Per una storia della geofisica italiana

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Pagine: 
290
Prezzo: 
23,00
Titolo: 
Per una storia della geofisica italiana
2010
Autore: 
Geppi Calcara e Franco Foresta Martin
Springer Italia
Anteprima: 
Anno 1938. Il direttore del neocostituito Istituto Nazionale di Geofisica (ING) lancia un progetto innovativo che ben s'inserisce nell'economia autarchica del fascismo: cercare di sfruttare l'energia del vento per la produzione di elettricità.
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Anno 1938. Il direttore del neocostituito Istituto Nazionale di Geofisica (ING) lancia un progetto innovativo che ben s'inserisce nell'economia autarchica del fascismo: cercare di sfruttare l'energia del vento per la produzione di elettricità allo scopo di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, allineandosi così a quanto avevano cominciato a fare in special modo Stati Uniti e  Danimarca. Per individuare i siti migliori ove installare le centrali eoliche italiane vengono scelte tre regioni in cui avviare le prime indispensabili analisi anemologiche: la Liguria, l'Istria, la Calabria. Per la compilazione delle “mappe del vento” era stato intanto realizzato nei laboratori dell'ING un nuovo tipo di anemografo, che una ditta di Bologna avrebbe costruito in serie. Ma l'incalzare degli eventi bellici bloccherà il progetto e gli anemografi rimarranno imballati nei magazzini dell'ING per tutta la durata del conflitto.

Il direttore dell'ING cui si deve la lungimirante proposta – e inutili furono anche i suoi tentativi di rilanciare il progetto negli anni del primo dopoguerra – era Antonino Lo Surdo, un fisico sperimentale nato a Siracusa nel 1880 il cui nome è oggi noto ai cultori di storia della fisica soprattutto per i contrastati rapporti che egli ebbe con il gruppo dei “ragazzi” di Enrico Fermi, mentre resta del tutto sconosciuto al pubblico generico  (anche se a Roma esiste una via Lo Surdo a fianco di viale Marconi e se nell'80 venne emesso un francobollo commemorativo con il suo ritratto).

E' lui il personaggio centrale attorno al quale ruotano le vicende che Franco Foresta Martin, giornalista scientifico tra i più esperti in Italia (nonché geochimico di formazione), e Geppi Calcara dell'Archivio Centrale dello Stato ricostruiscono nel volume intitolato Per una storia della geofisica italiana. Il libro è frutto del  ritrovamento di documenti inediti e della minuziosa analisi di pubblicazioni dell'epoca. Gettando così nuova luce su un periodo drammatico e cruciale della scienza nazionale e rivalutando al tempo stesso la figura di Antonino Lo Surdo sia come scienziato sia come organizzatore di ricerca.

La storia inizia intorno al 1930, dopo che Mussolini aveva affidato la direzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche al premio Nobel Guglielmo Marconi allo scopo di rilanciare la scienza italiana. Si partì dalla riorganizzazione dei servizi meteorologici, allora chiamati “servizi di presagi meteorologici” e inseriti nell'ambito della geofisica. E – sulla scia dei disastrosi terremoti e delle eruzioni vulcaniche che negli ultimi decenni avevano provocato danni e vittime ingentissimi – si realizzò una rete di monitoraggio sismico e un primo embrione di protezione civile. Ma l'Ufficio di meteorologia e geofisica (che aveva sede nello storico Collegio Romano fondato dai gesuiti nel Cinquecento) non offriva le necessarie garanzie per il coordinamento dei nuovi servizi.

E' per questa ragione che il 15 novembre 1936 viene creato l'ING (che nel 1999 diventerà INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). Marconi nomina alla direzione del nuovo istituto Antonino Lo Surdo, ordinario di Fisica superiore all'Università di Roma “La Sapienza”, appassionato di fisica terrestre. Un interesse condiviso dal suo ben più quotato collega Enrico Fermi. I rapporti tra i due sono pessimi, come racconterà anche (con qualche discrezione) Laura Capon Fermi nel suo libro autobiografico “Atomi in famiglia”. E ancora peggiori quelli tra Lo Surdo ed Emilio Segrè, i cui giudizi corrosivi erano ben noti e temuti.

