Le teorie cosmologiche più condivise suggeriscono che su grande scala la materia dell'Universo formi un'immensa ragnatela. Incredibili filamenti di materia si dipanano per milioni di anni luce nel vuoto cosmico, costituendo una sorta di scheletro dell'Universo: le galassie si addensano intorno a queste strutture e laddove quei filamenti si intrecciano incontriamo giganteschi ammassi di galassie.
Finora le prove dell'esistenza di questi filamenti si avevano fino a distanze tutto sommato limitate e nulla si poteva dire dell'Universo più lontano. In uno studio pubblicato sul numero di ottobre di Astronomy & Astrophysics, però, si annuncia finalmente l'individuazione di una gigantesca struttura cosmica posta a 6,7 miliardi di anni luce di distanza.
Ricorrendo a due tra i più grandi telescopi al mondo - il Very Large Telescope e il Subaru Telescope - Masayuki Tanaka (ESO) e i suoi collaboratori hanno osservato con cura una struttura cosmica da loro precedentemente scoperta. Le osservazioni spettroscopiche delle oltre 150 galassie che si addensano intorno a quel filamento hanno permesso di costruire una dettagliata mappa tridimensionale, scoprendo non solo che il filamento si trova a distanze cosmologiche, ma anche che si estende almeno per 60 milioni di anni luce.
"Ora è il momento di passare dall'indagine demografica a quella sociologica - ha commentato Tanaka - e studiare in che modo le caratteristiche delle galassie possano essere state influenzate dall'ambiente circostante in un'epoca in cui l'Universo aveva solamente due terzi dell'età attuale."
Fonti: ESO
Lo scheletro del cosmo
Primary tabs
prossimo articolo
Fine vita: fare leggi è meglio che costruire macchine

Quando il parlamento non legifera su questioni etiche controverse, il conflitto si sposta nei tribunali e nei laboratori. Lo dimostra il paradosso del dispositivo costruito dal CNR (e negato) per consentire il suicidio assistito, mentre la Francia risolve liberando finalmente una legge sul suicidio assistito.
In copertina: Palazzo Borbone, sede dell'Assemblea nazionale francese. Crediti: Mtzb/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0
Ci sono voluti due anni, di sofferenze fisiche e psicologiche, una questione di legittimità costituzionale, un'ordinanza della Consulta, un mandato del Tribunale di Firenze e un prototipo costruito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche perché una donna di cinquantacinque anni, paralizzata dal collo in giù da una sclerosi multipla, potesse esercitare un diritto che la Corte costituzionale le aveva riconosciuto nel 2019. Libera, il nome di fantasia che si era scelta, è morta a casa sua il 25 marzo, attivando con lo sguardo una pompa infusionale.