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Conferenza ISEE - L’epidemiologia fra scienza ed etica

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L’ultimo giorno della Conferenza internazionale ISEE di Roma (1-3 settembre) si apre con una sessione plenaria ricca di contributi sul metodo e le finalità etiche e scientifiche di questa disciplina.

Joel Schwarz, dell’Università di Harvard, discute i nuovi metodi statistici per rendere sempre più attendibile la ricostruzione causale dei fenomeni indagati, mentre Roel Vermeulen (Università di Utrecht) illustra le nuove tecniche per tracciare le esposizioni agli agenti inquinanti fino al livello molecolare. “Oggi siamo ancora agli albori di questa scienza, ma ben presto sarà possibile rintracciare ogni segno lasciato sull’organismo umano dalle contaminazioni ambientali, chiarendo tutti i passaggi intermedi che portano dall’esposizione allo sviluppo della malattia” spiega Vermeulen. “In questo modo sarà forse possibile individuare forme più efficaci di prevenzione e di trattamento precoce delle malattie di origine ambientale”. Già oggi il ricorso alle “omiche” consente, per esempio, di distinguere la firma molecolare che l’inquinamento atmosferico lascia sull’organismo, rispetto al fumo di sigaretta, ai nanomateriali e ad altri inquinanti.

Durante tutta la giornata una serie di sessioni sono state dedicate alla presentazione di ricerche che utilizzano già questi metodi per accertare i danni di sostanze tossiche quali l’arsenico, il piombo, il carbone, la diossina, l’amianto, i metalli pesanti, i pesticidi sull’organismo umano, con un’attenzione particolare al periodo gestazionale e ai primi anni di vita. Alcune sessioni sono state invece dedicate all’effetto protettivo del verde urbano e il trasporto attivo e sostenibile (si veda programma)

I nuovi avanzamenti scientifici possono consentire un esercizio più efficace dell’epidemiologia ambientale nelle politiche di promozione della salute, così come nelle aule di tribunale.

Nell’ultima presentazione della sessione plenaria, Shira Kramer (Epidemiology International Inc) racconta a un pubblico di quasi mille ricercatori e studenti quale può essere il ruolo della epidemiologia ambientale nei processi dove sono in gioco danni per inquinamento. Epidemiologa esperta di oncologia pediatrica, la Kramer ha cominciato a servire la giustizia statunitense nel 1991, in una causa di alcuni genitori di bambini ammalatisi di neuroblastoma (raro tumore del sistema nervoso) contro una azienda che teneva un deposito di catrame di carbone (sostanza cancerogena impiegata per la produzione di gas) a pochi metri da un campo giochi per bambini. Il racconto avvincente di quella causa legale, e delle molte altre che la Kramer seguirà come perita di parte, illustra quello che può essere il ruolo pubblico dell’epidemiologia ambientale, e fa riflettere sui limiti e le difficoltà che la scienza incontra nell’ambiente conflittuale di un’aula di tribunale.

Il racconto di Kramer mette in luce la missione etica e le responsabilità che l’epidemiologia ambientale ha nei confronti della difesa DELLA salute pubblica dalle minacce ambientali. Una vocazione sottolineata anche dalla consegna del John Goldsmith Award for Outstanding Contributions to Environmental Epidemiology a Philippe Grandjean, l’epidemiologo della Università di Harvard a cui si deve la scoperta degli effetti neurotossici del mercurio sul feto e sul bambino. Nel racconto di Grandjean (premiato il primo giorno della conferenza) si coglie anche il ruolo dei confitti d’interesse negli studi epidemiologici, e la difficoltà di trasferire i risultati di queste ricerche in politiche più cautelative.

A questo proposito, una sessione conclusiva è stata dedicata al caso glifosato, il pesticida della Monsanto sotto scrutinio da parte dell’Unione europea e oggetto di giudizi divergenti in merito alla sua cancerogenicità da parte di ben tre commissioni internazionali, non sempre trasparenti e scevre da conflitti di interessi. Trattato anche il caso Dieselgate e il rapporto fra scienza, regolamentazione ed etica dell’industria automobilistica nell’occultamento delle emissioni inquinati.

La Conferenza si è chiusa con una riflessione a tutto campo dell’epidemiologo Rodolfo Saracci, emeritus scientist dello IARC di Lione, e del presidente dell’ISEE Manolis Kogevinas.

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