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Home » Scienza e società » Storia della scienza

Le affinità elettive con gli "amici chimici"

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Leopardi e la chimica/3

Alle letture e alle meditazioni zibaldoniche sulla chimica Leopardi ha unito rapporti diretti con tre chimici – Domenico Paoli, Francesco Orioli e Gaetano Cioni – che divennero amici anche fraterni.

Il fisico e medico conte Domenico Paoli (Pesaro, 1783 – 1853), conterraneo di Leopardi e amico di famiglia (è in relazione anche con il cugino Terenzio Mamiani della Rovere), ebbe legami stretti e amichevoli con Leopardi, che a partire dal 1827 favorì i contatti dell’amico con l’ambiente accademico pisano e con il circolo fiorentino del “Gabinetto Scientifico-Letterario” di Giovan Pietro Vieusseux, nel giornale del quale (l’Antologia) Paoli pubblicherà varie note. Prima della conoscenza diretta di Paoli Leopardi lesse la sua opera più nota, le ricordate Ricerche sul moto molecolare dei solidi, che fornivano una sintesi fisico-chimica delle scienze naturali a partire dalla centralità del movimento, proprio non soltanto degli esseri viventi, ma analogicamente rintracciabile anche nelle trasmutazioni chimiche dei minerali. Il fine dell’opera di Paoli è quello di connettere intrinsecamente, nel quadro di un dinamismo universale, l’attrazione planetaria con l’affinità chimica, estesa ai fenomeni organici.

Accanto a Paoli va collocato per “affinità elettiva” il ‘bolognese’ Francesco Orioli (Vallerano, Viterbo, 1783 – Roma, 1856). Ricordato con stima nel libro di Paoli, Orioli ottiene presto la cattedra di Fisica generale e particolare nella Facoltà di filosofia di Bologna (1815). La conoscenza reciproca con Leopardi ha una prima radice nella comune cultura umanistica, sempre presente – va rimarcato – nei profili intellettuali degli scienziati italiani di fine Settecento: entrambi pubblicano due note in latino, relative all’edizione di Angelo Mai del De Republica di Cicerone, nelle pagine immediatamente successive della stessa rivista. Un’altra concomitanza che avvicina Orioli a Leopardi è la comparsa sullo stesso volume del «Bollettino universale di scienze lettere ed arti» del 1825 della recensione alle Canzoni del 1824 (attribuita allo stesso Orioli) e di un breve scritto intitolato Scoperta graziosa ed interessante del Prof. F. Orioli che descrive un fenomeno elettrolitico.

Grazie a Giacomo Tommasini, amico intimo di Leopardi, Orioli viene presentato a Vieusseux, collabora con l’«Antologia» e diviene socio corrispondente dell’Accademia dei Georgofili. La sua brillante carriera verrà interrotta dall’attiva partecipazione ai moti del 1831, dopo i quali sarà costretto all’esilio a Corfù, dove otterrà la cattedra di fisica presso la locale Università. Tornato in Italia insegnerà storia e archeologia all’Università di Roma. Orioli si muove da specialista sia nell’archeologia (con una predilezione per l’etruscologia, apprezzata da Leopardi), sia in scienze naturali. Oltre agli scritti archeologici, nella Biblioteca Leopardi è presente l’opuscolo De’ paragrandini metallici (Marsigli, Bologna 1826), che testimonia di un interesse per le nuova tecnologia recepito con una citazione indiretta da Leopardi nell’operetta Proposta di premi fatta dall'Accademia dei Sillografi. Dopo la morte di Leopardi anche Orioli, come Paoli, parteciperà ai primi Congressi degli scienziati italiani.

Almeno uno scritto chimico lega direttamente Orioli, Paoli e Leopardi: si tratta del breve articolo Sopra la composizione Chimica de’ principali materiali immediati del regno organico («Raccoglitore Medico» di Bologna, 1828-29) apprezzato da Paoli nel Capitolo XV della seconda edizione delle Ricerche sul moto molecolare dei solidi (Stamperia Granducale, Firenze 1840), nel quadro della «dottrina delle proposizioni determinate», ovvero della nuova chimica lavoisieriana. Nella sua ultima parte lo scritto ha un suo valore per il tentativo di descrivere la fisiologia vegetale dei composti organici sulla base della chimica atomica  lavoiseriana.

