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I tanti errori sul terremoto dell'Aquila

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L'Aquila

Una delle frasi più abusate in questo strano Paese è “le sentenze non si commentano, si rispettano”. L'ha ripetuta anche ieri Fabio Picuti, sostituto procuratore de L'Aquila, dopo la lettura della sentenza che, andando oltre le sue stesse richieste, ha condannato a sei anni di reclusione per omicidio colposo i sette membri della Commissione Grandi Rischi (sei più uno, a dire il vero) da un anno sotto processo per i fatti legati al terremoto del 6 aprile 2009. Un pubblico ministero è tenuto a rispondere così, noi no. Le sentenze si commentano eccome, e questa di commenti ne merita molti. 

Ho seguito questa storia a lungo per Nature, che come molte testate straniere è stata ben più attenta a questa complicata vicenda rispetto ai grandi giornali italiani, che la scoprono stamattina riportando in molti casi informazioni platealmente inesatte (no, non è una condanna per non aver previsto il terremoto, almeno questo si sperava di non leggerlo più. Qualcuno lo spieghi a Odifreddi, per dire). Lì mi sono sempre attenuto ai fatti, anche perché erano talmente intricati che provare semplicemente a metterli in fila mi pareva l'unico servizio dovuto ai lettori. Ma il nostro mestiere è anche interpretarli, i fatti, e qua e là prendere posizione. Arrivati allo snodo cruciale della sentenza (e che sentenza) qualche opinione l'ho maturata, e ringrazio Scienza in Rete di volerla ospitare.

Parto dalla fine della storia. Dopo aver letto le carte del processo e averne seguito i passaggi chiave, considero la sentenza sbagliata e, per molti versi, grave. Ma non per i motivi che oggi molti miei colleghi ripetono su giornali e social network: sentenza contro la Scienza (ovviamente sempre con la Maiuscola), sintomo della radicata cultura antiscientifica italiana, e così via, senza farsi mancare la citazone di Croce e Gentile e della loro nefasta influenza. 

Un processo penale va commentato con gli argomenti del diritto ben prima che con quelli della scienza. Questa condanna mi pare sbagliata non perché “antiscientifica”, ma perché giuridicamente poco fondata. Manda (manderebbe, se confermata) in galera sette persone per una accusa pesantissima senza prove abbastanza solide per farlo. Questo è sempre gravissimo, ma purtroppo non è una novità nella giustizia italiana, spesso usata per risolvere i nodi che il processo politico non sa sciogliere. Capita troppo spesso, e non diventa improvvisamente più grave perché stavolta gli imputati sono scienziati. 

Ricordiamolo ancora. La tesi dell'accusa si basa sulla catena logica della negligenza professionale, che influenza il corso degli eventi, finendo per causare la morte di una persona che altrimenti non sarebbe avvenuta. Definizione da manuale di omicidio colposo. É la tesi che una superficiale e inadeguata analisi del rischio fatta nel corso della riunione (punto sostanzialmente non in dicussione, lo stesso Enzo Boschi l'ha definita tale) abbia portato la protezione civile a dare alla popolazione messaggi troppo rassicuranti rispetto a quanto la scienza avrebbe voluto (anche qui, diversi tra gli imputati si sono apertamente dissociati da quei messaggi che in sostanza escludevano la possibilità di un forte terremoto, ed esperti internazionali li hanno criticati), e che quei messaggi abbiano portato alcuni cittadini a rivedere i loro piani, in particolare quelli di lasciare l'Aquila per qualche giorno o di dormire in macchina. Ma comunque la si pensi sui primi due punti, è l'ultimo quello cruciale perché si possa arrivare a una condanna: il processo ha provato oltre ogni ragionevole dubbio che quei 29 cittadini de L'Aquila oggi sarebbero sicuramente vivi se quei 7 imputati avessero fatto qualcosa di diverso? Mi pare che la risposta sia no. 

Gran parte dell'accusa si basa su ciò che altri ricordano sui motivi delle decisioni prese dalle vittime ormai anni fa. Con l'assoluto rispetto che si deve a chi ha perso familiari e amici in quella tragedia, e della cui buona fede non è lecito dubitare, bisogna dire che mandare in galera sette persone su questa base è un grande azzardo giuridico. Come lo è mandarci qualcuno che ha detto cose giuste (la maggior parte dei partecipanti alla riunione se ci fidiamo dei verbali, magari superficiali ma giuste) per le cose sbagliate che qualcun altro ha detto dopo averlo incontrato. O processare un soggetto istituzionale (la Commissione Grandi Rischi) e nel pacchetto mettere anche chi non ne fa parte ma era lì solo per accompagnare il capo (come Selvaggi). La condanna si basa su una idea di “responsabilità collettiva” che. sospettiamo, non reggerebbe un giorno in tribunali di altri paesi.

