fbpx Dall'aviaria al Parkinson | Scienza in rete

Dall'aviaria al Parkinson

Primary tabs

Read time: 1 min

Un particolare ceppo di H5N1, responsabile dell'influenza aviaria, lascia i superstiti più suscettibili al morbo di Parkinson negli anni successivi alla guarigione. L'infezione non provoca direttamente la malattia neurologica, ma, determinando un certo grado di degenerazione neuronale, rende gli individui colpiti più suscettibili all'effetto di altri fattori, per esempio sostanze tossiche a livello ambientale.

Un gruppo di ricercatori del St. Jude Children's Research Hospital guidati da Richard Smeyne, memore dell'epidemia di encefalite letargica seguita alla pandemia influenzale del 1918, ha dimostrato l'effetto a distanza dell'influenza aviaria del ceppo A/Vietnam/1203/04 sui topi. Il virus ha determinato nel cervello degli animali un'iperproduzione di alfa-sinucleina, proteina che caratteristicamente si accumula nei malati di Alzheimer e di Parkinson.

Proc Natl Acad Sci early edition 10 agosto 2009

Autori: 
Sezioni: 
Virologia

prossimo articolo

Alcol: l'epidemia che non fa rumore

persona di cui non si vede il volto con bottiglia e colori cupi

Le prove sui danni dell'alcol, dal cancro agli incidenti stradali, sono ormai solidissime. Eppure la sua gestione resta arretrata: pochi usano gli strumenti di screening, ancora meno arrivano alle cure efficaci già disponibili. Una strage silenziosa che il mondo continua a permettersi.

Foto: Carl Van Vechten, Public domain, via Wikimedia Commons

Se Ennio Flaiano notava nel 2002 su Diario degli errori che «La battaglia contro l’alcolismo prende accenti birichini», William Faulkner aveva raccontato nel suo diario come andava la sua vita: «Due scotch al bar. Tre drink al mattino. Un daiquiri al Dirty Dick's, tre bicchieri di vino rosso a pranzo e tre di vino a cena».