• English
  • Italiano
  • newsletter
  • Chi siamo
  • Partner
  • Log in/Crea un account
Home
  • Cerca
  • Archivio
  • Dossier
  • TV
  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • Rassegna stampa
  • Biblioteca
  • Autori
  • @ Scuola
  • Innova
Home » Scienza e società » Politica della ricerca

La vera riforma per il Gruppo 2003

  • Login o registrati per inviare commenti
  • 3864 letture
Bookmark/Search this post with
  • Twitter
  • Facebook
  • LinkedIn
  • Facebook Like
  • Print Pdf
  • Print Mail
Università

Nel 2005, quando si discuteva nel Parlamento la cosiddetta legge Moratti sull’Università, il Gruppo 2003 fu invitato a esprimere la sua opinione sul disegno di legge nel contesto di un’audizione presso la Commissione competente del Senato della Repubblica. Come presidente pro-tempore del Gruppo, presentai ai senatori le nostre proposte su come avrebbe dovuto essere la riforma: proposte basate su tre abolizioni e nove corollari esplicativi. E’ inutile dire che nessuna delle nostre proposte è stata recepita nella legge che fu successivamente approvata. Abbiamo una nuova legge, fortemente voluta dal Ministro Maria Stella Gelmini e approvata recentemente dal Parlamento. Non voglio in questa sede esprimere le mie opinioni sulla legge, sulla sua applicabilità e sul suo potenziale di rendere “normale” l’Università. Al Gruppo 2003 piacerebbe aprire in SCIRE un dibattito sulle nostre proposte del 2005, sulla loro attualità e sul grado di realizzabilità con la legge Gelmini.

Le proposte del Gruppo 2003: Le quattro abolizioni

– abolizione del valore legale del titolo di studio
– abolizione dei concorsi
– abolizione del posto fisso
– abolizione della elettività nella governance delle Università (Rettore, Preside, etc)

La vera riforma dell'università secondo il Gruppo 2003

– libere assunzioni: ogni università assume chi vuole e come vuole,  assumendosene la responsabilità e le conseguenze
– libera scelta del livello delle retribuzioni, con criteri obbiettivamente meritocratici (produzione scientifica, brevetti, didattica innovativa)
– liberalizzazione dei percorsi di carriera: ogni università promuove chi e come vuole, assumendosene la responsabilità e le conseguenze
– liberalizzazione della didattica: ogni università sceglie di insegnare ciò che vuole. Le scelte relative vengono premiate o penalizzate dalle iscrizioni degli studenti, nonché dai risultati ottenuti negli esami di Stato e nel mercato del lavoro
– liberalizzazione delle tasse: ogni università decide autonomamente la loro entità, sulla base della sua capacità di offerta e di attrazione.
– utilizzazione dei fondi derivati dalle tasse per istituire un sistema di prestiti d’onore agli studenti meritevoli e bisognosi
– attribuzione di ogni finanziamento all’Università sulla base della valutazione attraverso peer-review e site visits
– rinnovamento degli esami di Stato per l’abilitazione all’esercizio delle professioni, in termini di capacità di valutazione ed efficacia selettiva, per poter evidenziare le università che producono i migliori laureati
– istituzione di corsi di studio universitari in lingua inglese, per l’internazionalizzazione dell’attività didattica e dei dottorati di ricerca

‹ANVUR, se ci sei batti un colpo su Università e società: qualche cifra ›
13 aprile, 2011 da Pier Mannuccio ...


Commenti

Disclaimer

Chiediamo ai lettori, per rispetto di chi legge, di scrivere come di prassi in minuscolo. Il tuo commento verrà pubblicato solo dopo l'approvazione da parte della Redazione. Non verranno pubblicati commenti che violano le leggi sulla stampa, diffamatori, offensivi o che chiamano in causa terze persone per fatti non accertati. Non saranno pubblicati messaggi fuori tema o pretestuosi, o scritti con linguaggio non adeguato o irrispettoso per i lettori.

