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Home » Campi del sapere » Ambiente & sanità

Quando l'inquinamento industriale accorcia la vita

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Italia da rifare

Finalmente abbiamo una mappa dell'”Italia da rifare”. L'Italia ammalata per industrie insalubri e discariche abusive. L'Italia avvelenata dall'amianto e dalla diossina, e che da troppi anni aspetta di essere risanata. E' l'Istituto Superiore di Sanità a regalarci questa mappa con lo studio Sentieri, presentato oggi al Convegno dell'Associazione italiana di epidemiologia a Torino e appena pubblicato come supplemento sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione (vedi sito). Si tratta di un ambizioso progetto, finanziato dal Ministero della salute, che ritrae la situazione sanitaria di 44 luoghi altamente inquinati, sparsi per tutta la penisola e le isole maggiori, in cui le condizioni ambientali fanno ammalare e morire la popolazione più della media. Località – da Porto Marghera a Gela, da Taranto a Porto Torres solo per citare le più note - in cui il livello di contaminazione dei suoli e delle falde, spesso dovute al pesante retaggio industriale, mettono a serio rischio la salute di chi ci lavora e ci abita.
Proprio per questo motivo questi luoghi sono stati battezzati da varie leggi con la sigla SIN, che sta per “Siti di bonifica di interesse nazionale”, dove però nella maggior parte dei casi le bonifiche sono ancora di là da venire. I SIN sono 57. Di questi, il pool di epidemiologi ambientali di Sentieri ne ha scelti 44 più interessanti sotto il profilo sanitario, per i quali sono stati analizzati i dati di mortalità in un arco di tempo che va dal 1995 al 2002.

Nel loro complesso, queste aree sono caratterizzate da una mortalità in eccesso rispetto alle medie regionali. Vale a dire che le morti “osservate” sono, in quasi tutte le località, maggiori di quelle “attese”. Sentieri ha definito le esposizioni ambientali sulla base dei decreti di perimetrazione di queste aree di bonifica, caratterizzate dalla presenza di impianti chimici, petrolchimici, raffinerie, industrie siderurgiche, centrali elettriche, miniere e cave di amianto e altri minerali, porti, discariche e inceneritori. Insomma, l'Italia dell'industria pesante e delle pattumiere, dove generazioni di lavoratori hanno prodotto benessere e ricchezza spesso a costo della loro salute.

Quanti i morti da contaminazione industriale?

3.508 in otto anni: ecco a quanto ammontano i morti in più per malattie riconducibili alle esposizioni industriali. Se invece si considera il surplus complessivo dei decessi in queste aree si sfiorano per lo stesso periodo le 10 mila persone (su 403mila morti complessivi), di cui non si può dire con certezza se la componente ambientale abbia giocato un ruolo più o meno rilevante.
C'è insomma un pezzo non piccolo d'Italia, pari a 298 comuni con 5,5 milioni di abitanti (un decimo della popolazione) che sta decisamente peggio degli altri. Non solo perché, abitando in aree industriali o comunque degradate (come il litorale domizio flegreo e l'agro aversano interessato dal fenomeno delle discariche abusive), la popolazione ha in media un reddito e una scolarizzazione più bassa dei loro vicini. Ma anche perché alle diseguaglianze economiche e sociali si aggiunge un ambiente più insalubre, tanto da far correre più rapidamente il pallottoliere della mortalità, soprattutto nel Sud Italia.

“Lo studi Sentieri fotografa la situazione sanitaria di una porzione rilevante d'Italia determinata dall'inquinamento industriale degli anni '50-'70. Un tributo pagato dalle popolazioni locali all'industrializzazione del paese, che ha lasciato un segno pesante nella contaminazione dei suoli e delle falde, dei fiumi e nei tratti di mare antistanti le aree più critiche” spiega il coordinatore Pietro Comba, dell'Istituto Superiore di Sanità. “I prossimi passi di Sentieri prevedono l'analisi in queste aree delle malattie e dei ricoveri per vedere se a una aumentata mortalità corrisponde anche – come è prevedibile – una maggior carico di malattie di natura ambientale, e quanto questa situazione perduri ancora oggi”.

