fbpx Un Troiano anche per la Terra | Page 22 | Scienza in rete

Un Troiano anche per la Terra

Primary tabs

Read time: 2 mins

L'attenta analisi dei dati raccolti dall'osservatorio orbitante WISE ha permesso di individuare 2010 TK7, il primo asteroide “Troiano” del nostro pianeta; una presenza spesso ipotizzata, ma che solo adesso si concretizza.

Anche la Terra, dunque, può vantare di possedere almeno uno di quei compagni di strada che nel 1772 il matematico Joseph-Louis Lagrange ipotizzava potessero esistere stabilmente lungo l'orbita di un pianeta, precedendolo e seguendolo di 60°. Perché l'idea di Lagrande si trasformasse da curiosità matematica a situazione reale, però, si dovette attendere il 1906 e la scoperta di Achille, il primo Troiano di Giove (oggi se ne conoscono oltre 4800). Oltre che per Giove si conoscono Troiani anche per Marte e Nettuno, ma le ricerche per vedere se anche la Terra avesse simili compagni di strada non avevano portato finora nessun risultato.

Esaminando i dati dell'osservatorio spaziale WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer), Martin Connors (Athabasca University – Canada) e i suoi collaboratori hanno però individuato due possibili candidati, uno dei quali – 2010 TK7, appunto – è stato poi confermato grazie alle osservazioni al CFH Telescope alle Hawaii. Alla scoperta è stato dato notevole risalto, tanto che il numero di Nature su cui Connors ha pubblicato l'annuncio gli dedica la copertina.

Il corpo celeste, le cui dimensioni vengono stimate intorno ai 300 metri, occupa quello che viene definito punto lagrangiano L4, cioè precede la Terra nella sua orbita di circa due mesi e l'analisi dinamica ha mostrato che la sua orbita è rimasta stabile per almeno dieci mila anni.

NASA

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Dentro la stanza ginecologica: perché il design è anche una questione di salute

ginecologo con speculum in mano

E se la visita ginecologica non fosse un rituale immutabile, ma una scena da riscrivere? Nel suo saggio "La sedia del sadico", Chiara Alessi mostra come strumenti e spazi medici riflettano gerarchie e standard costruiti sul corpo maschile, contribuendo al disagio di molte pazienti. Ripensare design, ruoli e prospettive non è solo una questione simbolica: può trasformare l’esperienza della cura e migliorare l’accesso alla salute.

Immaginate di essere nello studio del vostro ginecologo o della vostra ginecologa.  L’esperienza è condizionata dagli oggetti che si trovano nella stanza ginecologica. C’è una differenza, però, rispetto al solito: infatti non siete lì in quanto paziente ma siete voi stesse la figura medica. Per una volta avete il potere e il privilegio di decidere: cosa cambiereste di questo ambiente per sentirvi più a vostro agio durante la visita?