Condizioni generali del servizio

Chi invia un commento o si registra al sito sottoscrive le condizioni generali di contratto. Facendo ciò l'Utente si è assunto ogni più ampie responsabilità civile, penale e amministrativa relativa all'invio e alla pubblicazione del materiale trasmesso garantendo ogni più ampia manleva. L'utente riconosce a Scienza in rete e/o ai suoi aventi causa il diritto di conservare, riprodurre, diffondere e cancellare il materiale trasmesso. L’utente dichiara e garantisce il pacifico godimento di tutti i diritti relativi al materiale inviato. Pertanto, con l'invio del materiale, l'Utente cede e trasferisce a titolo gratuito e definitivo, senza limiti di spazio e di tempo, tutti i diritti di sfruttamento economico e commerciale relativi al materiale inviato.

#1 Meglio Cameron della Gelmini?

ritratto di Stefano Zapperi
22 marzo, 2011 - 10:25 da Stefano Zapperi (non verificato)
Le ricette del gruppo 2003 sono a mio parere miopi, mi ricordano le ricette appena proposte dal governo Cameron negli UK. Questo tipo di ricette in genere si accompagnano ad un taglio sostanziale ai fondi pubblici per la didattica e la ricerca, giustificando quindi l'aumento illimitato delle tasse universitarie. Il risultato lo vedremo fra qualche anno negli UK, quello che si prevede è uno smantellamento delle università minori, delle discipline umanistiche e dell'accesso all'istruzione in genere. L'abolizione del posto fisso aumenterebbe a dismisura la tendenza dominante nella ricerca contemporanea, focalizzata sempre più su obiettivi a breve termine e a un ritorno immediato in termini di pubblicazioni e finanziamenti. Comunque se gli appartenti al gruppo 2003 credono cosi' tanto nell'efficacia di questa proposta potrebbero dare il buon esempio rinunciando al proprio posto fisso, magari andando in pensione, e continuando a fare ricerca con contratti a termine.
  • Login o registrati per inviare commenti

#2 Quantità o qualità

ritratto di Pier Mannuccio Mannucci
4 aprile, 2011 - 14:50 da Pier Mannuccio ...

Meglio tante università di poca qualità (come la maggior parte di quelle che ci sono in Italia attualmente, lo testimoniano le classifiche internazionali)? E’ un’opinione condivisa da molti, tenendo conto che in Italia i laureati sono ancora assai di meno di quelli che dovrebbero essere in paragone con altri paesi Europei. Credo però che così, nel mondo globalizzato in cui viviamo, perderemmo ancora di più la nostra scarsa competitività, e si accentuerebbe l’attuale declino del paese. Per quanto riguarda l’invito ad andare in pensione: già fatto! Ma non mi risulta che il mio budget, finalmente liberato, sia stato utilizzato per reclutare giovani ricercatori!

  • Login o registrati per inviare commenti

#3 Posto a termine si' ma per gli altri

ritratto di Visitatore
22 marzo, 2011 - 23:54 da Visitatore (non verificato)
Io sono d'accordo sulla abolizione del concorso, credo che uno dei nostri principali problemi sia la mancanza di un'idea condivisa di meccanismo di selezione e l'assenza di un'etica pubblica che regoli i comportamenti in campo accademico. Ognuno ha una sua idea di come si debba selezionare e su come si devono valutare le domande per un concorso. L'unica soluzione è abolire il concorso e entrare in una logica di responsabilità e di valutazione ex post, del prodotto piuttosto che del processo. Ma l'abolizione del posto fisso è un errore, tanto è vero che nessuno la propone per se stesso ma solo per gli altri in generale per quelli più giovani. Basta introdurre la possibilità di licenziare chi non fa nulla. Licenziare per giusta causa non vuo dire abolire il posto fisso. Si lavora meglio e si guarda lontano quando si ha stabilità...
  • Login o registrati per inviare commenti

#4 Il problema è la mobilità sociale

ritratto di Pier Mannuccio Mannucci
4 aprile, 2011 - 14:42 da Pier Mannuccio ...

No all’abolizione del posto fisso e sì al licenziamento di chi non produce nell’Università? Anch'io sarei d’accordo se non vivessimo in un paese dove il licenziamento (anche per giusta causa) è praticamente impossibile! Negli USA, che è pur sempre il paese di riferimento quando si parla di un sistema universitario “normale”, anche la cosiddetta “tenure” è molto più precaria di quello che comunemente si pensa. Non si può poi ignorare che le vocazioni per la ricerca non sono una categoria immutabile. Quindi, una delle cose migliori della legge Gelmini è il contratto 3+3 anni per i ricercatori: periodo più che sufficiente per vedere se il ricercatore è valido o no! Naturalmente, mi si dirà (giustamente) che tutto ciò sarebbe applicabile e ragionevole se anche in Italia fossero realmente ampie la mobilità, la domanda e il ricambio del lavoro intellettuale.

