fbpx La mini coppia | Scienza in rete

La mini coppia

Primary tabs

Read time: 2 mins

Finalmente gli astronomi hanno ora la certezza che HM Cancri è davvero quello strano sistema che avevano ipotizzato una decina d'anni fa. Una coppia di nane bianche che per orbitare l'una intorno all'altra non impiegano neppure 5 minuti e mezzo.

HM Cancri, 16 mila anni luce dalla Terra, venne scoperto nel 1999 dal satellite ROSAT come una debole sorgente X. Un paio d'anni più tardi gli astronomi, interpretando i dati a disposizione, suggerirono potesse trattarsi di una coppia di nane bianche - stelle giunte al capolinea della loro evoluzione - in orbita reciproca. Situazione tutto sommato normale, se non fosse stato per il fatto che dai dati emergeva una distanza tra le due stelle di solo otto diametri terrestri (un quarto della distanza Terra-Luna) e un periodo orbitale di 5,4 minuti. Una follia, si disse.

Per sciogliere definitivamente tutti i dubbi relativi a quel sistema, Gijs Roelofs (Harvard-Smithsonian CfA) e collaboratori hanno fatto ricorso ai dieci metri del telescopio Keck I e al suo spettrografo. Ebbene, l'analisi Doppler ha confermato in pieno che quelle due nane bianche stanno davvero girando l'una intorno all'altra come trottole impazzite. Lo studio è stato pubblicato su Astrophysical Journal Letters.

HM Cancri, dunque, detiene il record del sistema stellare binario più rapido che si conosca. Una caratteristica che non solo ne fa un banco di prova davvero unico per le teorie dell'evoluzione stellare, ma che lo rende anche una tra le più intense sorgenti di onde gravitazionali che si conoscano.

Keck Observatory - University of Warwick - Astrophysical Journal Letters

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

La salute pubblica comincia dalle piante: la lezione della Xylella

Olivi attaccati dalla Xylella

La vicenda della Xylella in Puglia è stata raccontata soprattutto come un disastro agricolo. Lo è stata: ha colpito milioni di ulivi, compromesso aziende, frantoi, paesaggi ed economie locali. Ma limitarsi a questa lettura rischia di farci perdere la lezione più importante. La Xylella è stata anche una crisi ambientale, sociale e sanitaria. Una crisi One Health, nel senso più concreto del termine. 

Foto di Daniele Urso

Quando nel 2013, nelle campagne del Salento, gli ulivi cominciarono a seccare in modo anomalo, il fenomeno apparve subito inquietante. Le foglie ingiallivano, i rami si disseccavano, intere chiome sembravano prosciugarsi. In un territorio in cui l’ulivo non è soltanto una coltura, ma identità, paesaggio e memoria familiare, la malattia delle piante fu percepita fin dall’inizio come una ferita collettiva.