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Home » Scuola » Università

Tutti rilanciano per superare la crisi. E noi no?

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Ricerca

Gli interventi di natura economica da soli non basteranno per assicurare all'Europa,
agli Stati Uniti e al Giappone una via di uscita dalla crisi. Altro andrà fatto: andrà sostenuto il talento,
il capitale umano e, in particolare, la ricerca, la scienza e l'innovazione, al fine di disporre
- in un pianeta che aumenta continuamente la propria popolazione ed invecchia - di nuove soluzioni e di nuove tecnologie; in una parola, di nuove prospettive di sviluppo sostenibile.
Tutti i paesi stanno rilanciando l'impegno scientifico, ma in Italia sembrano mancare ancora interventi incisivi, che assicurino una reale inversione di tendenza, soprattutto per quel che riguarda
la governance della ricerca.

"INSIEME PER LA RICERCA. Scienziati italiani d'ITALIA e USA per una nuova governance" Milano, 21 settembre 2009 - Università Bocconi

INTRODUZIONE

La attuale crisi globale, che non ha precedenti nella storia recente, sta trascinando i Paesi del mondo occidentale - e con loro anche le potenze economiche emergenti - in una "navigazione verso l'ignoto", nel corso della quale è probabile che molti dei valori che impregnano la nostra civiltà subiranno una trasformazione profonda, con ricadute auspicabilmente positive per la società civile.

In questo quadro, i Governi e le autorità monetarie hanno adottato una serie di misure per la tutela del sistema finanziario e per la bonifica normativa e morale degli istituti di credito e delle principali strutture coinvolte nella crisi, che sembrano aver sortito effetti positivi e stabilizzanti nei confronti della situazione economico-finanziaria.

E' opinione diffusa che gli interventi di natura finanziaria e industriale da soli non basteranno per assicurare all'Europa, agli Stati Uniti e al Giappone una via di uscita dalla crisi affidabile e sostenibile nel tempo. Altro andrà fatto: andrà sostenuto il talento, il capitale umano e, in particolare, la ricerca, la scienza e l'innovazione, al fine di disporre - in un pianeta che aumenta continuamente la propria popolazione ed invecchia - di nuove soluzioni e di nuove tecnologie; in una parola, di nuove prospettive di sviluppo sostenibile.

Il Presidente USA, Barack Obama, appena insediatosi, ha subito avviato una politica di forte sostegno alla ricerca e alla scienza, con la decisione di impegnare nuovi investimenti e con la immediata rimozione del divieto all'impiego delle cellule staminali di origine embrionale, fatto che avrà ripercussioni non solo nella ricerca biomedica, ma rappresenterà probabilmente un impulso di rinnovamento e di apertura per tutti gli altri campi della scienza (leggi Obama e la scienza).

La Francia ha valorizzato il sistema delle Università e della ricerca, e così hanno fatto altri Paesi - che peraltro già eccellono per gli investimenti e per l'importanza che annettono alla ricerca e all'innovazione - come la Gran Bretagna, la Svezia, la Danimarca, e più recentemente anche la Spagna (vedi il grafico Spesa in R&S e numero di ricercatori).

In Italia da decenni si parla di sostegno alla ricerca e all'Università; ma sempre da decenni gli investimenti stagnano, anzi si prospettano tagli "virtuosi", senza misure che diano a breve ossigeno ai ricercatori e prospettive di impegno a lungo termine.
Solo recentemente si sono manifestati segnali nuovi in senso meritocratico, con particolare riferimento al settore universitario. Ma sembrano mancare ancora interventi incisivi, che assicurino una reale inversione di tendenza, soprattutto per quel che riguarda la governance della ricerca.

Questa preoccupazione è ampiamente condivisa dai ricercatori italiani che operano nel nostro Paese, fra i quali quelli del Gruppo 2003, e da scienziati e ricercatori che hanno stabilito all'estero il loro domicilio lavorativo. Fra questi figurano i membri dell'ISSNAF, associazione costituitasi nel 2007 per raccogliere gli sforzi e i suggerimenti di coloro che dagli Stati Uniti hanno deciso di mettere a disposizione del proprio Paese natale l'esperienza maturata oltre oceano, con proposte di collaborazione già espresse più volte, e in diverse sedi, a livello istituzionale.
E' proprio per proporre un confronto su questi temi che il Gruppo 2003 e ISSNAF hanno organizzato il Convegno "INSIEME PER LA RICERCA. Scienziati italiani d'Italia e USA per una nuova governance", il giorno 21 Settembre 2009 presso l'Università Bocconi di Milano.

Nel corso dei lavori le due Associazioni di scienziati e ricercatori hanno formulato una proposta precisa al Paese (scarica il pdf), mettendo al servizio delle istituzioni, e in particolare del Ministero dell'istruzione, dell'Università e della ricerca, la propria disponibilità e progettualità, affinché si possa finalmente imboccare una strada che incida, con efficacia e tempestività, sulla governance della ricerca, anche a prescindere dalle risorse attualmente disponibili. La proposta riguarda la possibilità di istituire una rete di agenzie o strutture ad hoc, coordinate da un'unica cabina di regia e di avviare il riordino degli Enti pubblici di ricerca, che sono gli attori fondamentali della ricerca finanziata dallo Stato.

