Pro-Test, uniti per sostenere la ricerca scientifica

Read time: 7 mins

Il prossimo sabato, 8 giugno 2013, si terrà in diverse città italiane un evento ideato per promuovere un dialogo più diretto tra il mondo della ricerca scientifica e il grande pubblico, discutendo di temi di attualità, dalla sperimentazione animale agli OGM, che risentono di un'informazione scientifica troppo spesso inquinata dall'emotività e dalla diffidenza nei confronti di chi si occupa di scienza.

Ne parliamo con Federico Baglioni, collaboratore e socio di Pro-Test Italia e tra i primi organizzatori dell'evento.

Sperimentazione animale, OGM, staminali, sismologia. Oltre ai temi di dibattito ci saranno almeno tre eventi previsti per ciascuna delle 15 città coinvolte. Cosa succede l'8 giugno?

L’evento nazionale “Italia unita per la corretta informazione scientifica”, previsto per sabato 8 giugno, consisterà in una serie di convegni contemporanei in numerose città italiane, dove si discuterà dei principali argomenti scientifici, come la sperimentazione animale, gli OGM e le cure con staminali, su cui vi è confusione tra la popolazione, a causa di una bassa e, spesso,  scadente copertura mediatica di questi argomenti. Questo evento, nato poco più di un mese fa, è stato promosso da alcuni ragazzi vicini o facenti parte dell’associazione no-profit Pro-Test Italia e realizzato grazie all’impegno, totalmente gratuito, di studenti, ricercatori e professori che pensano che la corretta informazione scientifica sia uno degli obiettivi fondamentali per il futuro del paese. In ogni città vi saranno relatori di fama internazionale come professori, ma anche giovani ricercatori, rappresentanti di alcune associazioni di malati e giornalisti scientifici. Lo scopo di questo evento è rendere il cittadino consapevole delle opportunità e dei limiti della scienza, chiarire la confusione e i dubbi e confrontarsi con le proprie paure e i propri pregiudizi, per cui sarà aperto a tutti. In alcune città l’evento sarà sponsorizzato da un breve flash mob e si concluderà alla sera con una fiaccolata.

Perché secondo voi la cultura scientifica trova così tanti ostacoli in Italia?

La risposta non è univoca, né semplice. Innanzitutto vi è un problema di base: i temi scientifici non sono facili da trattare, né tanto meno da spiegare. Non è banale far appassionare una persona che non macina la scienza al bosone di Higgs, per esempio, o alle possibili applicazioni delle biotecnologie. Sono argomenti complessi, che paiono al di fuori della vita di tutti i giorni, per i quali è necessario sbatterci la testa più volte: sono argomenti che spesso vengono apprezzati a pieno solo dopo anni di studi. In questo gioca molto il ruolo delle scuole, che non riescono a far appassionare i ragazzi fin da giovani perché non trasmettono il significato del metodo scientifico con la “voglia di scoprire e indagare qualcosa di nuovo”, ma facendo passare, purtroppo, l'immagine di cose piuttosto noiose realizzate da oscuri e strani personaggi "ottocenteschi”. Di conseguenza, a una grande fetta della popolazione non piace la scienza perché la ritiene, appunto, noiosa, lontana dai propri bisogni o, addirittura, dannosa. Al contrario, sembra che facciano molto più presa la magia, il mito e il pregiudizio personale come indici di verità. Questo succede perché sono strumenti più immediati, che liberano l’immaginazione (anche se ne incatenano le potenzialità), perché non occorre la fatica di confrontarsi con la realtà e cambiare giudizio di fronte all’evidenza. Ecco perché fare comunicazione scientifica oggi è così difficile e ha un’importanza vitale, non solo per chi lavora nella scienza, ma perché attraverso la sua comprensione e la fiducia che le è dovuta, è la società e lo spirito critico dei cittadini a progredire. 

C’è qualche tema che avete preferito lasciare fuori dalla discussione? Sono tornate recentemente a galla le promesse energetiche di una presunta fusione fredda homemade, per esempio. L’impressione è che invece vi siate concentrati sulle scienze della vita. Da cosa dipende questa scelta? 

Purtroppo ci sono davvero tanti temi su cui c’è disinformazione e tanti altri di cui si potrebbe e dovrebbe parlare. La scelta degli argomenti nelle varie città dipende da tanti fattori: sono stati innanzitutto privilegiati i temi scientifici tornati alla ribalta negli ultimi mesi per fatti di cronaca come l’occupazione del dipartimento di farmacologia a Milano da parte di animalisti, la distruzione dei campi sperimentali OGM o l’assegnazione di crediti formativi per conferenze tenute da relatori di dubbia autorità scientifica. E’ chiaro poi che ogni città, considerato anche il poco tempo per organizzare l’evento, ha scelto gli argomenti in base all’attitudine dell’università coinvolta e il numero di relatori resisi disponibili. 