  • Login o registrati per inviare commenti

#5 Si alla selezione ma attenzione per l'istruzione di massa

ritratto di Giorgio Mario Giacometti
25 marzo, 2011 - 11:43 da Giorgio Mario G...

Le ricette del gruppo 2003 sono del tutto condivisibili e realizzerebbero una vera automia degli atenei. Naturalmente dovrebbe essere realizzato prima di tutto il punto irrinunciabile dell' abolizione del valore legale della laurea. Tuttavia, è necessario contemperare l'esigenza di una competizione degli atenei "sul mercato" e sulla base di fattori meritocratici quantitativi, che privilegia l'esigenza di favorire la formazione di 'centri di eccellenza' in grado di competere nel panorama internazionale, con quella altrettanto importante di favorire una formazione di massa che, come tale, non può pretendere di attingere ai livelli più alti. Ma per tutto ciò sarebbe necessaria una direzione politica responsabile e realmente interessata al futuro dei giovani e del paese: non se ne vede traccia all'orizzonte.

  • Login o registrati per inviare commenti

#6 Sono anch’io del parere che

ritratto di Pier Mannuccio Mannucci
8 aprile, 2011 - 15:56 da Pier Mannuccio ...

Sono anch’io del parere che bisogna accettare ciò che avviene negli USA e in molti altri paesi: università di eccellenza (dedite principalmente alla ricerca e alla formazione dei ricercatori), e università che abbiamo come missione principale quella di aumentare il numero di laureati, da noi ancora largamente insufficiente rispetto ai paesi con cui siamo in competizione. Per quanto riguarda le Università Italiane, un serio intervento dell’ANVUR in termini di valutazione, nonché esami selettivi di abilitazione all’esercizio delle professioni (dopo aver abolito il valore legale del titolo di studio), permetterebbero di fare vere classifiche, che permettano allo studente di scegliere tra atenei di ricerca e di quelli “normali”.

  • Login o registrati per inviare commenti

#7 Slogan senza contenuto

ritratto di Renzino l'Europeo
25 marzo, 2011 - 22:48 da Renzino l'Europeo
Si tratta, in breve, di slogan che corrispondono ad un "cupio dissolvi" ben rappresentativo dello stato attuale del degrado morale e civile del Paese. "Valore legale" del titolo di studio: spiegateci cosa volete "abolire", quello che c'è in tutto il mondo? "concorsi": anziche farli veramente, li vorreste "abolire". Bell'esempio di abolizione della concorrenza e della meritocrazia. "posto fisso": dove non c'è il posto fisso nelle Università? "Rettore": e vabbene questo ve lo concediamo, poi vediamo a chi risponde...
  • Login o registrati per inviare commenti

#8 Non mi risulta affatto che il

ritratto di Pier Mannuccio Mannucci
8 aprile, 2011 - 15:55 da Pier Mannuccio ...

Non mi risulta affatto che il valore legale del titolo di studio ci sia “in tutto il mondo”! E’ certo che, almeno nel mondo dove vige la selezione e la meritocrazia, le università non sono tutte eguali: non c’è bisogno di Shangai o del Times per farne le classifiche! I concorsi: come si spiega che questa parola esista solo in Italia, che sia intraducibile, e che all’estero non riusciamo a spiegare in cosa consistano? I docenti e ricercatori dovrebbero essere scelti non attraverso i concorsi, ma dalle Università stesse: che, se non scelgono bene, pagheranno in termini di meno studenti, meno laureati (e meno finanziamenti).

  • Login o registrati per inviare commenti

#9 I commenti non favorevoli

ritratto di Filippo Frontera
29 marzo, 2011 - 19:29 da Filippo Frontera

I commenti non favorevoli alla proposta del Gruppo 2003 mostrano che sia necessario innanzitutto chiarire meglio la proposta, che nella forma pubblicata è molto schematica. Lo spirito che anima la proposta è quello di risolvere e non di complicare o ridurre le aspettative dei giovani e meno giovani, come forse può sembrare.

