Test d'ingresso a Medicina: serve una graduatoria nazionale
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In politica a volte le decisioni sono semplici, non richiedono leggi, decreti e nemmeno il voto del Parlamento. Spesso basta un provvedimento di un ministro per cambiare le cose ed è, infatti, un atto semplice che si chiede a Maria Stella Gelmini per migliorare i meccanismi di accesso alle facoltà di medicina.
Ogni anno, per superare la selezione legata al numero chiuso, migliaia di studenti accedono a un test uguale per tutti e che si svolge lo stesso giorno in ogni facoltà d'Italia. I risultati, però, vengono stilati da ogni singolo ateneo e le ammissioni tengono conto del punteggio ottenuto e dei posti disponibili nella facoltà. Questo significa che nelle università dove ci sono più posti si può ambire ad entrare anche con un punteggio inferiore mentre, dove il numero di posti è minore, per essere ammessi è indispensabile un punteggio più elevato. Il paradosso è evidente, come le disparità che questo metodo crea.
Per ovviare alla singolare anomalia bisogna correggere il sistema in modo che tutti i risultati confluiscano in una graduatoria unica a livello nazionale, indipendente dalla sede in cui si è sostenuto il test. In questo modo si creerebbe una vera e propria classifica, in cui i candidati migliori potrebbero godere del vantaggio di scegliere a quale ateneo iscriversi e coloro che hanno ottenuto un buon punteggio avrebbero comunque la garanzia di entrare a medicina.
Se si vogliono premiare i più meritevoli non è logico orientare gli studenti a sostenere il test sulla base del numero dei posti messi a disposizione. Con la graduatoria nazionale si offrirebbe, invece, un'opportunità in più ai giovani sulla base del loro merito e, allo stesso tempo, si darebbe un maggiore riconoscimento agli atenei eccellenti che diventerebbero automaticamente anche i più ambiti. Inoltre, benché le differenze tra le varie facoltà sono note, un diverso meccanismo di selezione degli studenti potrebbe rappresentare anche uno stimolo a migliorare e a diventare più competitivi.
Questa proposta è stata sottoposta al ministro Gelmini già da tempo ma, pur non riscontrando obiezioni, non si sono visti fatti concreti. Anche molti rettori sono orientati a questa riforma, come è stato confermato due giorni fa da tre di loro nell'ambito della commissione ministeriale creata ad hoc. Il ministro approfitti allora di questa uniformità di vedute, rompa gli indugi e introduca subito la riforma tenendo conto che i test si svolgeranno il prossimo settembre e quindi, anche se in corsa, c‚è ancora il tempo per modificare le regole. Non c'è ragione, né giustificazione, nel perdere un altro anno per fare un passo avanti nella selezione dei medici che ci cureranno domani.
(la lettera è stata pubblicata sul Corriere della Sera - 30 giugno 2011)
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Commenti
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#1 Non sono d'accordo
L'ho detto e lo ripeto: la proposta creerebbe solo una enorme confusione. Se il milletrecentoventicinquesimo non si decide a scegliere tra Roma e Milano perche' non sa se trovera` un appartamento conveniente, che si fa? Aspettano tutti? E se a in una facoltà si dimenticano di controllare che i candidati non copino, riempiamo le migliori Facoltà italiane di furbastri ignoranti?
#2 Il modo si trova
caro Franco, credo che ci possano essere meccanismi intelligenti per rendere il tutto fattibile. nel caso che tu fai (studente 1325), per esempio,vincoli temporali brevi e rigidi per accettare o andare in fondo alla classifica.. Quanto alla facoltà in cui si bara... non si fa una cosa ragionevole perchè in una sede commettono un reato?
#3 Franco, i concorsi nazionali
#4 Francesco questo sistema
#5 Franco Brezzi motivi inutili
#6 Squilibri territoriali
La formazione alle scuole superiori è sostanzialmente migliore al nord, come è evidente dagli score ai test. Verrebbe quindi drasticamente ridotto il numero di ammessi dal centro sud, e di conseguenza di medici fra qualche anno in quelle regioni. Carlo La Vecchia
#7 Una buona misura meritocratica
Sono profondamente d'accordo con il testo dell'articolo. Capisco le perplessità di Franco Brezzi, però se vogliamo che ci sia vera meritocrazia e che inizi la valutazione delle Università (alla quale partecipino gli studenti e le famiglie e non solo i ragionieri di H-index e di progetti) da qualche parte bisogna cominciare.
#8 Rischi non trascurabili
#9 Una soluzione poco adatta per l'Italia
Un ulteriore fattore di complicazione è dato dal fatto che ogni studente che sostiene la soluzione per medicina di norma sostiene la selezione anche per un'altra facoltà (soluzione di ripiego nel caso, molto probabile, di non superare la selezione di medicina).
Inoltre, questo sistema prevede un totale rimescolamento delle iscrizioni per cui il criterio non è più quello della residenza degli studenti ma quello dell'ateneo migliore, che non è necessariamente quello di residenza, anzi di regola non lo è.
Questa modalità è, in teoria, buona, ma solo in teoria. Questo infatti comporta rivoluzionare una caratteristica tipica delle famiglie italiane, dove lo studente universitario di regola vive a casa dei genitori, anche perché l'università è in molti casi (al sud sopratutto) è un parcheggio per giovani disoccupati. Possono le famiglie permettersi di mantenere il figlio o i figli in altra
sede?
