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Passo d'elefante

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Sapere come classificare il passo di un elefante che ti sta caricando è certo l'ultima delle preoccupazioni, ma questo non toglie che dal punto di vista scientifico possa essere un problema molto interessante. Un problema, però, che non è affatto di semplice soluzione, come testimonia lo studio compiuto da un team di ricercatori coordinati da Joakim Genin appena pubblicato su JEB (Journal of Experimental Biology).

Precedenti analisi dei parametri biomeccanici avevano portato altri ricercatori a concludere che alla loro massima velocità gli elefanti muovono le zampe anteriori come se andassero al passo e quelle posteriori con un tipico movimento di trotto. Le nuove accurate misurazioni eseguite dal team di Genin su un campione di 34 elefanti dell'Elephant Conservation Centre in Tailandia, però, ribaltano quelle conclusioni.

Oltre a lasciarci con un lecito dubbio sulla reale classificazione del passo di carica di un elefante, il nuovo studio sottolinea una particolarità davvero curiosa di questi pachidermi. Il loro moto, infatti, risulta essere tra quelli più economici, con un costo energetico pari a un terzo di quello del moto umano e un trentesimo di quello di un topo. La spiegazione è nelle ridottissime oscillazioni del loro centro di massa, diretta conseguenza del fatto che, mediamente, nel loro cammino gli elefanti mantengono appoggiate al suolo due zampe.

ScienceNow: http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2010/212/1
JEB: http://jeb.biologists.org/cgi/content/abstract/213/5/694

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Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.