fbpx Le prime due scimmie chimera | Scienza in rete

Le prime due scimmie chimera

Primary tabs

Read time: 2 mins

Si chiamano Hex e Roku le prime due scimmie chimera ottenute in laboratorio. Il lavoro, pubblicato su Cell, è stato condotto nel Centro per la ricerca sui primati dell'Oregon (Onprc), lo stesso in cui nel 1997 sono state clonate le prime scimmie. È la prima volta che simili chimere vengono realizzate in mammiferi più complessi dei topi. L'obiettivo è mettere a punto nuove tecniche per ottenere fabbriche di cellule staminali embrionali da utilizzare a scopo terapeutico per l'uomo.
Le scimmie chimera sono state create "incollando" fra loro cellule prelevate da sei embrioni diversi a formare un unico embrione che è stato impiantato nell'utero di una femmina di macaco. Il segreto del successo, dichiarano i ricercatori, è stato quello di prelevare le cellule durante le primissime fasi dello sviluppo degli embrioni, quando erano ancora totipotenti, cioè indifferenziate e capaci di evolvere in ogni tipo di cellula. "Le cellule non si sono mai fuse, ma hanno lavorato insieme per formare organi e tessuti", spiega Shoukhrat Mitalipov che ha guidato lo studio. I tentativi passati condotti dal gruppo di Mitalipov erano falliti, probabilmente perché erano state utilizzate staminali embrionali coltivate in laboratorio e non prelevate direttamente dall'embrione. Da qui l'idea che le staminali embrionali coltivate non mantengano le stesse proprieta' di quelle che si trovano nell'embrione vivo, e questo varrebbe sia per le scimmie sia per gli uomini.

Tachibana M, Sparman M, Ramsey C, et al. Generation of chimeric Rhesus Monkeys. Cell 2012

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Genetica

prossimo articolo

Un piano per affrontare il caldo nelle scuole e come finanziarlo

Interno di un'aula scolastica con banco e lavagna

Finita la scuola, si smette di parlare del problema, che però permane, pronto a ripresentarsi l’anno successivo. Bisognerebbe partire da una mappatura termica degli edifici, introdurre protocolli comuni e realizzare interventi su schermature, climatizzazione e fotovoltaico. Le coperture possono arrivare dalle aste CO₂, dal Conto Termico e dai fondi europei. Foto di Slow Death su Pixabay.

Aule delle scuole che superano i 35 gradi, studenti affaticati, docenti costretti a lavorare con le finestre spalancate, dirigenti svenuti durante la maturità e piccoli ventilatori portati da casa. Esami affrontati in edifici che assorbono calore durante tutta la giornata e continuano a restituirlo anche quando fuori la temperatura comincia a diminuire.

Ogni estate assistiamo alle stesse immagini; poi termina la scuola, il problema scompare dal dibattito pubblico e tutto viene rinviato all’anno successivo.