la Sissa di Trieste ha approvato il nuovo Statuto in attuazione dell'art. 2 della Legge 240/2010, in anticipo sui tempi previsti dalla Riforma Gelmini. Il nuovo statuto ribadisce l’impegno della Sissa nel promuovere lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica e la formazione di giovani italiani e stranieri e indica, nei suoi principi generali, il rispetto delle pari opportunità nell’accesso allo studio e al lavoro e nella progressione di carriera.
Tra le novità – in base ai principi di semplificazione, efficienza ed efficacia - il passaggio dagli attuali 8 settori di ricerca a 3 aree scientifiche (fisica, matematica, e neuroscienze), nell’ambito delle quali organizzare le attività didattiche e formative della Scuola.
In Senato accademico, organo strategico di coordinamento delle attività didattiche e scientifiche della Scuola, entrano a far parte gli studenti di dottorato (un rappresentante degli allievi dei corsi di PhD) e i ricercatori a tempo determinato (un rappresentante del personale di ricerca non permanente). Un rappresentante della Regione entra nel Consiglio di Amministrazione.
«Ora che abbiamo una nuova “carta costituzionale” – spiega soddisfatto il direttore Martinelli - possiamo concentrarci sui progetti futuri riguardanti la ricerca scientifica, la didattica e il trasferimento di conoscenza, sulle nuove strade da intraprendere per potenziare la Sissa come centro di educazione superiore e valorizzare la sua funzione culturale al servizio delterritorio del Friuli Venezia Giulia e in generale del sistema Italia».
SISSA: il nuovo statuto
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Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.