Ecco la mappa delle mortalità da inquinamento industriale

Mappa delle zone avvelenate in italia
Mappa con le zone di bonifica in italia

Delle 63 cause di morte prese in considerazione dalle statistiche, alcune emergono come indubitabilmente legate a contaminazioni ambientali e malattie lavorative. Il caso più palese è rappresentato dalle 416 morti in eccesso per tumore alla pleura nei siti contaminati da amianto, per la presenza di cave di estrazione del minerale o di impianti di lavorazione (Balangero, Casale Monferrato, Broni, i dintorni dello stabilimento Fibronit di Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli e alcuni comuni lungo il litorale vesuviano). Più sfumato il quadro nei grandi complessi petrolchimici e siderurgici, dove alle emissioni di questi stabilimenti si associano altri fattori critici, come il traffico pesante e i fumi delle centrali termoelettriche. Tuttavia non è difficile ricondurre alle raffinerie di Porto Torres e Gela, alle acciaierie di Taranto, alle miniere del Sulcis-Iglesiente e alla chimica di Porto Marghera l'aumento di mortalità per tumore al polmone e malattie respiratorie non tumorali. O i decessi in più per insufficienza renale e altre malattie del sistema urinario alle emissioni di metalli pesanti, composti alogenati e idrocarburi degli stabilimenti di Piombino, Massa Carrara, Orbetello o la bassa valle del fiume Chienti.
Sempre nel Chienti, come nella Laguna di Grado-Marano e nella zona Nord di Trento (sede di impianti di produzione del piombo tetraetile fino alla fine degli anni settanta) si segnalano invece incrementi di malattie neurologiche come il morbo di Parkinson che potrebbero essere attribuite alle emissioni di piombo, mercurio e solventi organoalogenati. Anche un discreto aumento di decessi legati a malformazioni congenite è stato associato all'inquinamento da metalli pesanti e altre sostanze a Massa Carrara, Falconara, Milazzo e Porto Torres. “Da notare che per il sito di bonifica di Massa Carrara, nel quale le industrie più inquinanti sono state chiuse negli anni '80 ma la bonifica non è stata ancora effettuata, si registra l'eccesso maggiore di mortalità per cause ambientali: oltre 170 decessi in più ogni anno (13% in più dei decessi attesi)” commenta l'epidemiologo Fabrizio Bianchi del CNR di Pisa.
La lunga storia dello stabilimento Caffaro di Brescia, infine, con la vasta contaminazione di PCB nei terreni circostanti in piena città, ha lasciato il segno nei dati di mortalità con un aumento di casi di linfomi non-Hodgkin.

Sommando tutti questi casi si arriva quindi al totale di 3.508 morti in più dal 1995 al 2002 rispetto alle rispettive medie di mortalità regionale, pari a 439 casi eccedenti all'anno, che rappresentano solo la punta dell'iceberg dell'impatto sanitario da cause ambientali. La stima, infatti, da un lato considera solo un decimo della popolazione italiana, dall'altro si limita a considerare le malattie che possono essere associate con un certo grado di certezza a cause ambientali in base alla letteratura scientifica consolidata. In questo modo sono stati esclusi, per esempio, malattie come il tumore al seno, il diabete e alcuni disturbi neurologici che secondo alcune ipotesi potrebbero avere almeno in parte una spiegazione ambientale. L'analisi, infine, considera solo la mortalità, quindi non misura adeguatamente le malattie non letali.

Se invece si considera il complesso delle cause di morte, l'eccesso sale a 9.969 casi (oltre 1.200 casi all'anno), quasi tutti concentrati nel Sud Italia (8.933 decessi). Come sapere se queste morti non riguardano solo o soprattutto gli operai che hanno lavorato nelle industrie interessate dallo studio? “Ce lo dice il fatto che per quasi tutte le malattie considerate la mortalità ha riguardato sia gli uomini sia le donne e tutte le classi d'età. Tutta la popolazione quindi è stata più o meno interessata dalla contaminazione diffusa” spiega l'autrice di Sentieri Roberta Pirastu, della Sapienza di Roma. “Una popolazione che, già penalizzata da condizioni socioeconomiche sotto la media, deve per giunta fare i conti con una maggiore concentrazione di attività inquinanti” aggiunge Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio. “Loro pagano in prima persona con morti e malattie, mentre le bonifiche, in forte ritardo, le paga tutta la collettività e quasi mai i privati che hanno determinato queste situazioni”.

Tabella mortalità_1

Tabella mortalità_2

Tabella mortalità_3

Tabella mortalità_4

Oltre la mortalità

Lo sconsolante quadro sanitario di questa “Italia da rifare” non si ferma qui. Lo studio condotto fino ad ora estenderà il periodo in alcuni casi fino al 2008, analizzerà le schede di dimissione ospedaliera, i registri tumori, delle malformazioni congenite e di altre malattie per avere un quadro anche del carico di malattie di origine ambientale. Nelle sue raccomandazioni finali, inoltre, il gruppo di Sentieri indica anche la necessità di approfondire alcune situazioni specifiche, come la contaminazione diffusa di DDT, pesticidi e metalli pesanti a Pieve Vergonte, nella Val d'Ossola, dove fino al 1997 ha operato una fabbrica del pericoloso insetticida, riscontrato sopra i livelli di guardia anche nei pesci del non lontano Lago Maggiore. Oltre agli eccessi di mortalità per tumore al colon-retto e allo stomaco registrati da Sentieri studi analitici dovranno studieranno are anche i casi di tumore alla mammella, il diabete, il ritardo mentale nei bambini e la qualità dello sperma: tutti effetti imputabili all'esposizione al DDT.
Uno studio dovrà essere effettuato anche nella Valle del Sacco (Lazio), costellata da industrie chimiche e discariche, dove si andranno ad approfondire gli effetti sanitari (tumori e salute riproduttiva) conseguenti alla esposizione ad alti livelli dell'insetticida lindano prodotto nella valle.