Anche nell'ipotesi che sia provato quel nesso causale, tuttora non è ben chiaro quale sia, secondo la Procura, l'evento specifico che avrebbe “causato” quelle morti. La riunione? La conferenza stampa? L'intervista televisiva di De Bernardinis? Non può essere stato tutto nella stessa misura. All'inizio del processo il PM sembrava indicare in De Bernardinis e nella protezione civile i “cattivi” della vicenda, colpevoli di aver orchestrato una riunione che fin dall'inizio aveva il solo scopo di produrre un messaggio rassicurante culminato in quel tristemente famoso “bicchiere di vino” da bersi per scacciare la paura (per la cronaca, a De Bernardinis va riconosciuto di avere attraversato il processo da uomo delle istituzioni, mettendo la faccia in quasi tutte le udienze e parlando alla stampa, anche ieri sera, direttamente e non attraverso gli avvocati). Alla fine del processo il PM è invece arrivato a definire De Bernardinis “vittima” dei sismologi, e della loro analisi superficiale delle possibili conseguenze di un forte terremoto in quell'area. Ora, o la riunione era una “mossa mediatica” (come la definisce Bertolaso nell'intercettazione telefonica del giorno precedente) con un finale già scritto, e allora gli scienziati sono stati almeno in parte presi in giro. O la Protezione Civile era sinceramente aperta all'opinione degli scienziati e ha deciso cosa dire ai cittadini solo dopo averli ascoltati. Le due ipotesi si escludono a vicenda, e il PM le ha di fatto sostenute entrambe. Che un procuratore stiracchi un po' il suo argomento per sostenere l'accusa fa parte del gioco, ma il compito del giudice è notarlo e decidere di conseguenza. Leggeremo le motivazioni, ma si direbbe che il giudice Marco Billi non lo abbia fatto. La certezza del diritto non esce bene da questa sentenza, e a costo di irritare qualcuno dei miei amici più “scientisti” (credo così poco alla stucchevole contrapposizione con gli “antiscientisti” che non riesco a scrivere il tutto senza virgolette), tengo alla certezza del diritto persino più che alla teoria dell'evoluzione.

Il risultato è una sentenza sproporzionata e incomprensibilmente uguale per tutti gli imputati. Condannare qualcuno e assolvere qualcun altro sarebbe stato forse altrettanto ingiusto, ma avrebbe almeno dato il senso che 13 mesi di processo siano serviti ad analizzare, distinguere responsabilità, dare indicazioni per un futuro ripensamento della prevenzione dei rischi, che deve per forza partire da maggiore chiarezza di ruoli: dove si fermano le responsabilità dei consulenti scientifici, dove iniziano quelle della politica, a chi spetta il compito di tradurre l'incertezza della scienza in una comunicazione efficace ai cittadini? Il processo è figlio del grande, inaccettabile caos che circondava questi temi all'epoca (oggi le cose sono un po' cambiate in meglio). Se voleva contribuire a una maturazione del rapporto tra scienza, politica e società, con questa sentenza urbi et orbi ha sprecato l'occasione.  

Tutto questo significa che nessuno ha nulla da rimproverarsi per quella riunione della Grandi Rischi? O che a priori non si devono ritenere anche gli scienziati, nel momento in cui diventano consulenti governativi e quindi pubblici funzionari, responsabili delle loro azioni, della qualità del loro lavoro, del modo in cui influenza le scelte dei cittadini? No. E, pur non condividendo questa sentenza, non basta dire che “i veri responsabili sono quelli che hanno costruito le case”. É vero, ma non è tutta la verità. Come può confermare il primo giapponese fermato per strada, la preparazione al rischio sismico ha due gambe, ugualmente importanti: l'edilizia antisismica e l'educazione al rischio dei cittadini. In Italia mancano entrambe, e se manca la seconda è in buona parte perché in passato le autorità (non senza qualche aiuto da scienziati di vaglia) hanno quasi sempre scelto lo stile di “comunicazione” visto a L'Aquila. Sposando la stravagante e, a modestissimo parere di chi scrive, inaccettabile teoria sostenuta in aula dal sociologo Mario Morcellini, chiamato come testimone per la difesa: “”La rassicurazione è il primo obbligo di un organo pubblico”. Davvero? Credevo che il primo fosse dire la verità, e pazienza se non è rassicurante, ma forse sono un romantico.

