Il cammino evolutivo delle stelle con massa iniziale superiore a 10 masse solari si conclude con quei fantastici show pirotecnici che gli astronomi chiamano supernovae. Prima d'allora, però, le reazioni nucleari che alimentano la stella producono via via elementi sempre più pesanti, in un crescendo che termina con la sintesi del ferro. Prima di esplodere come supernova, dunque, il nucleo di una stella è composto di ferro e nel suo destino vi è il collasso gravitazionale che condurrà a una stella di neutroni o a un buco nero.
Lo studio della supernova 2007bi accesasi un paio d'anni fa, però, indica che in natura potrebbe verificarsi anche un tipo di esplosione finora solo ipotizzato teoricamente. Non solo tale supernova si è mostrata dieci volte più luminosa della norma, ma il suo spettro è apparso talmente anomalo da obbligare i ricercatori a indagare a fondo.
Secondo gli astronomi saremmo in presenza dell'esplosione di una stella di grande massa (almeno 200 volte il nostro Sole) nel cui nucleo centrale, formato da ossigeno e con massa pari a 100 masse solari, si sarebbe attivato un particolare fenomeno chiamato instabilità di coppia. L'elevata pressione avrebbe cioè trasformato i fotoni più energetici in coppie di elettroni-positroni sottraendo in questo modo l'energia necessaria a sostenere il nucleo stellare. Il conseguente inevitabile collasso avrebbe innescato un'esplosione altamente distruttiva in grado di creare una grande quantità di nikel radioattivo, al cui decadimento (attraverso l'interazione con i gas espulsi dall'esplosione stessa) sarebbe da imputare il lungo periodo di visibilità della supernova.
Un aspetto non meno interessante è che la supernova è stata scoperta in una piccola galassia e questo induce a pensare che in questi agglomerati stellari minori possano essere attivi gli stessi meccanismi che hanno portato alla formazione delle prime gigantesche stelle dell'universo.
Fonti: Nature; Berkeley Lab; Weizmann Institute
Supernova superbrillante
Primary tabs
prossimo articolo
Ripristinare la natura: all’Italia non basta un elenco di misure

Il Piano italiano di ripristino della natura raccoglie oltre duemila misure, ma non dimostra ancora che siano sufficienti a raggiungere gli obiettivi europei. Un terzo è privo di stima finanziaria e le garanzie urbane sono state gravemente indebolite. Alcuni progetti ben definiti e un monitoraggio ambizioso convivono con queste lacune. Crediti immagine: Ciro di Lauro su Unsplash
Tre sbarramenti alti fra un metro e mezzo e due metri interrompono l’alto corso del Mingardo, nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Incorporano gli attraversamenti di un acquedotto. Una scheda tra le oltre 2000 contenute dalla bozza definitiva del Piano nazionale di ripristino della natura propone di eliminarli nell’ambito dell’ammodernamento della rete idrica. Prima entreranno in funzione i nuovi attraversamenti, progettati per lasciare libero il corso d’acqua, poi saranno demolite le vecchie strutture.