Più in generale, nei prossimi anni partirà una serie di studi di biomonitoraggio umano e analisi di alcuni alimenti proprio per colmare le lacune della ricerca attuale. Lo studio Sentieri è infatti di tipo geografico-descrittivo, e non ha potuto misurare direttamente l'esposizione delle popolazioni ai diversi inquinanti. I morti in più sono un importante campanello d'allarme di una situazione degradata. Manca però la “pistola fumante”, l'individuazione puntuale delle sostanze killer e del modo in cui queste – dal suolo, dalle falde e dai corsi d'acqua – abbiano contaminato le persone. Delle ipotesi, ovviamente, esistono. “Escludendo il consumo di acqua potabile che in tutta Italia è controllata nel rispetto delle soglie di legge, si ipotizza che questi inquinanti in specifiche situazioni possano migrare dai terreni agli ambienti indoor sotto forma di vapori” spiega Loredana Musmeci, dell'Istituto Superiore di Sanità. “Un'altra via importante di contaminazione è attraverso il consumo di alimenti, in particolare verdure e pesce”.
Una caratterizzazione chimica dei terreni inquinati e campagne di analisi del sangue e di altri liquidi biologici della popolazione esposta consentiranno di formulare un quadro preciso della contaminazione ambientale, nonché un piano efficace di risanamento di questa Italia avvelenata.

Bonificare conviene
Finora si è fatto troppo poco per bonificare i SIN oggetto di questo studio. Eppure converrebbe, a giudicare da i conti fatti da uno studio italo-inglese pubblicato recentemente su Environmental Health. Solo considerando i comprensori petrolchimici di Priolo e Gela (dove per ora sono stati spesi in opere di bonifica rispettivamente a 744 e 127 milioni di euro) si potrebbero risparmiare 10 miliardi di euro in 50 anni in morti e malattie ambientali evitate a seguito di una completa bonifica delle areee. Gli studi epidemiologici condotti finora attribuiscono alla contaminazione ambientale delle due aree siciliane un eccesso ogni anno di 47 morti premature, 281 ricoveri per cancro e 2.700 ricoveri per altre malattie. Applicando a questi numeri un sistema di calcolo costi-benefici ne esce appunto quella cifra miliardaria. “Il calcolo si basa sulla cosiddetta willingness to pay, vedendo cioè quanto si è disposti a pagare per evitare malattie o l'accorciamento della vita per cause ambientali” spiega il responsabile del progetto Fabrizio Bianchi del CNR di Pisa. La stima è inevitabilmente incerta, ma ha il pregio di dare un valore economico alla bonifica dei siti inquinati.

Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN) nel Progetto SENTIERI: principali caratteristiche.

RegioneAcronimoSINTipologie degli impianti Comuni afferenti n. Popolazione residente al Censimento 2001
PiemonteBALBalangerocava lapidea, amianto, discarica26211
PiemonteCASCasale Monferratoamianto4885824
PiemonteSERSerravalle Scriviachimico (rigenerazione oli esausti)27928
Piemonte, LiguriaCESCengio e Salicetochimico (produzione di coloranti), discarica3238170
PiemontePIVPieve Vergonteimpianti chimici, discariche (RSU+rif.speciali non pericolosi+rifiuti da metallurgia Pb,Zn,Cu+cavi elettrici plastificati)36067
Valle d'AostaEMAEmaresecava, amianto, discarica1202
LombardiaCERCerro al Lambrodiscarica27794
LombardiaPIRPioltello Rodanochimico, discarica236261
LombardiaSESSesto San Giovannisiderurgico, discarica2127112
LombardiaBREBrescia Caffarochimico, discarica3200144
LombardiaBROBroniamianto19347
LombardiaLMNLaghi di Mantova e polo chimicochimico (metallurgia, cartaria), petrolchimico, area portuale, discarica257813
Trentino Alto AdigeBOLBolzanochimico (produzione di alluminio e magnesio)194989
Trentino Alto Adige AdigeTRETrento nordchimico1104946
VenetoVENVenezia (Porto Marghera)chimico, petrolchimico, raffineria, centrale elettrica, area portuale, discarica1271073
Friuli Venezia GiuliaLGMLaguna di Grado e Maranochimico (produzione di cellulosa), area portuale630496
Friuli Venezia GiuliaTRITriestechimico, raffineria, siderurgico, area portuale1211184
LiguriaCOSCogoleto e Stoppanichimico (produzione di bicromato di sodio), discarica220526
LiguriaPITPitellichimico, centrale elettrica, area portuale, amianto, discarica2102291
Emilia RomagnaFIDFidenzachimico, discarica241330
Emilia RomagnaSASSassuolo - Scandianochimico (lavorazione della ceramica)6102811
ToscanaMSCMassa Carrarachimico (farmaceutico), petrolchimico, siderurgico, area portuale, amianto, discarica, inceneritore2131803
ToscanaLIVLivornoraffineria, area portuale2172145
ToscanaPIOPiombinochimico, siderurgico, centrale termoelettrica, area portuale, discarica133925
ToscanaORBOrbetellochimico (produzione di fertilizzanti chimici)114607
UmbriaTERTerni - Papignosiderurgico, discarica1105018
MarcheFALFalconara Marittimachimico, raffineria, centrale elettrica128349
MarcheBBCBasso bacino fiume Chientichimico (industria calzaturiera)590807
LazioBFSBacino idrografico fiume Saccochimico988592
CampaniaLDFLitorlae domizio flegreo e Agro aversanodiscarica771314222
CampaniaALVArea litorale vesuvianoamianto, discarica11462322
PugliaMANManfredoniachimico, discarica271621
PugliaBARBari - Fibronitamianto1316532
PugliaTARTarantoraffineria, siderurgico, area portuale, discarica2216618
PugliaBRIBrindisichimico, petrolchimico, centrale elettrica, area portuale, discarica189081
BasilicataTITTitochimico, siderurgico, amianto, discarica16387
BasilicataAVBAree industriali Val Basentochimico, amianto639997
CalabriaCCCCrotone - Cassano - Cerchiarachimico, discarica380517
SiciliaMILMilazzoraffineria, siderurgico, centrale elettrica345177
SiciliaGELGelachimico, petrolchimico, raffineria, discarica172774
SiciliaBIABiancavillaCava, amianto122477
SiciliaPRIPriolochimico,petrolchimico, raffineria, area portuale, amianto, discarica4181478
SardegnaAPTAree industriali Porto Torreschimico, petrolchimico, centrale elettrica, area portuale, discarica2141793
SardegnaSIGSulcis - Iglesiente - Guspinesechimico, miniera, discarica39263117

