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I vincitori della Start Cup CNR - Sole24Ore

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Fra i tanti eventi che hanno caratterizzato il Festival della Scienza di Genova merita una menzione la cerimonia di premiazione della Start Cup CNR – Sole 24 Ore che, giunta alla sua terza edizione, mira a sostenere le migliori idee imprenditoriali generate dalla comunità scientifica italiana. Noi di Scienzainrete abbiamo avvicinato i quattro vincitori, chiedendo loro di raccontarci le loro idee vincenti. Eccole, in rigoroso ordine alfabetico.

Andrea Cherubini, CNR, Istituto di Scienze Neurologiche – Premio Information and Communication Technology

Mi occupo da circa sette anni di neuro-imaging in ambito di risonanze magnetiche. Il progetto che ho presentato si chiama QuantaVita e mira a sviluppare una piattaforma per la diagnostica per immagini computerizzata. Nella radiologia convenzionale, il radiologo effettua un’analisi qualitativa delle immagini che, sulla base della sua esperienza, gli consente di individuare la presenza o l’assenza di determinate caratteristiche associabili a una determinata patologia. Grazie alla diagnostica computerizzata, noi puntiamo a estrarre dalle immagini dei marcatori in grado di funzionare come una serie di “impronte digitali” delle diverse patologie, un po’ come accade con i vari indicatori e valori di riferimento utilizzati nelle analisi del sangue. Poiché tutto il procedimento è interamente digitalizzato e cristallizzabile in una serie di elementi software, l’idea di impresa di QuantaVita è di creare una piattaforma cloud e di offrire questo prodotto come un servizio.

Alessia Demichelis, INRIM – Premio Industrial

Il progetto a cui ho lavorato si chiama SDM Atmospheres e si occupa di sviluppare un generatore dinamico di miscele di gas certificate per dare un valore di riferimento agli strumenti che analizzano gas, in particolare quelli inquinanti che respiriamo, quelli atmosferici che determinano le condizioni climatiche del pianeta e quelli che interferiscono con l'efficacia di certi processi industriali particolarmente sofisticati. L’idea è di migliorare le prestazioni di accuratezza e di stabilità sul breve e sul lungo termine fornendo nel contempo un vantaggio economico, dal momento che il prodotto è compatto, trasportabile e non pericoloso.

Emanuele Guglielmino, IIT – Premio Agro-Food-Cleantech

L’idea del mio progetto, la microturbina, è nata da un’osservazione che ho maturato quando lavoravo nel settore petrolchimico, dove c’è necessità di alimentare sensori in zone remote come ad esempio nei gasdotti, cercando di ridurre al minimo i cablaggi e, in generale, qualsiasi struttura elettrica particolarmente complicata. Il concetto di base è quello di generare energia in loco, sfruttando qualche altro fenomeno, in questo caso un gas o fluido a pressione, per produrre energia elettrica in quantità non elevatissime ma comunque sufficienti ad alimentare un sensore. Ho scelto di usare una turbina perché è una tecnologia molto affidabile, anche se quelle industriali sono di grosse dimensioni; la sfida è stata, quindi, cercare di ridurne le dimensioni fino a quelle di una moneta. Ci siamo riusciti e ora stiamo cercando di far evolvere la nostra microturbina da prototipo a prodotto commerciale, per poi poterla installare in impianti geograficamente distribuiti.

Jody Saglia, IIT – Premio Life Science

Il progetto di cui faccio parte, Rehab Tech, ha lo scopo di rinnovare il modo in cui si fa fisioterapia utilizzando delle tecnologie di tipo robotico. L’idea è di oggettivare la pratica fisioterapica per adattarla alle reali esigenze di ogni singolo paziente, di consentire il trattamento di più pazienti contemporaneamente, e di coinvolgere il paziente tramite un apposito software che lo guida nel percorso di riabilitazione, stimolandolo a condurre gli esercizi più appropriati. Il nostro scopo è quindi la produzione e la commercializzazione di due sistemi, uno per la riabilitazione della caviglia e uno per la riabilitazione del polso, sia in ambito ortopedico, sia in ambito neurologico.



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Auto elettriche: occorre ripensare il modello di mobilità

Vehicle battery pack ballistic shield, Tesla Inc 2011

Da un punto di vista sia economico sia ambientale, la parte più costosa di un’auto elettrica è la batteria, pertanto è bene sfruttare tutta la sua vita utile. Tuttavia, il modello di mobilità attuale, basato su molte auto private poco utilizzate, non è né efficiente né sostenibile per un parco auto completamente elettrificato: occorre passare verso un modello di mobilità basato sul car sharing di veicoli a guida autonoma.

Immagine: Patent US8286743B2, Vehicle battery pack ballistic shield, Tesla Inc 2011.

Nel 2023, in Italia le immatricolazioni di auto elettriche sono state 66.276, con una quota di mercato del 4,22%, contro le 49.053 del 2022 e una quota di mercato del 3,71%. Il parco circolante BEV si attesta così a 220.188 unità.

Su base regionale, le immatricolazioni sono così ripartite: in testa il Trentino-Alto Adige con 12.807 veicoli immatricolati, seguito da Lombardia con 12.509 immatricolazioni, Lazio 7.533 veicoli, Toscana con 6.410, Veneto con 5.327, Emilia-Romagna 5.025 veicoli e Piemonte con 4.299 veicoli.