Gli spostamenti delle colonie di pinguini, dovuti ai cambiamenti climatici, si potranno seguire dallo spazio cercando nelle immagini provenienti dai satelliti i segni rosso-bruno del guano che gli uccelli polari lasciano sul ghiaccio. Studiare le popolazioni di pinguino imperatore è infatti molto difficile: nell'estate antartica, in cui si svolge la maggior parte dell'attività dei ricercatori, gli animali si nutrono nel mare e solo durante l'inverno, quando le temperature proibitive impediscono le ricerche, si raccolgono in colonie. L'ideale sarebbe seguirli dallo spazio, ma sono troppo piccoli per essere individuati. Ecco perché Peter Fretwell e Philip Trathan, della British Antarctic Survey, hanno pensato di cercare non direttamente gli animali, ma i segni inequivocabili della loro presenza: le tracce di guano hanno così permesso di individuare sul ghiaccio invernale tutto intorno all'Antartide 38 colonie, dieci delle quali non erano mai state viste prima.
Caccia spaziale al guano di pinguino
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Cambiamenti climatici: l'adattamento non ostacoli la prevenzione

La retorica dell'adattamento rischia di far coincidere il controllo degli effetti del cambiamento climatico con l'intervento sulle sue cause. La sanità pubblica insegna che protezione e mitigazione non sono strategie alternative: senza la prevenzione primaria, ogni altra misura di tutela resta una rincorsa a un rischio destinato a crescere.
Sylvain Pedneault, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
Dopo l'intervento su Scienza in rete dedicato ad argomentare che quello che oggi viene spesso definito “adattamento” ai cambiamenti climatici non coincide con l'adattamento biologico della specie umana, ma piuttosto in strategie tecnologiche, urbanistiche e organizzative finalizzate a migliorare la convivenza con un ambiente sempre più ostile, ritengo utile compiere un ulteriore passo sul terreno della sanità pubblica.