A L'Aquila sono stati violati diritti fondamentali, troppe volte. È successo per tutti gli ultimi decenni, quando palazzinari e tecnici compiacenti delle autorità locali hanno costruito e autorizzato edifici (compresi grandi edifici pubblici come la Casa dello Studente) in spregio delle norme antisismiche, in una delle zone più sismiche d'Europa. É successo ancora tra la fine di marzo e l'inizio di aprile 2009, quando alla legittima e umanissima ansia di una popolazione stremata da quattro mesi di scosse si è risposto con una baracconata (perché questo fu la riunione della Commissione Grandi Rischi, di chiuque sia la colpa), con una comunicazione improvvisata, imprecisa e scientificamente infondata, in cui lo Stato semplicemente non ha trattato i suoi cittadini da persone adulte. Ma diritti fondamentali sono stati violati anche ieri, con una sentenza che non corrisponde a quanto effettivamente emerso in aula, e che commina una pena sproporzionata per responsabilità non sufficientemente dimostrate in sede giudiziaria.

E non si rimedia alla violazione di un diritto violandone un altro.


23 ottobre, 2012 da Nicola Nosengo


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#1 Non ci speravo più...

ritratto di Enrico Maraffino
23 ottobre, 2012 - 19:25 da Enrico Maraffino (non verificato)
Non ci speravo più, alla fine di una giornata in macchina dove la radio trasmetteva in tutte le salse questo "attacco alla Scienza", un articolo così. Forse il giornalismo è ancora informazione per qualcuno.
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#2 Egregio Dottore, mi presento.

ritratto di Lanfranco F.
23 ottobre, 2012 - 19:36 da Lanfranco F. (non verificato)
Egregio Dottore, mi presento. Mi chiamo Lanfranco F. e vivo in una città in provincia dell'Aquila ai limiti del cratere che nel periodo prima del 9 aprile sentiva poco le scosse ma che quella notte ha ricevuto diversi danni e crolli dovuti anche alle scosse successive. Faccio alcune premesse ed una considerazione rivolgendole una domanda: Premetto che non La conosco e non ho nemmeno fatto una ricerca su di Lei, insomma scrivo di getto; Premetto che apprezzo il suo articolo che mi permette di pormi dei dubbi che vanno contro le mie sensazioni considerando giusta, almeno in parte, la sentenza; Premetto che credo Lei abbia seguito disciplinatamente le udienze che io ho solo visto riassunte dal tg regionale; Premetto che prima della scossa, ogni mattina e per diverse settimane, le pagine del giornale locale de il Centro riportavano la "hit parade" della sfilza davvero impressionante, mi creda, delle scosse che avvenivano nel nostro suolo; Premetto che tutti ci dicono che dal terremoto del 1915 - chiamato "di Avezzano" o "della Marsica" - ci dobbiamo aspettare un evento altrettanto violento; Considero il mio ricordo in cui, vado purtroppo solo a memoria, il Dott. Boschi in una intervista televisiva raccontò - lamentandosene dolorosamente - che quel verbale glielo fecero firmare la mattina stessa del 6 aprile sul "cofano di una macchina" Considero la mancata prevenzione che si sarebbe dovuta tramutare quantomeno in un nucleo di presenza fisica della Protezione Civile e/o dell'Esercito e/o dei Vigili del Fuoco in situ a L'Aquila una ignominia che nessuno toglierà di dosso nemmeno alla politica locale; Le domando, con dovuto rispetto, nell'impossibilità di valutare caso per caso la gravità dei comportamenti, non è comunque un monito questa sentenza affinchè chi ci governi sia di una qualità tale che scelga di dotarsi di persone indipendenti fino al punto da ribellarsi a quella che Lei stesso definisce "una baracconata"? PS aggiungo che i principali responsabili, l'allora Presidente del Consiglio e il Capo dipartimento della Protezione Civile, avrebbero dovuto essere tra gli inquisiti. Lo dico non per preconcetta cattiveria ma per senso quantomeno di eticità al dovere di essere almeno moralmente corresponsabili nel mentre si ricopre una carica del genere. Sperando di non averLa tediato, La saluto. Lanfranco F.
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#3 Egregio lettore, mi presento

ritratto di pierdomenico baccalario
25 ottobre, 2012 - 15:47 da pierdomenico baccalario (non verificato)
Egregio lettore, mi presento anche io. Mi chiamo Pierdomenico Baccalario. e non ho mai letto un incipit di messaggio piu' folgorante del Suo. Direi "narrativo". Che strano paese e' quello in cui sono cresciuto, e come lo e' ancora di piu' se lo osservo da lontano. Dove le persone indignate si firmano come i protagonisti di un romanzo di Kafka. Lo confesso, vivo all'estero da qualche tempo anche perche' ero stufo di questa incertezza totale, di voci e persone senza facce, di funzionari e cittadini dai contorni perennemente sfumati. Suggerimenti, illazioni, mani che indicano, nomi che sfuggono, cariche e responsabilita' permeabili, etica e morale con confini osmotici. Vivo all'estero, Le dicevo, e anche se moltissime cose mi mancano, non mi manca il mio nome, quello completo, e sono piuttosto fiero di portarlo avanti insieme alle mie idee, le mie polemiche, le mie denunce. Se le interessa saperlo, vivo a L. Un abbraccio, se lei davvero esiste.
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#4 animal house

