e preoccuparsene è un esercizio di stile - o perché viene percepito, in una certa misura, come poco rispettoso, in termini di priorità, verso chi muore, chi resta ferito, chi perde persone care, chi perde la casa, chi perde tutto.