La manifestazione dell'8 giugno parte dagli eventi di aprile (occupazione dello stabulario della facoltà di Farmacologia dell’Università di Milano). Ma la versione italiana di Pro-Test ha già un suo percorso alle spalle. Come nasce questa esperienza?

Pro-Test Italia, di cui io sono semplicemente socio, è nata meno di un anno fa da un ristrettissimo numero di studenti, tra cui Giulia Corsini, l’altra organizzatrice a livello nazionale dell’evento dell'8 giugno. L’obiettivo di questa associazione no-profit, il cui nome richiama l’associazione inglese Pro-Test UK, attiva da più anni, è quello di fare una corretta informazione scientifica per quanto riguarda la sperimentazione animale per la ricerca biomedica. Io fino al 15 aprile, quando ho conseguito la laurea magistrale, mi ero occupato per lo più di divulgazione nell’ambito delle biotecnologie vegetali e ho iniziato a collaborare seriamente con Pro-Test Italia, e soprattutto con Giulia, proprio per organizzare la contromanifestazione tenutasi in piazza Piola il giorno dopo l’occupazione dello stabulario. Il grande risalto mediatico, con tanto di citazioni su Nature, è stata una grande spinta sia per organizzare la manifestazione a Milano del 1 Giugno, sia per pensare a un progetto più grande che riguardasse la disinformazione scientifica in generale.

Far parlare direttamente i ricercatori, quindi, meglio se in piazza con la loro voce. Questo perché secondo voi gli strumenti d’informazione scientifica disponibili oggi non riescono a sostenere da soli questa sfida?

Il discorso è piuttosto complesso: é innegabile che spesso gli scienziati non siano le persone più adatte a comunicare con il grande pubblico, provocando un progressivo allontanamento della gente comune dalla scienza, ma è anche vero che questo allontanamento è quanto meno in parte determinato dalla carenza di scienziati che si mettano in gioco, spiegando con pazienza il loro lavoro e dai media che tendono a privilegiare presunti esperti. L’ideale sarebbe poter avere un dialogo con la cittadinanza che venga fatto insieme da divulgatori e scienziati, in modo che possano aiutarsi in un ruolo, quello dell’informazione scientifica, che diviene sempre più difficile. 

Facilitare il dialogo tra scienza e società con una corretta informazione è un tema di dibattito da molti anni – e che il Gruppo2003 per la ricerca ha fatto suo con Scienzainrete fin dalla sua nascita. Quale contributo vuol dare a questo dibattito Pro-Test dopo l’8 giugno? 

Innanzitutto partiamo dalla certezza di aver fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità. Anche solo riuscire a costruire un evento nazionale di tale portata in così poco tempo, con le nostre inesperienze e la mancanza totale di finanziamenti esterni, è da considerarsi un enorme successo. Il primo passo sarà per noi organizzatori dell'evento, ovviamente, sedersi a un tavolo e discutere degli errori che un po’ inevitabilmente abbiamo fatto e delle strategie future per rimediare a questi errori. Penso a una struttura più solida e affermata che ci possa permettere di organizzare altri convegni in modo più semplice, con più tempo, facendo più attenzione, per esempio, alla scelta dei relatori e dei moderatori e a tanti altri piccoli dettagli che sappiamo essere importanti per la riuscita di eventi scientifici ancora più belli di quello che sono sicuro vedremo tutti quanti l’8 giugno. Noi saremo pronti a metterci la faccia e l’impegno e ad imparare le nostre lezioni, perché crediamo che valga ancora la pena lottare per avere una corretta informazione scientifica. 

Nel frattempo, di nuovo, la stampa internazionale parla dell’Italia .
Sabato in via Mercanti a Milano è arrivato un gruppo di contestatori intenzionati e attrezzati a far rumore, in tutti i sensi. I media, italiani e non, hanno raccontato nel modo opportuno l’evento e i precedenti?

Come ho spiegato in un articolo pubblicato recentemente su Prometeusmagazine, questa è stata un po’ la miccia per la costituzione dell’evento. Quando Nature parla dell’Italia, è spesso per motivi tutt’altro che entusiasmanti. Il gruppo di animalisti, questo sabato così come il 21 aprile, non ha rovinato quella che era una “festa” di scienza, ma ha reso fortemente difficoltoso l’ascolto e l’accesso all’evento ai passanti (leggi qui). Purtroppo i media hanno dato pari risalto a una grande manifestazione fatta di contenuti, come la nostra, e agli insulti e alle sterili minacce di una ventina di animalisti estremisti e violenti.


Scienzainrete sostiene la manifestazione promossa da ProTest Italia: qui la pagina che raccoglie gli approfondimenti sui principali temi che verranno trattati durante gli eventi in programma.

Articoli correlati

Aggiungi un commento

Grazie, Obama!

Read time: 3 mins

E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.