ritratto di erka
23 ottobre, 2012 - 20:00 da erka (non verificato)
Se la volpe entra nel pollaio e uccide le galline il giorno appresso il contadino scellerato ammazza di botte il cane da guardia invece di sostituirlo perchè non ha abbaiato per tempo. Ugualmente ha fatto il magistrato..
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#5 "O la riunione era una “mossa

ritratto di Giorgiobis
23 ottobre, 2012 - 20:11 da Giorgiobis (non verificato)
"O la riunione era una “mossa mediatica” (...) con un finale già scritto, e allora gli scienziati sono stati almeno in parte presi in giro. O la Protezione Civile era sinceramente aperta all'opinione degli scienziati e ha deciso cosa dire ai cittadini solo dopo averli ascoltati. Le due ipotesi si escludono a vicenda." In realtà mi sembra che vi sia una terza possibilità, che può avere una sua credibilità e mi sembra sia possibile ritrovarla in tutti gli atti della protezione civile a partire dall'OPCM 3274/03 e dalla creazione dell'Eucentre. Questa lettura partirebbe dall'assunto che la Protezione Civile avrebbe selezionato una serie di scienziati, ai quali avrebbe concesso visibilità, potere e finanziamenti (togliendo visibilità, potere e finanziamenti a tutti gli altri, che volevano conservare un'autonomia dialettica) in cambio di una condivisione di obiettivi e di metodi e, quindi, della sottomissione consapevole e deliberata del sapere scientifico a decisioni politiche assai vicine all'affarismo che portò, poi, alla crisi di parte della Protezione Civile. So bene che al processo de L'Aquila tale ipotesi non è stata provata, nè, sostanzialmente, affrontata, in quanto avrebbe portato il processo su un livello di responsabilità difficilmente affrontabile. Mi sembra, però, che la condanna a pene identiche sottointenda, in qualche modo, la visione secondo la quale non vi fu un teatrino occasionale per L'Aquila, ma la consapevole scelta, da parte di tutte le parti, politiche e scientifiche, di creare un teatrino permanente per la gestione del problema sismico. Sulla debolezza del sistema probatorio, per quanto ho verificato, penso, però, che si possa concordare.
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#6 tutti siamo liberi di fare

ritratto di Franco Mele
24 ottobre, 2012 - 10:46 da Franco Mele (non verificato)
tutti siamo liberi di fare ipotesi sulle motivazioni di chicchessia. Per condannare una persona occorre che tali ipotesi siano dimostrate.
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#7 Io ritiengo che gli imputati

ritratto di marco morante
23 ottobre, 2012 - 20:31 da marco morante (non verificato)
Io ritiengo che gli imputati siano stati ritenuti colpevoli proprio per la baracconata. Per non aver adempiuto al proprio dovere di valutare responsabilmente. Sappiamo invece che i verbali furono firmati a terremoto ormai avvenuto. Figurarsi... Non credo che la vera motivazione sia la rassicurazione, esternata da uno solo dei membri, peraltro per via informale. La baracconata ha privato la popolazione di una valutazione e di un comunicato serio (richiesti entrambi anche dal Sindaco de L'Aquila). Per tutto ciò la sentenza non appare affatto sproporzionata.
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#8 "il processo ha provato oltre

ritratto di Andrea
24 ottobre, 2012 - 01:48 da Andrea (non verificato)
"il processo ha provato oltre ogni ragionevole dubbio che quei 29 cittadini de L'Aquila oggi sarebbero sicuramente vivi se quei 7 imputati avessero fatto qualcosa di diverso? Mi pare che la risposta sia no". Questo è un errore in diritto penale. Il processo deve dimostrare che quei 29 cittadini dell'aquila non sarebbero morti in quelle date e precise circostanze di fatto, se quei 7 imputati avessero fatto qualcosa di diverso. Se per ipotesi quei 29 individui fossero morti tutti in un incidente stradale mentre abbandonavano l'Aquila, su suggerimento della Commissione, a quest'ultima non si sarebbe potuto muovere alcun tipo di rimprovero. Quello che soltanto le motivazioni della sentenza possono dire è se sussiste un nesso causale tra le contestate imprudenze e negligenze degli esperti e quelle morti così come si sono esattamente verificate in concreto.
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#9 questo articolo mi sembra