E poi, cosa succede allo studente del Sud che, pur classificatosi tra i primi, non può permettersi di studiare a più di 50 Km di distanza dalla sua residenza e magari al di là del mare? Viene precipitato in fondo alla classifica? Ma questo non significa che potrà iscriversi alla sede vicina a
casa sua....
Infine la proposta Marino parte dall'assunto che il test di selezione sia realmente capace di valutare il merito. Ma sappiamo già che su questo ci sono molti dubbi, discussioni e polemiche.
Insomma, questa proposta sì (non quella di Ichino et al) si riferisce ad una realtà virtuale, che non è certo quella italiana. Un'idea giusta in teoria può rivelarsi disastrosa se, per essere attuata, comporta lo sradicamento della forma culturale ed economica di una società.
#10 Meglio se gli studenti vanno fuori sede!
Deve dire che sono un po' stupito delle vostre reazioni negative a una riforma che mi sembra del tutto in linea con la proposta oggetto dell'interrogazione di cui abbiamo tanto parlato nelle scorse settimane. Recentemente un articolo apparso sul Sole24ore ha spiegato proprio come la mobilita' degli studenti, opportunamente incentivata con i prestiti income contingent, sia necessaria per convogliare in modo efficiente le risorse agli atenei. E a proposito di quel che dice Gaetano, è ora che i giovani italiani si allontanino da casa per studiare: fa bene a loro e anche alle università che per loro devono competere.
La riforma delle graduatorie per i test a medicina, era una proposta che in realtà avevo fatto proprio con Marino prima ancora che ne parlasse Perotti. E per inciso se fosse davvero "un gran casino" come qualcuno ha scritto, come mai è la norma in altri paesi (per esempio UK e Spagna)
Sto lavorando al problema con un mio studente, Enrico Cantoni, che ha scritto un paper in cui misura l'entita' dell'inefficienza prodotta dall'attuale sistema. Purtroppo pero' i dati su cui si basa questo paper sono solo quelli relativi ai test.
Sto cercando di ottenre dal MIUR la possibilita' di abbinare i dati sulle carriere scolastiche, sui test a medicina e sulle successive performance universitarie degli ammessi per studiare:
1) quale sarebbe la procedura ottimale di ammissione
2) se la performance ai test predice meglio o peggio della carriera scolastica la successiva performance universitaria
Fino ad ora però il ministero non mi ha voluto dare i dati per problemi (assurdi) di tutela della privacy.
E' strano che Marino non faccia riferimento al tentativo parziale di riforma su base regionale che è stato introdotto per il prossimo settembre, ma che è stato accettato solo da Trieste e Udine che io sappia. Ossia nel prossimo settembre chi vuole entrare in una di queste due facoltà potrà fare il test dove preferisce (tra queste due sedi). L'assurdità però e' che comunque ogni sede è autorizzata a dare preferenza a chi ha fatto l'esame in loco e solo in assenza di candidati potra' pescare dall'altra sede.
Non capisco l'argomento di Carlo La Vecchia relativo alla mancanza di medici al sud: Il mercato del lavoro è mondiale non locale. O per lo meno cosi' dovrebbe essere. Meglio avere dei cattivi medici locali o dei buoni medici di altre regioni?
Capisco invece quello di Giovanni Fattore sulle possibili irregolarità al sud: ma non possiamo sempre bloccare il paese per quel che succede al sud (ma a volte anche al nord ... l'anno scorso le irregolarità sono state a Firenze se ricordo bene). Facciamo in modo che i test abbiano luogo regolarmente dovunque! Gli strumenti ci sono: basta volerli usare.
#11 Prima altre riforme, poi questa
D’accordo che la proposta Marino è in linea con la nostra (differenziazione delle tasse universitarie) ma il problema è che la nostra è la premessa di quella Marino. Se si inverte l’ordine dei fattori il prodotto cambia eccome. L’idea è giusta in teoria ma allo stato attuale è utopistica e rischia di creare problemi (alle famiglie) più di quanto non ne risolva.
Quanto alla tua battuta, che suona come quella sui bamboccioni, ti faccio notare che i giovani italiani vorrebbero allontanarsi da casa per studiare, ma ben pochi se lo possono permettere.
#12 L'Italia va a Diesel, non a benzina!
L'Università Italiana è stata massacrata da riforme che "se fossimo in un paese civile e onesto funzionerebbero benissimo". Il mondo e` stato massacrato da riforme e movimenti che sarebbero (e sarebbero stati) ottimi se gli uomini fossero stati "migliori", o comunque diversi. Non si potrebbe, per una volta, guardare dentro al motore e cercare di capire come funziona davvero, invece di fare riparazioni che andrebbero benissimo su un motore che funzionasse come lo sogna il sedicente meccanico? Un bel carburatore nuovo e di buona qualità è sicuramente un'ottima cosa. Peccato che abbiamo un Diesel....
#13 Sulla discussione relativa alla mobilità degli studenti e i test
#14 sulla disparità territoriale
#15 Inesattezza
#16 Salve a tutti, mi chiamo
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