fbpx Alberi, spazzini dell'atmosfera | Scienza in rete

Alberi, spazzini dell'atmosfera

Primary tabs

Read time: 2 mins

La vegetazione gioca un ruolo davvero importante nel ripulire l'atmosfera da alcuni agenti inquinanti: l'azione degli alberi è oltre il 30% più efficace di quanto non si sospettasse finora.
Lo studio, pubblicato nei giorni scorsi su Science Express, è stato condotto da Thomas Karl (National Center for Atmospheric Research) e collaboratori esaminando in numerosi ecosistemi i livelli della classe di agenti chimici inquinanti noti come oVOC (oxigenated volatile organic compounds). Prodotti in abbondanza sia dall'attività umana – per esempio dai motori a combustione – che da fonti naturali, questi agenti chimici hanno notevoli influssi negativi sia per l'ambiente che per la salute.

L'analisi di Karl ha messo in luce che le piante decidue, soprattutto quando sono sottoposte a stress per la presenza di agenti irritanti, riescono ad aumentare in modo significativo la loro capacità di sequestrare oVOC dall'atmosfera. La spiegazione sta nel ciclo metabolico che le piante attivano per proteggersi da alcuni irritanti che loro stesse possono produrre, per esempio per difendersi dagli insetti. Per non correre il rischio di essere intossicate da questi agenti chimici, le piante aumentano la produzione degli enzimi deputati a trasformare tali sostanze in prodotti meno tossici e con essa aumenta anche l'attività di assorbimento di oVOC.

I modelli matematici analizzati dal team di Karl hanno indicato che a livello globale le piante assorbono il 36% di oVOC in più rispetto a quanto valutato dai precedenti studi di chimica atmosferica.

UCAR

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ambiente

prossimo articolo

Eutanasia: rispettare le volontà, anche quando è difficile riconoscerle

Ulisse e le sirene

Nel dibattito sul fine vita le decisioni più difficili da accettare sono quelle che provengono dal disagio mentale. Ma proprio su questi temi è bene che le discussioni siano il più possibile ancorate ai fatti e le scelte informate e consapevoli siano riconosciute e rispettate. Ulisse e le Sirene , dipinto di John William Waterhouse, The Art History Archive 

Una ricerca su PubMed e su Ngram Viewer mostra che la frequenza del termine eutanasia, nel lessico generale e in quello medico in lingua inglese, è più o meno costante fino al 1960, poi cresce esponenzialmente fino al 2000 e declina in modo relativamente lento. In Italia, il picco è spostato in avanti di circa dieci anni e negli ultimissimi il declino si è invertito. Una spiegazione plausibile della crescita esponenziale è che si parli di più di eutanasia perché, anche se si vive più a lungo, si muore peggio che in passato: la morte degenerativa ha sostituito quella acuta.