ritratto di francesco cherubini
24 ottobre, 2012 - 10:51 da francesco cherubini (non verificato)
questo articolo mi sembra l'ennesimo ragionamento che vuole mettere in mostra l'originalità di una tesi e l'acume dell'autore, che produce alla fine l'effetto di confondere le carte e richiamare l'acquolina in bocca con una caccia alle streghe, di tipo differente però. si deve avere il coraggio di riconoscere, da società civile quale non vogliamo essere, che la scienza non fornisce spiegazioni e le asserzioni di uno scienziato non sono passibili di processo, qualsiasi processo, giusto o sbagliato. Scientista o antiscientista sono definizioni superficiale e manichee, che eludono i fatti. Il problema di riconoscere l'improcessabilità della scienza o del parere scientifico, sta nella conseguente assunzione di responsabilità di chi detiene realmente il potere di agire, che non è certo l'uomo di scienza, bensì IL COMUNE CITTADINO e l'AMMINISTRATORE della cosa pubblica, a qualsiasi livello. Pareri scientifici avevano già classificato molti degli edifici colpiti come a rischio, da diversi anni, ma nessun cittadino o amministratore si è sentito in dovere di AGIRE. scaricare le responsabilità su chi è più debole nella catena sociale e mediatica è abitudine meschina del nostro paese, da secoli...
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#10 Gentile Dr. Nosengo, la

ritratto di Franco Mele
24 ottobre, 2012 - 11:31 da Franco Mele (non verificato)
Gentile Dr. Nosengo, la ringrazio per l'analisi lucidissima. La ricostruzione dei fatti ancora è totalmente carente (almeno da parte dei mezzi di informazione) e sebbene abbia letto parecchio sulla questione, ancora non ho capito come sono andate le cose. Il processo potrebbe forse non aver ricostruito alcuni fatti che potrebbero essere determinanti per la definizione delle responsabilità collettive o individuali. Dopo la riunione della commissione grandi rischi, mi sembra di capire che sia mancata una comunicazione ufficiale di un portavoce designato. Questa mancanza mette in luce una carenza procedurale a cui spero si ovvierà in futuro. Ci sono state delle dichiarazioni successive di alcuni componenti. E' una questione giuridica a cui io non so dare risposta, se tali dichiarazioni implichino responsabilità individuale o collettiva. Un componente di una commissione è tale nel momento in cui si trova riunito, ma continua ad esserlo anche dopo, estendendo a tutti gli altri componenti la responsabilità delle sue affermazioni? Alla riunione in questione erano presenti, altre ai componenti della commissione, anche i sindaci e altre autorità locali. Quindi, deduco che non sia avvenuta una comunicazione ufficiale semplicemente perché i soggetti a cui la commissione voleva rivolgersi erano già presenti alla discussione. Dunque, se il dibattimento processuale ha dimostrato che alcune vittime non hanno lasciato le abitazione "perché rassicurate dalla commissione grandi rischi" per lo meno avrebbe dovuto ricostruire con quali modalità tali valutazioni rassicuranti della commissione (se ci sono state: anche questo io non lo so con certezza) siano giunte alle vittime. Sono giunte direttamente ? sono giunte tramite i sindaci presenti ? o tramite la ricostruzione giornalistica delle affermazioni della commissione ? Chi ha trasmesso i giudizi della commissione alla popolazione? questa trasmissione è avvenuta in modo corretto senza modificare in nulla i contenuti? Se si condanna qualcuno perché le sue affermazioni avrebbero causato comportamenti errati, occorre per lo meno dimostrare che effettivamente non ci siano state modificazioni di sorta tra ciò che è stato detto e ciò che è stato recepito dalla vittima. Inoltre, la buona fede degli esperti va riconosciuta (la sua assenza va dimostrata): quindi anche se la commissione avesse realmente detto a chiare lettere "non preoccupatevi" (cosa che a mio avviso va ancora dimostrata in modo circostanziato), si tratterebbe comunque sempre di un processo a una valutazione scientifica che solo col senno di poi si dimostra sbagliata. Ma in Italia ci troveremo in futuro 1000 volte nelle stesse condizioni, senza nessun grande terremoto a seguire.
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#11 troppa dietrologia

