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Duemila anni di emissioni

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Un gruppo di ricerca internazionale (Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Svizzera) ha ricostruito ed analizzato le emissioni di metano nell’atmosfera degli ultimi duemila anni.

I ricercatori sono riusciti a determinare quanto metano è stato prodotto da fonti naturali e quanto da attività umane nel corso dei secoli. Le conclusioni, pubblicate sulla rivista Nature, indicano che già a partire dall'epoca romana l'uomo ha contribuito ad alterare le emissioni di metano nell'atmosfera, ma mai come negli ultimi duecento anni, periodo in cui la percentuale di metano da attività antropiche ha superato la metà delle emissioni totali.

Il metano è un potente gas ad effetto serra, in parte emesso da fonti naturali e in parte da attività umane. Le emissioni da fonti naturali sono influenzate da variazioni climatiche. Ad esempio, i batteri presenti nelle zone umide rilasciano metano e nei periodi di siccità, quando le zone umide si restringono, le emissioni diminuiscono. Grandi quantità di metano sono trattenute dal permafrost delle calotte polari, uno dei motivi per cui lo scioglimento dei ghiacciai è fonte di estrema attenzione e preocupazione tra i climatologi. Le emissioni antropogeniche provengono principalmente dalla produzione di energia e di alimenti. Ad esempio, il metano viene emesso dai campi di riso o dall'allevamento di bestiame. La combustione del legno per produrre energia e il disboscamento per destinare terreno alle coltivazioni (in molti casi con il metodo “taglia e brucia”) producono gas metano. Ma come si può stabilire l'origine del metano nell'atmosfera?

"Le fonti di metano hanno differenti composizioni di isotopi. Il metano prodotto dalla combustione di biomassa, come il legno, contiene maggiori quantità di isotopi pesanti (carbonio-13) rispetto a quelli leggeri (carbonio-12)", spiega Thomas Blunier, uno degli scienziati che ha guidato il progetto. I ricercatori hanno misurato la composizione di metano intrappolato nei blocchi di ghiaccio ottenuti tramite carotaggio sulle calotte della Groenlandia. Il ghiaccio trattiene piccole bolle d'aria. Analizzandone la composizione è stata ottenuta una curva che include informazioni sulla temperatura annuale e sul contenuto di metano nell’atmosfera. 

La curva degli isotopi mostra che le emissioni di gas metano hanno avuto diversi picchi negli ultimi 2100 anni. (1): in epoca romana, dove molto legno è stato bruciato per ottenere calore e per la lavorazione dei metalli. (2): durante il Medioevo, periodo caldo e arido con frequenti incendi. (3): durante la Piccola Era Glaciale, tra il 1350 e il 1850, caratterizzato da temperature molto rigide. La concentrazione di metano nell'atmosfera è aumentata notevolmente a  partire dal 1800, con l'avvento dell'industrializzazione e la crescita del fabbisogno energetico ed alimentare.

 

"Abbiamo osservato che già 2100 anni fa, in epoca romana, la diffusione di alcune colture e la combustione di grandi quantità di legname per la lavorazione dei metalli hanno provocato un aumento nelle emissioni di metano. Ma il livello era ancora basso”. Salvo rari picchi “le emissioni di metano sono aumentate notevolmente solo a partire dal 1800, quando la rivoluzione industriale è decollata e si è verificato un forte aumento della popolazione ", spiega Blunier. “Oggi, più della metà delle emissioni di metano proviene da attività umane ".



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