fbpx Le flatulenze dei dinosauri | Page 16 | Scienza in rete

Le flatulenze dei dinosauri

Primary tabs

Read time: 2 mins

Che i ruminanti siano la fonte di una notevole frazione del metano liberato in atmosfera è noto da tempo. Tre ricercatori si sono chiesti quale potesse essere la situazione quando, milioni di anni fa, la Terra era popolata dai giganteschi dinosauri erbivori.

Lo studio di David Wilkinson (Liverpool John Moores University), Euan Nisbet (University of London) e Graeme Ruxton (University of Glasgow) pubblicato su Current Biology può certo far sorridere, ma l'idea su cui si fonda non è affatto una barzelletta.
Ormai è accertato che una bella fetta di metano atmosferico è imputabile all'allevamento di bestiame ed è dovuto alla particolare modalità digestiva dei ruminanti. La fermentazione microbica dei vegetali ingeriti che avviene nello stomaco dei ruminanti (la cosiddetta fermentazione enterica) sfocia infatti nella produzione di questo potente gas serra.

Accurati studi hanno mostrato che si può valutare questa produzione di metano semplicemente conoscendo la massa corporea complessiva degli animali considerati. Tenendo conto delle dimensioni dei dinosauri erbivori e della loro distribuzione territoriale (dedotta da studi paleontologici), i tre ricercatori hanno valutato una produzione complessiva di 520 milioni di tonnellate di metano annue, un valore paragonabile con l'emissione di metano dei nostri giorni. Giusto per avere un riferimento, 150 anni fa – cioè in epoca preindustriale – le emissioni di metano ammontavano a 200 milioni di tonnellate annue.

Più che lecito, dunque, chiedersi – come recita il titolo dello studio – se questo incredibile rilascio in atmosfera di metano di origine animale abbia potuto in qualche modo influenzare l'andamento climatico. Dal canto loro i tre ricercatori sono convinti che il fenomeno possa a pieno titolo essere considerato un fattore chiave nel riscaldamento globale che caratterizzò il Mesozoico.

Science Daily

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

Dare voce alle emozioni: il ruolo inatteso dell’IA

sagoma di volto con fogli colorati che escono dalla testa

Nella “società delle mangrovie”, come la definisce il filosofo Luciano Floridi, dove umano e digitale si intrecciano, l’intelligenza artificiale smette di essere solo fonte di inquietudine e diventa strumento di espressione. Il libro "EmoziIonAbili" (Pisa University Press) racconta come l’IA generativa possa trasformarsi in un «esoscheletro cognitivo» capace di dare voce a giovani con disabilità, amplificando emozioni e storie senza tradirle, e aprendo nuove strade per un uso etico e inclusivo della tecnologia.

L’intelligenza artificiale generativa, che dal 2022 sta trasformando profondamente la nostra vita, continua a disorientarci: ci somiglia così tanto da rendere difficile tracciare un confine tra ciò che produce e ciò che siamo in grado generare noi. Del resto, ha imparato a esprimersi osservandoci e imitandoci, e lo fa sempre meglio. Tutto questo inquieta: saprà fermarsi quando lo vorremo noi?