ritratto di Tiziana Chieruzzi
24 ottobre, 2012 - 12:48 da Tiziana Chieruzzi (non verificato)
Egregio dott. Nosengo, la ringrazio innanzi tutto per aver fatto chiarezza sul fatto che questo processo non è un attacco alla scienza, ma al comportamento di alcune persone che avevano il dovere di prevedere il rischio e di comunicare alla popolazione cosa fare. Sono una biologa marina, specializzata in gestione delle emergenze legate a grandi inquinamenti da petrolio e sostanze chimiche e ho esperienza di come si lavora al DPC. Credo che lei si bagli quando afferma che "o la riunione era una “mossa mediatica”... con un finale già scritto, e allora gli scienziati sono stati almeno in parte presi in giro. O la Protezione Civile era sinceramente aperta all'opinione degli scienziati e ha deciso cosa dire ai cittadini solo dopo averli ascoltati" Non sono due alternative. Sono solo due passaggi logici e consequenziali. Le scosse sismiche in Abruzzo, proseguivano da mesi, il problema dell'imminente verificarsi di un grave terremoto non era certo un argomento nuovo per il Dipartimento. Crede che Bertolaso, nel momento della famosa telefonata con Daniela Stati, non si fosse già documentato (consultando gli esperti) sulla pericolosità dello sciame sismico? Io ritengo che Bertolaso fosse già a conoscenza dell'opinione degli scienziati (che nel verbale della riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo "conclude che non c’e’ nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento."). Solo partendo da questa consapevolezza, Bertolaso cerca di evitare il panico e le voci che montano situazioni che, fino a poche ore prima del terremoto, sembrano esagerate (come dormire in macchina, lasciare l'Aquila, o ascoltare le previsioni di Giuliani che in quei giorni - "prevedeva" una forte scossa, una settimana prima, a Sulmona - cosi' i sulmonesi si sarebbero spostati a l'Aquila, dando retta a lui...) E lo fa con lo strumento migliore di cui è dotato: organizza una mossa mediatica per la tranquillità della popolazione e fa parlare proprio i massimi esperti dei quali ha stima e fiducia. Non c'è manipolazione degli scienziati. Perché avrebbero dovuto minimizzare un rischio così elevato? Per quale motivo o tornaconto far dire che non c'erano pericoli? Io credo nella buona fede. De Bernardinis, si è comportato da uomo delle istituzioni durante il processo (come lei riconosce) ma anche prima. Credo davvero, come dichiara, che "Non c'erano le condizioni per fare scelte diverse, quelle erano le scelte che potevo fare. Io avrei voluto evitare questi morti..." Ritengo invece che una colpa ci sia, nella mancata individuazione delle strutture con caratteristiche antisismiche non in regola, nella mancata comunicazione alla cittadinanza di quali fossero queste strutture, nella mancata educazione alla gestione dell'emergenza terremoto a livello individuale. Le esercitazioni antisismiche vengono fatte di routine dalla Protezione Civile, ma forse, andavano aumentate e capillarizzate su tutto il territorio, di pari passo con lo sciame sismico...
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#12 La certezza del diritto

ritratto di A.
24 ottobre, 2012 - 13:49 da A. (non verificato)
Non entro nel merito, ma permettimi di entrare nel metodo della Tua arringa. Affermi: "Un processo penale va commentato con gli argomenti del diritto ben prima che con quelli della scienza". Gli argomenti del diritto bisogna possederli, però. Altrimenti si può commentare una sentenza da cittadino, da scienziato, da membro di un comitato, da persona colpita dagli eventi oggetto della sentenza. Ma non da giurista, se non lo si è. Di seguito Ti riporto una norma che contiene un principio basilare del nostro ordinamento penale. Art. 40. del Codice penale italiano: "Rapporto di causalità. — Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo". "Ripetiamolo" (come scrivi tu nella tua arringa): Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. Poi confrontiamolo, al mero scopo di provocare un'associazione libera di idee, con il concetto di PROTEZIONE civile. E' solo uno spunto (e non tutti potranno e/o vorranno coglierlo); ci sarebbe da approfondire (e molto da studiare, per chi non ha familiarità con la materia). Ripeto (anch'io): non entro nel merito della vicenda e della sentenza, leggeremo le motivazioni. Abbiamo, sempre, tutti tanto da dire su tutto.
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#13 Io aggiungerei anche la L.

ritratto di L.
25 ottobre, 2012 - 02:04 da L. (non verificato)
Io aggiungerei anche la L. 225/1992 ed in particolare gli artt. 1bis, 2, 3, 5 e 9 (c. 1).
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#14 Come si fa ad impedire un

ritratto di C.
25 ottobre, 2012 - 03:50 da C. (non verificato)
Come si fa ad impedire un evento (la morte di alcune persone a causa di un terremoto) se non si può neppure prevedere se e quando avverrà?
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#15 Facile

ritratto di Mojtaba
25 ottobre, 2012 - 23:54 da Mojtaba (non verificato)
Facile lo si prevede.
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#16 Premesso che se nella catena

