fbpx Buchi neri da record | Page 16 | Scienza in rete

Buchi neri da record

Primary tabs

Read time: 1 min

Scoperti in due galassie a oltre 300 milioni di anni luce dalla Terra due buchi neri di quasi dieci miliardi di masse solari, possibile anello mancante tra i quasar e i buchi neri supermassicci che osserviamo oggi.

Le misure sono da record. Finora il buco nero più massiccio (6,3 miliardi di masse solari) era stato individuato nel cuore della galassia M87 una trentina d'anni fa, record letteralmente polverizzato dai due mostri scoperti da Nicholas McConnell (University of California – Berkeley) e collaboratori. Se uno di questi buchi neri venisse collocato nel nostro Sistema solare, il raggio del suo orizzonte degli eventi – il confine che definisce il punto di non ritorno per materia e radiazione – sarebbe 200 volte la distanza tra la Terra e il Sole. In confronto, quello del buco nero che alberga al centro della Via Lattea (4 milioni di masse solari) è circa un quinto dell'orbita di Mercurio.

La scoperta, annunciata su Nature, è stata possibile grazie all'accurata analisi degli spettri delle stelle di due grandi galassie ellittiche appartenenti una (NGC 3842) all'ammasso di galassie del Leone e l'altra (NGC4889) a quello della Chioma di Berenice. La ricostruzione delle velocità stellari ha permesso di determinare l'ammontare della massa centrale. Poiché le enormi masse risultanti erano concentrate in volumi piuttosto ristretti, la logica spiegazione è stata quella di pensare a buchi neri supermassicci.

UC Berkeley

Autori: 
Sezioni: 
Astrofisica

prossimo articolo

Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

i resti di ominini ritrovati in Marocco

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.