fbpx L'isola che non c'è | Scienza in rete

L'isola che non c'è

Primary tabs

Read time: 2 mins

Geologi dell'Università di Sydney scoprono che un'isola da sempre data per reale, riportata in mappe prestigiose e addirittura presente in Google Earth... in realtà non esiste proprio.

Tutto nasce quando alcuni ricercatori, in navigazione con la nave scientifica Southern Surveyor per uno studio nel Mar dei Coralli orientale, notano che, mentre le loro carte di navigazione indicano in quell'area una profondità di 1400 metri, le mappe impiegate per i dati meteorologici segnalano la presenza di un'isola. A quali carte credere?
Lo sconcerto dei ricercatori aumenta ancor di più quando notano che l'isola misteriosa non solo era presente, con il nome di Sandy Island, sia su Google Earth che su Google maps, ma persino sul prestigioso Times Atlas of the World, sul quale le veniva assegnato il nome di Sable Island. Nel Mar dei Coralli, comunque, dell'isola non c'era assolutamente nessuna traccia, e questo nonostante da almeno una dozzina d'anni la sua presenza venisse regolarmente riportata dalle pubblicazioni scientifiche.

Difficile trovare la fonte di un simile errore. Qualcuno, malignando, ha suggerito un inserimento volutamente errato di qualche cartografo. Più verosimilmente, non ha funzionato a dovere la continua opera di correzione e aggiornamento delle mappe. La cosa certa è che, se non fosse stato per la spedizione australiana in quelle acque, probabilmente l'isola che non c'è avrebbe fatto mostra sé sulle mappe per molto tempo ancora.

University of Sydney - ABC Science

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Free tag: 
Indice: 
Geografia

prossimo articolo

Il futuro è per tutti? Le nostre considerazioni sul manifesto di Zuckerberg

marck zuckerberg e il suo manifesto

Nel suo nuovo manifesto sull’intelligenza artificiale, Mark Zuckerberg promette un futuro di superintelligenza personale, agenti sempre presenti, tutor su misura e nuove opportunità per tutti. Ma dietro la visione ottimistica emergono interrogativi che non possono essere affidati soltanto alle Big Tech. Soprattutto, prima di costruire macchine “oltre l’umano”, non dovremmo chiederci quale progresso umano vogliamo davvero?

In copertina: elaborazione grafica da Jeff Sainlar/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Come gruppo indipendente di monitoraggio e ricerca sull’intelligenza artificiale, sentiamo il dovere di commentare il recente manifesto di Mark Zuckerberg, The Future is for Everyone: The Path to a Positive AI Future, perché tocca direttamente molte delle tematiche che hanno portato alla nostra stessa nascita. Amiamo il progresso autentico, ma temiamo un futuro distopico: il nostro compito è promuovere un monitoraggio continuo dei limiti tecnologici, degli annunci iperbolici e delle possibili conseguenze indesiderate.