ritratto di L.
26 ottobre, 2012 - 10:42 da L. (non verificato)
Premesso che se nella catena della caUSAlità è presente un evento caSUAle, credo sia molto difficile se non impossibile dimostrare con assoluta certezza un rapporto di causa effetto. Ciò nonostante, "Non impedire un evento" (la morte di alcune persone), "che si ha l’obbligo giuridico di impedire" (ad es. per le funzioni assegnategli e/o per gli obblighi di legge), "equivale a cagionarlo". Per fare un esempio: se su una strada c'è probabilità di caduta massi (evento caSUAle) e l'ente preposto alla sua manutenzione (che quindi ha l'obbligo giuridico d'impedire eventi dannosi) non segnala tale possibilità in modo appropriato (es. con segnaletica ben visibile), o non ne impedisce l'accesso, ma si limita, per es., a dire "Non vi preoccupate é tutto a posto, molto difficilmente quei massi cadranno" e la gente, "rassicurata" (perché non adequatamente informata, e quindi non in grado di scegliere responsabilmente), continua a transitare per quella strada, al verificarsi dell'evento dannoso (decesso di persone dovuto alla caduta massi), ai sensi e per gli effetti dell'art. 40 C.P., l'ente è colpevole di averlo cagionato.
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#17 mah

ritratto di Luigi C
26 ottobre, 2012 - 11:25 da Luigi C (non verificato)
Su uno ti dice: molto difficilmente se passi di lì muori, vuol dire che c'è una probabilità che tu muoia, il che non è molto rassicurante... E poi sta gente che si informi, i mezzi non mancano, la mappa del rischio è chiara. Seguendo la tua metafora io vedo semmai che Comune, Provincia, Regione e Stato non hanno messo in sicurezza, e hanno permesso di costruire in luoghi non sicuri. Sono questi gli "enti preposti" che dovrebbero pagare (con una bella presi in carico di responsabilità da parte della collettività stessa, da cui quegli enti sono eletti...).
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#18 Prevedere una caduta massi è

ritratto di Antonio Saponara
26 ottobre, 2012 - 12:13 da Antonio Saponara (non verificato)
Prevedere una caduta massi è ben diverso dal prevedere un sisma di una certa magnitudo, l'esatta localizzazione dello stesso, nonché il momento in cui si manifesterà nel tempo. Non stiamo parlando di un tratto di strada di qualche km o centinaia di metri, non stiamo parlando di eventi la cui probabilità e quindi la cui valutazione del rischio aumenta con, ad esempio, la pioggia.Ovviamente in questi casi anche le misure da porre in atto sono quantitativamente e qualitativamente diverse e dispendiose. La prevenzione si fa primariamente sugli edifici, mettendo in sicurezza i vecchi e costruendo i nuovi con criteri specifici. Ma questo ovviamente ha un costo elevato e nel paese del tira la cinghia e del tira a campare per antonomasia manca la cultura per comprenderlo e metterlo in pratica. Molto più facile cercare facili capri espiatori.
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#19 @Antonio Saponara Forse mi

ritratto di L.
26 ottobre, 2012 - 13:49 da L. (non verificato)
@Antonio Saponara Forse mi sono spiegato male. "Per fare un esempio", ripeto ESEMPIO!!! Definizione di "esempio", dal dizionario Garzanti, "fatto, caso o frase che si cita per confermare un'affermazione o una regola, per chiarire un concetto" e poichè l'oggetto dalla mia risposta a C. era l'art.40 C.P., il mio esempio si limitava (e si limita) ad esso, non si estende a fatti e/o persone della vicenda processuale del sisma di L'Aquila.
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#20 A parte il fatto che nella

ritratto di L.
26 ottobre, 2012 - 16:34 da L. (non verificato)
A parte il fatto che nella sentenza, mi pare, non si faccia alcun riferimento a previsioni di sisma, ma è fuor di dubbio che prevedere una caduta massi, prevedere un sisma o una caduta di un fulmine sono cose ben diverse. Una moderna (e sottolineo moderna) prevenzione si fa anche informando ed educando le persone al rischio (ad es. con esercitazione anti sismiche come in Giappone) non solo mettendo in sicurezza gli edifici o costruendo "a norma". Parlare di "facili capri espiatori" mi sembra troppo semplicistico e riduttivo, considerato il fatto che le motivazioni della sentenza, mi sembra, non siano ancora disponibili,
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#21 Giusto

ritratto di Mojtaba
26 ottobre, 2012 - 13:51 da Mojtaba (non verificato)
Occorreva infatti evaquare tutto l'Abruzzo e non solo, dato che non parliamo di una strada limitata con rischio di caduta dei sassi.
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#22 quando le motivazioni?

