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Oppioidi fai da te

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L’iniezione di un gene capace di far produrre endorfine è uno degli approcci più innovativi alla terapia del dolore. E in uno studio  sponsorizzato dall’azienda svedese di biotecnologie che detiene il brevetto  avrebbe anche dimostrato di essere sicuro e ben tollerato. Un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan ha infatti iniettato in dieci volontari tormentati da un dolore neoplastico intrattabile diverse dosi di un vettore genico contenente le sequenze codificanti per l’encefalina, un oppioide prodotto naturalmente dall’organismo.

David Fink, che ha coordinato lo studio, lavora da vent’anni al progetto di sviluppare cure per le malattie nervose partendo da herpes virus modificati, da caricare con diversi tipi di geni potenzialmente utili all’organismo. Nel caso della ricerca appena pubblicata sugli Annals of Neurology NP2, così si chiama il prodotto, veniva iniettato nella cute della zona più dolente e da lì captato dalle terminazioni nervose locali. Nelle quattro settimane successive al trattamento, nei pazienti che avevano ricevuto la dose più alta, il dolore si è ridotto dell’80 per cento.    

Annals of Neurology doi: 10.1002/ana.22446

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Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.