Link
L'importante comunicato dell'Istituto Superiore di Sanità sulla studio SENTIERI

8 novembre, 2011 da Luca Carra


Commenti

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#1 Basf Italia srl

ritratto di Sammy
9 novembre, 2011 - 12:56 da Sammy (non verificato)
Leggendo il vostro articolo, ho avuto dei brividi, non che non ci abbia mai pensato all'inquinamento, ma leggere dei numeri, mi ha fatto riflettere! Forse perchè ho un bambino di 5 anni e pensare, anche dopo gil eventi climatici di questi giorni, a che cosa gli sto lasciando... Tra l'altro vivo in una zona di Roma, dove c'è un'azienda chimica, che so tra l'altro, essere molto contrastata dagli abitanti limitrofi, ormai da anni. Mi chiedo quindi se anche questa BASF Italia Srl - Divisione Catalizzatori, sarà noiva per la ns salute. Che Dio ce la mandi buona!!! Una lettrice preoccupata!
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#2 Buongiorno, grazie del suo

ritratto di Luca Carra
9 novembre, 2011 - 17:23 da Luca Carra

Buongiorno, grazie del suo commento. Tenga presente che lo studio Sentieri è una fotografia del passato e non del presente industriale del Paese, che si spera meno dannoso per la salute, anche in virtù di limiti più stringenti. Comunque è bene esercitare un atteggiamento di scrutinio continuo sulle fonti inquinanti. E' quindi motivo di soddisfazione che studi ben fatti come Sentieri continuino anche in futuro ad affinare l'analisi delle potenziali conseguenze che la contaminazione ambientale diffusa può avere sulla salute pubblica.

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#3 Studio Epidemiologico leucemie nel Comune di Falconara Marittima

ritratto di Roberto Cenci
9 novembre, 2011 - 16:07 da Roberto Cenci (non verificato)
Salve, vi scrivo dal comune di Falconara Marittima (AN). Anche se seguo da cittadino attivo le tematiche sanitarie del mio Comune e so che siamo a pieno titolo in rendiconto come questo, ogni volta che mi segnalano ricerche, post o commenti come questo, leggo interessato e sento una fitta una al cuore.quando trovo conferme a quanto scientificamente incontrovertibili. L'Istituto Superiore di Sanità non è paragonabile ad un qualunque parere di un singolo scienziato o dottore più o meno di parte (ambientalista o aziendale che sia). Da noi ci sono Comitati Civici che da anni si battono per far emergere almeno in parte la verità, si perché le "cifre" per quanto attendibili o veritiere a mio avviso solo in parte fanno emergere la realtà...per una serie di motivi comprendendo fra questi anche quelli socio politici locali ritengo che non si riesca a riprodurre sulla carta la realtà e per non essere frainteso aggiungo che i numeri rappresentano a livello sanitario la realtà sempre in difetto...difficilmente in eccesso. Pertanto basterebbe già il solo sospetto ad indurre a principi di precauzione che condizionino anche le scelte successive sui territori, il "prevenire è meglio che curare" solo a chi ha poca sensiibilità può apparire come una frase detta tanto per dire e si può anche ben comprende perché fino ad oggi non sia poi la regola o l'assunto "principe" per le scelte dei nostri amministratori e politici locali e nazionali. Grazie per il servizio di informazione che offrite. Roberto Cenci - Falconara M.ma (AN)
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#4 Sul principio di precauzione