ritratto di Nicola
24 ottobre, 2012 - 15:24 da Nicola (non verificato)
Articolo molto interessante, complimenti. Si sa quando verranno rese pubbliche le motivazioni della sentenza?
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#23 Le motivazioni dovranno

ritratto di L.
27 ottobre, 2012 - 15:32 da L. (non verificato)
Le motivazioni dovranno essere depositate entro 90 giorni dal deposito della sentenza avvenuto martedì scorso, 22 ottobre.
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#24 Gentili signori tutti, senza

ritratto di Domenico Sorrentino
27 ottobre, 2012 - 13:13 da Domenico Sorrentino (non verificato)
Gentili signori tutti, senza detiarvi, da incompetente, e con il vostro consenso dito la mia. In questa sentenza vedo ben altro: "se gli esperti non hanno previsto l' evento, allora le compagnie assicuratrici non pagano i danni di coloro che avevano assicurato l' immobile e la vita stessa dei residenti". Le conseguenze si possono ben immaginare. Spero tanto di sbagliarmi (accertate le mie incompetenze), ma, se mi sbaglio mi sbaglio di poco. Poco, poco. cordialità
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#25 Un articolo molto

ritratto di Carlo Barranco
28 ottobre, 2012 - 14:34 da Carlo Barranco (non verificato)
Un articolo molto interessante. Personalmente spero che i successivi gradi ribaltino la sentenza, intanto aspetto le motivazioni (peraltro trovo mostruoso che una persona venga condannata a 6 anni di galera e debba aspettare 90 giorni per sapere le motivazioni)
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#26 allarmare, rassicurare, allertare

ritratto di Andrea Turchi
30 ottobre, 2012 - 11:56 da Andrea Turchi (non verificato)
Penso si debba ragionare sul diverso significato delle parole allarmare, allertare, rassicurare. La disputa è in effetti è avvenuta tra chi allarmava e chi rassicurava, ma entrambe le posizioni contengono un errore simmetrico, mirano a prevedere ciò che nel futuro accadrà. SI allarma quando si vuole indurre timore per un evento, si rassicura quando si vuole eliminare quel timore. Invece allerto (forzo volutamente le differenze tra i termini) quando voglio che si faccia attenzione su un possibile evento negativo per evitarne le conseguenze. Quello che la commissione doveva fare (e ancora non mi è chiaro se non lo ha fatto in modo esplicito o implicito) era proprio quello di allertare, fare aumentare la consapevolezza e l’attenzione su un possibile evento catastrofico. Il fatto che la Commissione fosse arrivata alla conclusione che “non c’e’ nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento" non escludeva logicamente che tale evento si potesse verificare congiuntamente alla sequenza, a meno di non sostenere che non ci sia differenza di pericolo tra sequenza di scosse e nessuna scossa, il che mi pare assurdo. Quindi bene ha fatto la Commissione a non allarmare, male ha fatto a non allertare, e quindi a non predisporre o a non chiedere che venissero predisposte procedure attive perche la popolazione fosse maggiormente pronta a rispondere al possibile evento. E mi pare evidente che non l’abbia fatto proprio per insufficienza di autonomia di pensiero nei confronti della pressione politica e mediatica che si era generata sulla situazione aquilana (influenzata non poco da altri eventi mediatici quale il vertice alla Maddalena). Ciò detto, e in mancanza di competenza giuridica, sono anch’io perplesso sulla pesantezza della condanna, legata però alla fattispecie di reato; e forse la domanda giusta da porsi è se il destino delle persone morte sarebbe potuto essere diverso (almeno e in parte e almeno per alcuni di loro) se l’allerta (che si doveva realizzare in una catena di comandi ch è del tutto mancata) fosse stata resa operante. Io non riesco a escluderlo, malgrado le ottime argomentazioni di Nicola.
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#27 In attesa delle motivazioni,

ritratto di L.
2 novembre, 2012 - 00:36 da L. (non verificato)
In attesa delle motivazioni, poiché il giudice ha accolto la tesi dell'accusa, forse sarebbe meglio leggere la "Memoria del P.M." del 13.07.2010: http://www.scienzainrete.it/files/memoria_pm_13_luglio.pdf Per chi vuole, in rete sono disponibili anche le registrazioni video (circa 8,5 ore) dell'intera requisitoria del P.M. e delle repliche prima della sentenza,
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#28 Se sono sfumate e poco

ritratto di Antonio Sanna
2 novembre, 2012 - 13:32 da Antonio Sanna (non verificato)
Se sono sfumate e poco dimostrabili le responsabilità degli scienzati e dei funzionari, relativamente alla probabilità di una scossa rovinosa, sono invece chiarissime ed ineludibili le responsabilità relative agli edifici. Da quasi quarant'anni esiste una legge che impone norme antisismiche nella costruzione degli edifici e ne deriva automaticamente la responsabilità dei costruttori che hanno costruito male e dei funzionari che non hanno vigilato. Se non si porrà rimedio ad inerzie e speculazioni, le tragedie continueranno, non ostante le leggi e le tecniche che permetterebbero di evitarle.
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#29 http://www.ilgiornaledellapro

ritratto di A.
14 novembre, 2012 - 13:39 da A. (non verificato)
http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/?pg=1&idart=7510&idcat=1
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