fbpx Il sonno ripulisce la mente | Scienza in rete

Il sonno ripulisce la mente

Primary tabs

Read time: 1 min

Dopo una notte insonne sentite la mente ovattata? La metafora non potrebbe essere più azzeccata, secondo i risultati di un lavoro appena pubblicato su Science e condotto sui moscerini della frutta da tre ricercatori italiani. Giulio Tononi e Chiara Cirelli, neuroscienziati approdati all'Università del Wisconsin, già cinque anni avevano proposto la cosiddetta teoria dell'omeostasi sinaptica, secondo cui il sonno serve a riequilibrare l'attività delle sinapsi stimolate durante la veglia. Ora, insieme con Giorgio Gilestro, hanno dimostrato che quando i moscerini della specie Drosophila melanogaster, che ha caratteristiche del sonno simili a quelle dei mammiferi, sono tenuti forzatamente svegli, nelle loro sinapsi si accumula una quantità abnorme di proteine, che torna a diminuire col sonno.

Un altro lavoro pubblicato sulle stesso numero della rivista e condotto da ricercatori della Washington University di St. Louis dimostra che anche il numero delle sinapsi è influenzato dai ritmi di sonno e veglia: aumenta infatti durante un'intensa attività e va diminuendo quando gli insetti dormono. Una conferma della pulizia cerebrale sbrigata ogni notte da Morfeo. 

 Fonte: Science 1, Science 2, Science 3

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Antidepressivi: quando smettere è più difficile che iniziare

uomo che guarda sconsolato dalla finestra

Il consumo di antidepressivi è cresciuto del 40% negli ultimi dieci anni, ma i sistemi sanitari si sono concentrati quasi esclusivamente sull’avvio della terapia, ignorando come accompagnare alla sua conclusione. Una revisione sistematica del 2026 raccoglie le esperienze di chi ha provato a sospenderli.

Foto di christopher lemercier su Unsplash

«Oggi prendiamo misure chiare e decisive per affrontare la crisi della salute mentale del nostro Paese, affrontando il sovrautilizzo di farmaci psichiatrici, specialmente tra i bambini. Sosterremo l’autonomia dei pazienti, richiederemo il consenso informato e la condivisione delle decisioni». Con queste parole, Robert F.