ritratto di Luca Carra
9 novembre, 2011 - 17:30 da Luca Carra

Parole sante sul principio di precauzione. A questo proposito consiglio la lettura di "Late lessons fron early warning: the precautionary principle 1986-2000" (facilmente scaricabile online dal sito dell'Agenzia europea dell'ambiente), da cui emerge quanto un atteggiamento precauzionale sulle nuove sostanze di orgine industriale avrebbe potuto salvare vite umane: dall'amianto al benzene, dal DES alle radiazioni, dal PCB e diossine al DDT. Per far vincere questa nuova filosofia uitlissimi sono i comitati civici che lei ricorda, nella loro opera di sensibilizzazione e contrasto degli interessi costituiti, che sempre hanno frenato l'accertamento epidemiologico e tossicologico alimentando uno strumentale scetticismo antiscientifico (il caso del tabacco resta di scuola!)

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#5 La bonifica dei siti inquinati

ritratto di Amerigo Zona
9 novembre, 2011 - 16:26 da Amerigo Zona (non verificato)
Gentile Dr. Carra, desidero esprimere il mio apprezzamento per i contenuti del Suo articolo sui risultati del Progetto SENTIERI, avendo constatato che Lei è riuscito perfettamente a comunicarne significato e finalità. Desidero sottolineare due aspetti, che a me sembrano rilevanti, e che trovo possano essere utili anche per i lettori di Scienza in Rete. E' essenziale ribadire che nella maggior parte dei casi gli eccessi di mortalità osservati per diverse cause nei SIN non possano essere attribuiti con certezza alle esposizioni ambientali, ma solo con un grado più o meno importante di probabilità. Mentre per il mesotelioma della pleura l'esposizione ad amianto è fondamentale, per tutte le altre cause di morte si è sempre in presenza di patologie che riconoscono più di un fattore di rischio. Per tale ragione nel comunicato stampa [1] dell'Istituto Superiore di Sanità, il Presidente, Prof. Enrico Garaci, ha affermato che "sarebbe fuorviante e scientificamente poco valido affermare che ogni incremento della mortalità osservato possa essere attribuito all’inquinamento in uno specifico sito. Per questa ragione, in molti casi, gli elementi emersi dallo studio hanno condotto i ricercatori a formulare raccomandazioni per ulteriori studi di approfondimento". Pur tenendo in considerazione questa cautela, SENTIERI arricchisce le nostre conoscenze sui Siti studiati. L'altro punto nasce dalla citazione della pubblicazione sulla rivista Environmental Health del Dr. Bianchi, che, a differenza del Progetto SENTIERI, ha valutato il rapporto costi-benefici della bonifica in un'area siciliana. E' opportuno ricordare al lettore che la bonifica di un territorio ricadente nel perimetro di un Sito Inquinato, prevista dalla normativa vigente, è un processo che deve avere luogo indipendentemente da valutazioni di tipo costi-benefici. Quando un'area viene definita, attraverso un apposito Decreto, Sito Inquinato di Interesse Nazionale, non vanno attesi i risultati di ulteriori studi, nè epidemiologici, nè di tipo economico per procedere al risanamento. La saluto cordialmente. Amerigo Zona, membro del gruppo di lavoro e curatore del Progetto SENTIERI. [1] http://www.iss.it/pres/comu/cont.php?id=1205&tipo=1&lang=1
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#6 Bonifiche subito!

ritratto di Luca Carra
9 novembre, 2011 - 17:31 da Luca Carra

D'accordo sulla necessità di procedere il più rapidamente possibile alle bonifiche, che non devono seguire ma precedere l'accertamento dell'impatto sanitario delle situazioni a rischio.

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#7 L’articolo riporta

ritratto di Roberto Pasetto
9 novembre, 2011 - 16:39 da Roberto Pasetto (non verificato)
L’articolo riporta principalmente i risultati del progetto SENTIERI, è ben scritto e affronta i punti essenziali dello studio. L’impostazione dello studio SENTIERI è diversa da quella di altri studi precedentemente condotti nei siti inquinati italiani, compreso quello sui costi-benefici economici descritto nel box evidenziato in verde. SENTIERI ha tenuto conto delle conoscenze pregresse riguardo l’associazione tra le singole cause di morte e le esposizioni ambientali specifiche per ogni sito inquinato. Le parole con cui il prof. Enrico Garaci, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, comunica l’uscita dei risultati del progetto, ben rappresentano il loro significato complessivo: "la mortalità osservata nei siti contaminati è risultata del 15% più elevata di quella media regionale per le cause di morte correlate al rischio ambientale, ma sarebbe fuorviante e scientificamente poco valido affermare che ogni incremento della mortalità osservato possa essere attribuito all’inquinamento in uno specifico sito". In ogni sito inquinato vanno fatte considerazioni accurate per valutare quanto sia verosimile l’attribuzione dei casi di patologia all’inquinamento ambientale. SENTIERI ha fatto un importante sforzo in questa direzione. Roberto Pasetto e Ivano Iavarone, curatori del volume sui risultati del Progetto SENTIERI Un resoconto redatto dai curatori del volume sui risultati di SENTIERI può essere consultato al seguente indirizzo web http://www.iss.it/epam/rili/cont.php?id=382&lang=1&tipo=11
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#8 Una importante precisazione