PROGRAMMA
Insieme per la ricerca. Scienziati italiani d’ITALIA e USA per una nuova governance
Claudio Bordignon
Giuseppe Remuzzi
Alberto Mantovani
Tito Boeri
Giovanni Dosi
Roberto Peccei
Roberto Celi
Giorgio Einaudi
Alberto Sangiovanni-Vincentelli
Sergio Dompé
Tommaso Maccacaro
Vito Campese
PROPOSTA
Proposta ISSNAF e Gruppo 2003
20 settembre, 2009 da Gruppo 2003


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#1 Colgo lo spirito in Italian Science Debate www.sciencedebate.it

ritratto di Michele Ciavarella
28 marzo, 2010 - 22:48 da Michele Ciavarella
L'appello del convegno, a leggerlo ora, è caduto in larga parte nel vuoto. Si chiedeva In effetti, quanto ha fatto Obama quando ha reagito alla crisi con il Pacchetto Stimulus da ben 800 miliardi di dollari (il 5% del PIL) di cui una discreta parte 21 miliardi nella Ricerca (ossia 2.5% del pacchetto totale) con finanziamenti immediati di progetti in gran parte già valutati e volti al rilancio dell’occupazione di ricercatori. Invece, l’Europa ha stanziato intanto solo il 2% in media, e l’Italia meno dell’1%. Inoltre, e di questi nulla in Ricerca e Università, limitandosi alle banche e ai grandi piani di rottamazione e incentivazione di acquisto di vetture. I politici avessero un problema di sdoppiamento di personalità (o forse un problema di personalità tout court): in campagna elettorale promettono di occuparsi di Education (perché il problema è ovviamente sentito dalle famiglie come uno dei più importanti), ma poi vengono presi da maggiori “emergenze” e comunque, non colgono due aspetti fondamentali. Uno, quello classico dei 2 grandi Nobel dell’Economia Schumpeter (" Teoria dello Sviluppo Capitalistico”) o Arrow (di " Economic Welfare and the Allocation of Resources for Invention") i quali affermano che l'investimento in ricerca porta forte innovazione a distanza di un certo numero di anni e che non è molto compatibile con l'esigenza del profitto, per cui si "impone" che la ricerca dovesse essere sostenuta dallo Stato. L’altro, più originale che mi permetto di sostenere, è quanto dimostrato da Obama con il Suo Piano Stimulus del 2009 – ossia che anche la Ricerca può rilanciare l’economia in momento di crisi. Questo, non viene colto in Europa nonostante la Francia di Sarkozy, e ancora meglio la Germania di Angela Merkel, ricercatrice essa stessa, stiano facendo grandi piani per l’eccellenza che non tarderanno ad aumentare il divario tra queste nazioni e l’Italia, che non a caso si trova oggi a pensare di comprare centrali nucleari francesi. Questo non viene colto a maggior ragione in Italia, dove sia il governo Prodi che quello attuale di Berlusconi, hanno dato priorità ad altre emergenze --- Prodi nel 2006 taglio del 30% ai finanziamenti PRIN e nel 2007 prelievo dal fondo per la ricerca di 30 milioni di euro per gli autotrasportatori, Berlusconi con la minaccia (piu’ che vero “obiettivo”) della privatizzazione, ha emanato L.133 del 2008 per ridurre a regime di un quinto il finanziamento ordinario all’Università e quindi anche alla ricerca scientifica, ha bloccato il turnover e possibilità per le Università con i conti a posto di destinare il 60% dei posti ai ricercatori. La legge Gelmini del 2009 cambia normative nei concorsi a ricercatore, ma trascina ancora quelli delle altre categorie, creando peraltro presupposto per migliaia di idonei senza chiamata, un clima da rivoluzione. Nel 2004 nasce l'Istituto Italiano di Tecnologia con una dotazione annua di 100 milioni di euro. Risultano non spesi circa 400 milioni di euro probabilmente per la lunga fase di “rodaggio” durata quasi 5 anni, e va positivamente registrata la rete collaborativa costituita con alcuni centri di ricerca italiani di eccellenza, ma molti lamentano procedure non aperte a tutti e valutazioni molto turbolente con soggetti che sono spariti e altri che sono comparsi nei “board”. Rimasi colpito, durante un mio sabbatico a Ecole Polytechnique di 2 anni fa, da un interessante movimento di idee in www.ScienceDebate2008.com basato sul WEB. Infatti, allora in USA Bush tagliava sulla Ricerca, per finanziare le guerre in Iraq. Come oggi in Italia per altri motivi, Prodi prima e Berlusconi poi, hanno tagliato per risolvere altre emergenze (Alitalia, Autotrasporti, rifiuti, G8, etc.), o, nel caso di Berlusconi, per finanziare progetti fantasmagorici di cui però non capiamo ancora la ratio, e la fattibilità. I maligni dicono che, a fare “grandi opere”, alla fine rmane qualche “grande briciola” spesa rimane. E allora, dei 100 miliardi di Euro per fare le centrali nucleari, un 2-3% di consulenze e studi vuol dire 2-3 miliardi di Euro spesi per studiare. Perche’ non spenderli in un piano di rilancio strategico dell’Università e della Ricerca? Oggi personalmente mi sono attivato a creare un team, confluito in “Italian Science Debate”, www.sciencedebate.it -- speriamo che, cosiccome in America il dibattito allargato del 2008 ha portato una sferzata nella opinione pubblica oltre che nella politica creando una nuova politica bipartisan per la Scienza USA con Obama, Italian Science Debate italiano porti una sferzata in quella Italiana. Che sia democratica e liberista insieme. I partecipanti del convegno sosterrebbero una tale iniziativa? Sarei curioso di sentire la loro risposta, anche se a distanza di qualche mese. Cordiali Saluti, Michele Ciavarella
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