Molti degli esperti interpellati dalla commissione parlamentare britannica su scienza e tecnologia hanno definito non solo immotivata, ma addirittura non etica, la distribuzione di prodotti omeopatici da parte del servizio sanitario nazionale. La consultazione è stata chiesta nell’ambito di un’inchiesta sulle prove scientifiche che giustificano le politiche del governo. Secondo James Thallon, direttore medico del National Health Service del Kent Occidentale, prescrivere rimedi di cui non è dimostrata l’efficacia clinica significa essere disonesti nei confronti del malato. Ed Edzard Ernst, direttore del Complementary Medicine Group alla Peninsula Medical School di Exeter, ha ribadito: «Se il sistema sanitario nazionale si basa sui criteri della medicina basata sulle prove, le prove in questo caso non ci sono». Di tutt’altro parere ovviamente Robert Wilson, presidente della British Association of Homeopathic Manufacturers, per il quale, se la gente continua a comprare i prodotti omeopatici, è perché funzionano. «Nel sistema sanitario nazionale bisogna stabilire delle priorità» ha concluso Thallon. «I soldi destinati a questi prodotti andrebbero indirizzati in altri settori di provata efficacia».
Non è etico che la passi lo Stato
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Meningioma e contraccettivi: il rischio dei titoli sul rischio

Un aggiornamento di farmacovigilanza su due progestinici, desogestrel ed etonogestrel, associati a un piccolo aumento del rischio di meningioma, è diventato sui giornali un titolo allarmante sul «rischio di tumore al cervello». Il caso mostra quanto la sintesi giornalistica possa distorcere un dato di per sé rassicurante (la farmacovigilanza funziona) e perché comunicare bene il rischio conti quanto misurarlo correttamente.
Reproductive Health Supplies Coalition - Unsplash
Lo scorso 6 agosto, il quotidiano Open ha pubblicato un articolo dal titolo decisamente allarmante: «Contraccettivi, scatta l’allerta Aifa: rischio di tumore al cervello». È il genere di lancio acchiappa-click che può trasformare un aggiornamento di farmacovigilanza in una tempesta mediatica, con il pericolo di alimentare paure sproporzionate rispetto alle evidenze scientifiche e allontanare tante donne da una contraccezione sicura. Esperienze già fatte in passato.