Per quanto riguarda il posto fisso, non si vuol dire che diventiamo tutti precari, ma che ci sia la possibilità di licenziare il ricercatore/professore che smette di fare il lavoro a cui e' stato chiamato. Einstein, per esempio, era contrario alle borse di studio. Egli sosteneva che l'impiego piu' adatto a un fisico era quello di fare il guardiano di un faro, per consentirgli, non di dormire tutto il giorno, ma di potersi dedicare alla sua ricerca in modo pieno e senza l'assillo di dover pensare a come potersi sostenere l'anno successivo. Lo spirito che anima la proposta non è dissimile.

Stesso discorso sull'abolizione dei concorsi, che non significa che si smette di assumere persone, ma che si assuma chi viene ritenuto in grado di svolgere il lavoro di cui l'Università ha bisogno, senza che sia qualcun altro a decidere per essa. Questo non significa che la commissione che decide non debba avere l'autorevolezza necessaria, ma la decide l'Università. L'Università di harvard non chiede a qualcun altro di stabilire chi è idoneo ad essere suo professore. I prestiti d'onore di cui si parla, tra l'altro già previsti nella nuova riforma, non si vogliono per sostiuire le borse di studio, ma per integrarle.

  • Login o registrati per inviare commenti

#10 "Localismo pieno" nelle

ritratto di Renzino l'Europeo
2 aprile, 2011 - 16:02 da Renzino l'Europeo
"Localismo pieno" nelle prerogative relative alle procedure concorsuali non significa "abolizione dei concorsi". Pertanto come minimo il Gruppo 2003 deve rivedere le proprie parole d'ordine. Rimane il dubbio se per il Gruppo 2003 le singole Università debbano bandire delle procedure concorsuali aperte, trasparenti e rigorose, basate sulla valutazione del merito dei candidati.
  • Login o registrati per inviare commenti

#11 proposta mannucci

ritratto di Francesco Russo
8 aprile, 2011 - 17:12 da Francesco Russo (non verificato)

Mah che dire, sono molto perplesso:

1) Abolizione del posto fisso: generalmente vale sempre per gli altri, oppure lo si è disponibili ma solo a pochi mesi dalla pensione. Io invece cambierei formula: metterei un fisso economico per tutti ed una parte variabile "aziendale" (ma dovrebbe esserci il ruolo docente unico), non dimentichiamo che esiste una sperequazione salariale fortissima tra un ricercatore zero anzianità ed un ordinario con trent' anni di anzianità (tutto in parti fisse e ricorrenti). Ho paura che con la chiamata diretta emergerebbe ancora di più la parte "clan", berbero-africana medioorientale che è tipica dell' italiota, anche di quello del nord. La responsabilizzazione degli atenei invocata non mi convince: la prima cosa che farebbero una volta in perdita, si venderebbero i gioielli di famiglia (terreni ed immobili). Lo hanno già fatto. Poi passerebbero agli strumenti finanziari di tipo derivato.
2) Libere assunzioni: mi lascia perplesso per le ragioni di cui sopra. Bisognerebbe anche cambiare l' art. 97 della Costituzione perchè sono sempre soldi pubblici, e poi parliamoci in faccia onestamente, ma è praticabile una scelta del genere con Università dove ci sono intere Facoltà appaltate a veri e propri gruppi di potere su base familiare?? Potremmo mettere chiamate dirette A TEMPO, ma solo irrigidendo le regole contro i conflitti di interesse e di questo il Prof. Mannucci non ne parla
3) Molto complessa dal punto di vista giuridico la questione del VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO, perchè per esempio legata al concetto di "abilitazione professionale" e non solo. Il tentativo di creare Atenei di serie A e di serie B è vecchio, generalmente in Italia si è molto autoreferenziali ed individualistici. Spingerei di più sulla introduzione COGENTE e non volontaria delle normative UNI:EN:ISO e su un maggior ricorso a reti di atenei soprattutto nel settore della ricerca (molto ma molto bistrattata)
4) Liberalizzazione della retribuzione: vedi punto 1) ma allora tutti dovremmo essere messi in grado di competere (ruolo unico della docenza e basta con i settarismi ed i particolarismi)
5) Liberalizzazione dei percorsi didattici: impraticabile per le note questioni ministeriali ed anche di ordine costituzionale
6) Liberalizzazione delle tasse scolastiche: ci stiamo già arrivando di fatto, dato lo shortage di risorse del FFO ed il proliferare di microuniversità ed università telematiche o similari In conclusione il punto centrale non è solo una nuova ricerca o ricetta o proposta giuridica di riforma della controriforma universitaria, il nodo è secondo me prima di tutto ETICO e subito dopo CULTURALE. Esiste mi dispiace dirlo un pauroso impoverimento in questi due settori della società nella vita della Accademia e siccome i proverbi sono la saggezza dei popoli dico che IL PESCE COMINCIA SEMPRE A PUZZARE DALLA TESTA !! Usciamo dalle formule slogan e restituiamo a chi lavora in Università le sue competenze e professionalità, questo è il compito della politica altro che storie...
Dott. Francesco Russo
Medico-Chirurgo Policlinico Tor Vergata Roma