ritratto di Luca Carra
9 novembre, 2011 - 17:34 da Luca Carra

Grazie Pasetto e Iavarone per l'importante precisazione del Presidente dell'istituto superiore di sanità Enrico Garaci che giustamente ricorda che lo studio Sentieri non è ancora in grado di stabilire un nesso causale con le fonti ambientali degli eccessi di mortalità riscontrati. Per questo è importante che Sentieri continui raffinando sempre più i suoi strumenti di indagine per darci più certezze e dimensionare correttamente un impatto sanitario sul quale peraltro il gruppo di lavoro di Sentieri è stato giustamente molto conservativo.

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#9 Polo Chimico di Pioltello-Rodano

ritratto di Michele Scanferla
9 novembre, 2011 - 18:50 da Michele Scanferla (non verificato)
Buonasera, mi risulta che la bonifica del polo chimico di Pioltello-Rodano sia stata completata. Mi sbaglio?
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#10 Bonifica della Sisas di Pioltello Rodano

ritratto di Luca Carra
9 novembre, 2011 - 19:05 da Luca Carra

Risulta che la bonifica sia stata portata a termine - dopo una lunghissima storia anche legale - nel marzo del 2011. Così emerge fra la'ltro dalla voce Sisa di Wikipedia a cui la rimando http://it.wikipedia.org/wiki/SISAS così come per completezza le allego il diverso parere di Greenpeace: http://circolopasolini.splinder.com/post/24377916/una-sporca-storia-la-bonifica-di-pioltellorodano

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#11 Vivo lì e nessuno ne parla...

ritratto di Clara Puntin
9 novembre, 2011 - 23:03 da Clara Puntin (non verificato)
Vivo proprio in un Comune della LGM, mangio pesce quasi ogni giorno, mia madre è morta l'anno scorso di tumore a poco più di 70 anni così come tanti negli ultimi 5 anni nel mio paese e sempre più giovani... Però tutti parlano solo di Chernobyl, della nube che è passata sopra il Friuli tanti anni fa, della Ferriera di Trieste e della Caffaro di Torviscosa. Tra l'altro a pochi metri ci sono i pascoli delle mucche da latte della Torvis/Parmalat. Ma uno come fa? Ho 2 figli piccoli e fare una semplice spesa tra mucche pazze, polli con antibiotici, verdure contaminate e mozzarelle adulterate è una via crucis. Ancora un paio d'anni e la mappa dell'Italia sarà tutta blu...
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#12 Dove si trova?

ritratto di Luca Carra
15 novembre, 2011 - 15:28 da Luca Carra

Dal suo commento non capisco la località cui lei fa riferimento. Mi interesserebbe conoscerla, in modo da poterle mandare informazioni, nel caso esistessero.

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#13 Comune di Ruda, provincia di

ritratto di Clara Puntin
17 novembre, 2011 - 11:21 da Clara Puntin (non verificato)
Comune di Ruda, provincia di Udine, 15 km da Grado, 20 Km da Marano, 5 Km da Torviscosa, 20 km da Duino Aurisina
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#14 Perché manca la discarica di Mazzarà?

ritratto di carmen
10 novembre, 2011 - 18:56 da carmen (non verificato)
Gradirei che venga inserita in questa lista l'area della discarica (a cielo aperto) di Mazzarrà Sant'Andrea in provincia di ME, dove ancora si raccoglie la monnezza di tutti i 108 comuni della prov. isole eolie comprese ... qua la gente muore e nessuna sa niente! grazie
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#15 Grazie della segnalazione

ritratto di Luca Carra
11 novembre, 2011 - 12:22 da Luca Carra

Purtroppo non è possibile aggiungere a questo elenco se non i SIN (siti di interesse nazionale di bonifica) che vengono stabiliti e perimetrati per decreto. Comunque grazie della segnalazione: sicuramente ci potrebbe essere un interesse da parte di epidemiologi a condurre ricerche.

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#16 Il DDT ammazzato dal principio di precauzione

ritratto di Piero_Morandini
10 novembre, 2011 - 22:25 da Piero_Morandini (non verificato)
Luca Carra (in uno dei commenti in risposta ai lettori) sostiene che " un atteggiamento precauzionale sulle nuove sostanze di orgine industriale avrebbe potuto salvare vite umane" e cita il caso del DDT. In questo caso è il principio di precauzione ad ammazzare. Il DDT è un composto chimico abbastanza innocuo per l'uomo, alle dosi a cui siamo esposti, ma di fatto ha salvato circa 500 milioni di persone dalla morte per malaria e da altre malattie trasmesse da insetti. Suggerisco sul DDT la lettura di uno dei pezzi di Tom De Gregori http://www.uh.edu/~trdegreg/ROCKWELL.HTM Per DDT e PCB esiste forte evidenza che non siano causa di tumore p. es. al seno http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11251983 Cito dall'ultima riga dell'abstract: "Overall, our results do not support the hypothesis that exposure to DDT and PCBs increases the risk of breast cancer."
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#17 Le cose sono più complicate...