Ma il più intimo amico chimico di Leopardi, affezionato compagno del periodo più bello della vita del poeta, quello pisano, fu Gaetano Cioni (Firenze, 1760 – 1851). «Il Dottor Cioni» è inserito nel mondo sociale e accademico: ha frequentato il collegio Medico-Fisico dell’Università di Pisa, è stato per un breve periodo (dal marzo al giugno 1801) docente di Fisica sperimentale, ma ne è stato allontanato perché filo-francese dopo il ritorno dei Lorena nel Granducato, trasferendosi a Pistoia con un impiego presso una ferriera, dove ha realizzato esperimenti di ottica e di chimica industriale e ha collaborato all’Accademia pistoiese di Scienze e Lettere. Dopo aver incontrato Leopardi al Gabinetto di Vieusseux, del quale fu fino alla morte amico intimo e consigliere (collaborando attivamente all’«Antologia»), lo condusse con sé a Pisa nel novembre 1827 e visse in contatto quasi quotidiano con il poeta durante il suo periodo pisano (9 novembre 1827 – 7 giugno 1828), passeggiando e discutendo con lui e introducendolo nell’ambiente universitario e culturale.

Sicuramente Leopardi apprezza la cultura chimica di Cioni – uno fra i primi divulgatori nel Granducato delle teorie chimiche di Torbern O. Bergman e di Lavoisier – e la sua capacità di unire agli studi scientifici un grande interesse letterario. Va anche segnalata la non marginale attenzione di Cioni per la letteratura, avviata con la pubblicazione di un manoscritto apocrifo attribuito a un presunto Giraldo Girardi; la fama letteraria fece sì che sia Alessandro Manzoni che Niccolò Tommaseo richiedessero la sua consulenza per la «risciacquatura in Arno» dei Promessi Sposi (con correzioni che furono per la maggior parte accolte da Manzoni) e del Nuovo Dizionario dei Sinonimi della Lingua Italiana.

Il principale scritto chimico di Cioni, composto insieme a Ferdinando Giorgi, riguarda la decomposizione dell’acqua (si tratta del Prospectus eorum commentarii circa aquae analysim a dd. Meusnier & Lavoisier, Parisiis, anno 1784 factam, Florentiae 1785). Al chimico fiorentino si deve anche la traduzione della prima edizione italiana (Trattato elementare ovvero principj di fisica, 7 voll., Jacopo Grazioli, Firenze 1791) del Traité élémentaire, ou principes de physique (3 voll., Montard, Paris 1789) di Brisson, presente nella Biblioteca Leopardi. Nell’Avvertimento del traduttore, apposto al tomo quinto della prima edizione veneta, si legge una chiara presa di posizione a favore della nuova chimica e della nomenclatura della côterie, che si appoggia espressamente sull’operato di Dandolo.

In un breve saggio composto insieme Pietro Petrini – Memoria sull’azione chimica dell’elettricità nella decomposizione dell’acqua (Per Giuseppe Tofani e Comp., Firenze 1805) – la ricerca di una «connessione delle verità» sviluppate insieme dall’osservazione e dall’analisi sembra così vicina alla ricognizione della complessità della natura prospettata da Leopardi in note pagine zibaldoniche da far supporre che nelle serate pisane i due amici discutessero anche di scienza e filosofia della natura.

Nel caso di Cioni, più ancora che in quello di Orioli e di Paoli, il contatto diretto, non attestato da riferimenti a pubblicazioni di rilievo, rimane racchiuso in un’intimità che non può essere squarciata. In ogni caso per letture, riflessioni e contatti personali sarebbe, in definitiva, parziale e discutibile ridurre il sapere chimico di Leopardi a una vicenda episodica e la sua ricostruzione a un esercizio retorico.

‹La filosofia chimica di un poeta su
9 giugno, 2011 da Gaspare Polizzi


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