Lo Surdo viene descritto come uomo rigido e formale, autoritario e paternalistico. Un carattere scontroso e difficile, probabilmente anche a causa della tragedia personale che l'aveva colpito con la perdita dei familiari e della fidanzata nel terremoto di Messina, dove egli era invece riuscito a scampare alla morte. Anche le sue conoscenze scientifiche erano spesso oggetto di ironie da parte dei più giovani e brillanti colleghi. Eppure Edoardo Amaldi (per quanto avesse fatto parte, come è noto, del gruppo di via Panisperna) ne metterà successivamente in evidenza i meriti scientifici. Lo Surdo era infatti uno studioso eclettico, che nel corso della sua vita s'interessò di sismologia e di meteorologia, di spettroscopia e di elettronica, di microonde e di radioattività. Ma che pubblicò sempre e solo su riviste italiane, come del resto avveniva allora per la gran parte dei nostri scienziati.

Il momento di maggior gloria per Lo Surdo fu quando, studiando l'effetto di un campo elettrico sullo spettro di emissione di un gas,  aveva ottenuto con tecniche differenti lo stesso risultato del tedesco Johannes Stark, che per questo riceverà il Nobel nel 1919. Tanto che il fenomeno viene anche definito (almeno in Italia) come effetto Stark-Lo Surdo. E durante la prima guerra mondiale aveva lavorato su progetti militari segreti, in particolare sulla cosiddetta “ascoltazione” del rumore dei sottomarini in immersione utilizzando tecniche messe a punto dagli americani.

Ma fu nella gestione dell'ING e nella direzione dell'Istituto di fisica romano (dove succedette nel 1937 a Orso Mario Corbino, il “protettore” del gruppo di Fermi) che Antonino Lo Surdo diede il meglio di sé, valorizzandone gli scienziati e le attività. Pur legato al fascismo e zelante esecutore delle leggi razziali, Lo Surdo appoggerà e finanzierà le ricerche sui raggi cosmici di Gilberto Bernardini che furono l'antefatto dei celebri esperimenti di Conversi, Pancini e Piccioni, per molti versi considerati la nascita della fisica delle particelle. E questo nonostante certe demenziali e surreali accuse di “ricerche giudaiche” nei confronti di tali esperimenti da parte di fogli e intellettuali di regime.

Durante la guerra Lo Surdo si impegnò a motivare il personale dell'ING per portare avanti studi e ricerche, tanto che vi fu una vera e propria mobilitazione per mantenere attive le stazioni sismiche nonostante i danni subìti a causa delle azioni militari e dei bombardamenti aerei alleati (come quelli che colpirono l'Ateneo romano e l'Osservatorio Geofisico di Trieste). Suddivisa tra Roma e Pavia, la rete geofisica dell'ING riuscì così a sopravvivere alla guerra. Lo Surdo, inoltre, aveva dapprima tentato (invano) di ottenere la dispensa dall'invio al fronte per il suo personale scientifico e tecnico, riuscendo comunque a strappare a loro favore esoneri, licenze, rimpatri. Anche per queste ragioni, caduto il fascismo, non subirà alcuna reale forma di ritorsione accademica, a parte una momentanea sospensione dall'Accademia dei Lincei.

Nel 1945 l'ING si stacca dal CNR. Lo Surdo continua a dirigerlo, con una presenza puntuale e costante in istituto (dove comunque suscita sempre poche simpatie) fino al 1949, quando morirà per un ictus cerebrale poco dopo essere rientrato a Roma da Messina. Aveva 69 anni.

Una curiosità. Nella ricchissima e meticolosa ricostruzione di Foresta Martin e Calcara, corredata oltretutto da numerose fotografie, tre pagine sono dedicate alla folcloristica vicenda del “raggio della morte” che – secondo certe testimonianze, tra le quali quella di Rachele Mussolini –  sarebbe stato messo a punto da Marconi: fasci di microonde focalizzati sull'obiettivo capaci di neutralizzare motori in movimento o addirittura di eliminare truppe nemiche. Una vicenda priva di consistenza scientifica, che tuttavia lo scorso luglio è stata riportata alla ribalta da il Giornale e un paio d'anni fa inserita in una storia a fumetti di Martin Mystère, il “detective dell'impossibile”.

Per chi è interessto ad approfondire l'argomento consigliamo il sito http://storiageofisica.xoom.it/ dove è possibile far pervenire di testimonianze e commenti al libro.

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