ritratto di Luca Carra
11 novembre, 2011 - 12:12 da Luca Carra

Senza togliere nulla ia meriti "insetticii" del DDT, continuano gli studi di tosicologia ed epidemiologia ambientale sul DDT, come testimonia, tra l'altro questo studio: http://ehp03.niehs.nih.gov/article/fetchArticle.action?articleURI=info:doi/10.1289/ehp.11748

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#18 Scusi ma questo cosa

ritratto di mario
12 ottobre, 2012 - 11:07 da mario (non verificato)
Scusi ma questo cosa significa? Forse che il fatto di fare ricerche senza ottenere il risultato voluto implichi la necessità di ripeterle all'infinito?
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#19 Prudenza sul DDT

ritratto di Luca Carra
12 ottobre, 2012 - 16:07 da Luca Carra

I ricercatori da me citati sopra mi sembrano chiari ed equilibrati: vi sono più che sospetti di effetti tossici, che andrebbero approfonditi sull'uomo. Questo dice la ricerca. Il buon senso dice che han fatto bene a bandirlo. E probabilmente ha fatto bene l'OMS a dare il permesso ad usarlo per fronteggiare mali maggiori in situazioni ben determinate e localizzate.

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#20 Perdoni, ma sono

ritratto di mario
12 ottobre, 2012 - 18:18 da mario (non verificato)
Perdoni, ma sono cinquant'anni che si approfondisce. E in questo caso prendere acriticamente le raccomandazioni dei ricercatori è un pò come chiedere il parere all'oste sulla quantità di vino a pasto. Il buon senso poi non è lo strumento oggettivamente più adatto nelle valutazioni costi/benefici. E l'ordine di grandezza riportato sopra è un poco diverso da "situazioni ben determinate e localizzate". Forse sarebbe il caso di ammettere, con il senno di poi, che il bando ha sicuramente causato danni (concreti) molto superiori ai benefici (supposti) e tenerne conto per il futuro.
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#21 Grazie per aver postato

ritratto di Rinaldo
18 luglio, 2012 - 11:55 da Rinaldo (non verificato)
Grazie per aver postato questo commento, che dimostra come, spesso, la demagogia e la strumentalizzazione provoca molti più danni di quelli che teoricamente vorrebbe combattere. Andate a vedere chi ha inventato questa lotta insensata contro il DDT ed i gravissimi danni in termini di vite umane ha causato, soprattutto nei Paesi endemici per la Malaria. Il principio di precauzione dovrebbe essere applicato con cognizione di causa, non con azioni ideologiche e preconcette, senza approfondimenti seri.
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#22 Sin sulcis iglesiente guspinese

ritratto di sandro  aste
14 novembre, 2011 - 20:50 da sandro aste (non verificato)
vorrei fare una precisazione ,noi che viviamo nei dintorni dell'area industriale di Portovesme ,sappiamo che oltre al''industria chimica - mineraria e alle discariche a cielo aperto e in miniera esiste anche ,ed è fondamentale ,una mega centrale Enel a carbone che non viene menzionata in nessun modo .come mai??????? i contratti d'area esistono da tempo ma di bonifica neanche l'ombra mentre di morti ne abbiamo tanti . aspettiamo fiduciosi che il progetto sentieri prosegua il suo cammino e nel frattempo ci muoviamo sul territorio
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#23 centrali termoelettriche e salute

ritratto di Luca Carra
15 novembre, 2011 - 15:25 da Luca Carra

Il quesito è interessante. Mi risulta che lo Studio Sentieri abbia comunque attribuito un eccesso di mortalità anche all'esposizione alle centrali termoelettriche. Probabilmenete nella codifica di quel SIN è prevalente un'altra fonte (miniere e chimica).

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#24 inquinamento da centrale enel di portovesme

ritratto di sandro aste
25 aprile, 2012 - 01:09 da sandro aste (non verificato)
vi invio scheda dell'inquinamento del nostro territorio ,per noi è semplicemente assurdo che non si parli della centrale enel e della portovesme s.r.l. che smaltisce i fumi di acciaieria di tutta europa .ricordo che la produzione della portovesme s.r.l. consiste in mercurio ,cadmio ,piombo ecc. http://prtr.ec.europa.eu/IndustialActivity.aspx basta fare ricerca e vedere la scheda relativa per capire come siamo messi .grazie per il vostro lavoro
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#25 segnalazione