  • Login o registrati per inviare commenti

#12 precisazione

ritratto di miriam del salto
19 aprile, 2011 - 00:42 da miriam del salto (non verificato)
Il ritardo delle università italiane nelle classifiche internazionali è dovuto principalmente a due dei parametri sui quali tali classifiche sono costruite: il rapporto professori/studenti, da noi bassissimo, e i servizi agli studenti. Il primo fattore dipende evidentemente dai finanziamenti, mentre il secondo dipende dalle regioni e non dagli atenei, per cui prima di usare le classifiche per giustificare le proprie proposte ideologiche bisognerebbe capire cosa tali classifiche misurano. Evidentemente cose sulle quali le proposte avanzate in questo articolo potrebbero avere il minimo impatto.
  • Login o registrati per inviare commenti

Se ti è piaciuto questo articolo aiuta Scienza in rete a crescere ancora, leggi come.

Pier Mannuccio Mannucci
ritratto di Pier Mannuccio Mannucci
Medicina clinica
Università degli Studi di Milano

Collegamenti

Tutti rilanciano per superare la crisi. E noi no? (Articolo, 21 Set 2009)

Argomenti

Politica della Ricerca
Ricerca e sviluppo
Economia della scienza

Canale

Osservatorio sull'università

Pubblicati di recente

  • Articoli
  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • Di bolina fino al Sole. Poi vento in poppa verso Giove 19 Giu 2013
  • Fotovoltaico, lo 'scandalo' continua 18 Giu 2013
  • Scienza e coscienza delle catastrofi 18 Giu 2013
  • Un futuro oltre LHC 17 Giu 2013
  • La sedia a rotelle, una nuova icona per il clima 17 Giu 2013
  • See video
  • See video
  • See video
  • See video

Campi del sapere

  • Campi del sapere
    • Scienze della vita
    • Scienze della Terra
    • Fisica
    • Matematica
    • Economia
    • Chimica
    • Scienze umane
    • Tecnologia
    • Ambiente & sanità

Scienza e società

  • Scienza e società
    • Politica della ricerca
    • Filosofia della scienza
    • Storia della scienza
    • Etica e scienza
    • Scienza e pace
    • Arte e scienza
    • Innovazione e impresa
    • Università

Scuola

  • Scuola
    • Primaria
    • Secondaria
    • Educazione informale
    • Scuolabook

Rubriche

  • 150 scienziati d'Italia
  • App4Scientist
  • Breaking news
  • Editoriale
  • In agenda
  • Janus
  • MateFitness
  • Monitor
  • Notte dei ricercatori
  • Osservatorio sulla ricerca
  • Pro e contro
  • Recensioni
  • Scienza in radio
  • Segnali
  • Vero o falso?

Documenti

  • Grafici
  • Immagini
  • Video
  • Slide
  • Autori
  • Pubblicazioni
  • Rassegna stampa
  • Biblioteca

Partner del progetto

Siti amici

  • eurodesk   
    issnaf

Master

  • macsis   
    mcs

Copyleft

Crediti

  • Ambiente
  • Astronomia
  • Biologia
  • Chimica
  • Fisica
  • Medicina
  • Politica della ricerca
  • Scienze matematiche, fisiche e naturali
  • Scienze sociali
  • Tecnologia e scienze applicate

ISSN  2281-0749
Scienza in rete
[online]