ritratto di vincenza briscioli
19 novembre, 2011 - 15:27 da vincenza briscioli (non verificato)
buona giornata volevo segnalarvi la situazione da anni denunciata dai cittadini di un piccolo comune Sellero (bs) in media Valle Camonica, dove una centrale nata con l'intento di produrre energia bruciando biomasse vergini, ora brucia anche legno verniciato e l'azienda che le forniva il materiale da bruciare è sotto inchiesta perchè nei depositi aveva plastica. Il controllo del materiale è udite udite di tipo VISIVO??? Chi controlla chi,non è dato sapere. Per ulteriori informazioni vi segnalo questi link:http://attivamenteselleronovelle.blogspot.com/2011/02/cronistoria-tsn.html http://www.youtube.com/watch?v=PE0tRyZSHDE http://www.bresciaoggi.it/stories/Provincia/205693__centrale_a_biomasse_plastiche_nel_deposito/ cordialmente vincenza briscioli
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#26 SEGNALAZIONE SITO CEMENTIFICO

ritratto di Isola Pulita
3 febbraio, 2012 - 16:25 da Isola Pulita (non verificato)
Intanto complimenti per il Vostro sito ricco di informazione, quest mia per segnalarVi che in Isola delle Femmine un piccolo Comune di pescatori alle porte di Palermo, insiste un cementifio della Italcementi praticamente totalmente inserito in pieno centro abitato. Questo Comitato Cittadino Isola Pulita da anni si batte per la delocalizzazione dello stabilimento per la sua azione altamente inquinante e fonte di periolo per la salute dei Cittadini di Isola delle Femmine. Un paese che a detta di tutti è ad alta vocazione turistica, ma nessuno dico nessuno riesce a liberarsi dai condizionamenti che la Italcementi impone e quindi siamo costretti a Subire le continue emissioni che il cementificio produce causando gravi e continui danni alla salute umana. Nonostante le continue denunce querele ricorsi al TAR non si riesce a costituire un minimo di dialogo con l'azienda. Con l'ultima Autorizzazione Integrata Ambientale sono stati autorizzati valori di emissioni che nel tempo potrebbero trasformare il Nostro paese ed i comuni limitrofi una seconda SEVESO. Sinteticamente: Se vengono rispettati i limiti dell'autorizzazione emessa con decreto 693 del luglio 2008, secondo i flussi di massa avremo i seguenti risultati: Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno equivalente alla dose di "tollerabilità" giornaliera (140 pg, secondo l'OMS) di 7.445.142 persone, ovvero una "razione" (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè Isola + Capaci) Diossine in ricaduta al suolo: per rispettare il limite di 3.4 pg/m2 (legislazione Belga) è necessaria una superficie di 306.6 Km2 Superfice Isola delle Femmine km2 3,54 Superfice Capaci km2 6,12 Vanadio: 1.17 Kg/giorno; Nichel: 292 gr/giorno; Mercurio: 348 gr/giorno; Altri metalli: 3.48 Kg/giorno Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno Lascio a voi il calcolo mensile ed annuale. Altri parametri (calcolati già da prima dall'ARPA nel 2006): Polveri (totali, non PM10): 686 Kg/giorno S02: 5343 Kg/giorno N02: 16023 Kg/giorno N. 02336/2011 REG.PROV.COLL. L'ARPA sottolinea che bisogna tenere in conto anche le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali. Quando ci si basa solo sulle concentrazioni degli inquinanti e non si tiene conto nè della dislocazione di questi grandi impianti (vedi vicinanza con i centri abitati), nè, soprattutto, con le quantità emesse dei composti a lunga persistenza ambientale e bioaccumulabili, questi sono i risultati. "Ovviamente" i controlli per i composti più pericolosi sono previsti...annuali. Ognuno tragga le proprie considerazioni!
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#27 tumore al seno

ritratto di dina
25 maggio, 2012 - 15:57 da dina (non verificato)
leggendo l'articolo mi chiedo abitando a Gela se a causa dell'inquinamento ambientale non ci sia un nesso causa effetto sull'incidenza del tumore al seno in donne dove non esiste familiarita' visto che i casi aumentano di anno in anno oltre a tutte gli altri tipi di tumore Lei può darmi notizie certe su quello che Le chiedo grazie
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#28 Tumore al seno e inquinamento

ritratto di Luca Carra
30 settembre, 2012 - 17:34 da Luca Carra

Ho posto il quesito a un epidemiologo che mi ha così risposto: innanzitutto vale la classica distinzione tra la dimostrazione a livello individuale e collettivo, poi che tra i tumori ci sono quelli più facilmente associabili e quelli meno, dal mesotelioma al ca al seno, per il quale tuttavia ci sono numerosi articoli scientifici che hanno osservato aumento associato all'inquinamento (con tutte le precauzioni su cosa significa aumento e cosa esposizione e a quali inquinanti). In sintesi non si può escludere e anzi ci sono ipotesi interessanti sul piano epidemiologico, specie sulla linea degli interferenti endocrini e dell'epigenetica. La dimostrazione individuale è difficile per carenza di ipotesi secche e per presenza di altri fattori di rischio, e poi prima di tutto bisogna vedere la familiarità e i geni coinvolti; insomma un classico tumore multifattoriale in cui l'ambiente gioca sicuramente il suo ruolo e che quindi è da tenere in considerazione al pari di altri negli studi e nella sorveglianza in aree inquinate.

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