Graphene e HumanBrainProject: l'Europa riparte dalla ricerca

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Che il grafene sia il materiale del futuro è stato detto in tutte le lingue; o meglio, se non proprio in tutte le lingue del mondo, almeno in tutte quelle europee. Il motivo è che l’UE, il 28 gennaio 2013, ha annunciato che stanzierà un miliardo di euro, una cifra mai vista prima, per sovvenzionare la ricerca su questo innovativo materiale che nel 2010 valse il premio Nobel per la fisica ai russi Andre Geim e Kostya Novoselov dell’Università di Manchester.

Pare infatti che il grafene, un sottilissimo foglio di atomi di carbonio, abbia proprietà fisiche, elettriche e magnetiche così straordinarie da poter rivoluzionare le tecnologie della comunicazione, della medicina, della farmaceutica e dell’energetica. Vincenzo Palermo dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del CNR l’ha addirittura definito “la plastica del futuro”. Ma Graphene è solo uno dei progetti su cui vuole investire l’UE per i prossimi dieci anni; l’altro progetto, vincitore del medesimo bando di concorso europeo “Future and Emerging Technologies”, è quello sul cervello artificiale Human Brain Project (HBP) ossia la possibilità di ricostruire, attraverso una fitta rete di potenti calcolatori, il funzionamento delle  reti neuronali al fine di capire cosa ci sia alla base di malattie ancora poco conosciute come Parkinson e Alzheimer. Graphene e HBP hanno sfidato 19 progetti concorrenti che, in due anni (il bando ha chiuso la raccolta di adesioni nel 20 Luglio 2010), hanno dovuto dimostrare di avere le caratteristiche giuste per diventare la punta di diamante del settore “ricerca e sviluppo” europeo.

Nel gennaio 2011 i progetti hanno subito una prima scrematura passando da ventuno a sei

  • futurITC, simulatore delle attività umane in grado di prevedere le conseguenze dei nostri comportamenti  complessi su scala planetaria,
  • Graphene, studio approfondito sulle caratteristiche fisico-chimiche del grafene e le sue applicazioni,
  • Guardian Angel, sistemi autonomi ed intelligenti di assistenza alla persona,
  • Human brain project, simulazione del funzionamento di un cervello biologico,
  • IT Future of medicine, strumento in grado di stimare il grado di salute e l’effetto di diverse terapie sul singolo paziente,
  • RoboCom una macchina in grado di assistere in tutto e per tutto il cittadino.

Questi sei primi finalisti hanno avuto a disposizione un anno e 1,5 milioni di euro ciascuno per portare avanti la propria ricerca e dimostrare di essere i più meritevoli del premio in palio. Nel dicembre 2012 un pannello di 25 esperti mondiali composto da scienziati, illustri professori, consiglieri politici, vincitori di premi Nobel, rappresentanti di multinazionali e esperti di Science&Society hanno valutato i sei progetti decretando come vincitori Graphene e Human Brain Project.

I criteri per la vittoria, esplicitati nel bando, erano quelli di sviluppare scienza e tecnologia di eccellenza, creare il maggior impatto possibile su scienza, tecnologia, società ed economia e costruire una forte rete di collaborazione attraverso diverse realtà europee. Il progetto Graphene capitanato da Jari Kinaret della Chalmers Univerity of Technology di Gothesburg, Svezia, coordinerà 176 gruppi di ricerca accademici e industriali dislocati in 17 paesi europei mentre Human Brain Project, capitanato da Henry Markam dell’Ecole Politecnique Federale di Losanna, Svizzera, muoverà un consorzio di 87 organizzazioni in 23 paesi includendo università, centri di ricerca e industrie.

E L’ITALIA?

Tra i gruppi di ricerca europei che lavoreranno sul grafene troviamo anche il CNR che avrà diritto a “quasi il 10% del budget previsto per due delle undici attività previste” dichiara Vittorio Pellegrini coordinatore dell’Istituto Nanoscienze del CNR, mentre tra i partner dell’iniziativa condotta dal Politecnico di Losanna troviamo il laboratorio Lens dell’Università di Firenze, il Politecnico di Torino, l'Università di Pavia, l'IRCCS Fatebenefratelli di Brescia e il Consorzio interuniversitario Cineca di Bologna.

I fondi messi a disposizione dalla UE non rappresentano però il fine delle nostre ricerche ma il mezzo grazie al quale è possibile valutare la salute e la competitività della ricerca del nostro paese. Non fosse altro che perché i soldi stanziati dall’Europa provengono in prima battuta dagli stessi Paesi Membri (in percentuale rispetto al PIL). A questo proposito  sul sito di CORDIS (Community Research and Development Information Service) Servizio di informazione in materia di ricerca e sviluppo è possibile trovare le specifiche di ogni singolo progetto di ricerca finanziato dall’UE con tanto di budget investito; si scopre così che dal 1990 l’UE ha finanziato 8.690 progetti coordinati dall’Italia (siamo quarti con la Gran Bretagna che conduce con 17.938 progetti) e 24.700 progetti in cui l’Italia era presente anche se non come capofila (di nuovo quarti con la Gran Bretagna capolista coinvolta in 37.008 progetti). Per leggere correttamente questi dati dobbiamo però ricordare che la percentuale di ricercatori in Italia sulla popolazione attiva è dello 0,4% mentre in Gran Bretagna  è intorno allo 0.6 % (stesso valore per Francia e Germania). Il risultato è che la ricerca scientifica ci costituisce Europa molto più di quanto non lo faccia la politica o l’economia.

COSA SI ASPETTA L’EUROPA DA GRAPHENE E HBP?

I Flagship (così chiamai i progetti vincitori del FET e il cui significato letterale è “nave ammiraglia”) Graphene e HBP rappresentano il mezzo per traghettare  l’Europa attraverso l’auspicata ripresa portandola a ridefinire la sua importanza economica e politica. Ed è evidente che l’Europa da questi finanziamenti si aspetta quelle ricadute tecnologiche che le permetteranno di dare nuovo stimolo alle industrie diventando competitive; basti pensare che tra i partner dei vincitori troviamo industrie come la Novartis, l’IBM di Zurigo, i laboratori Nokia, Philips, Alcatel-Lucent, Thales, ST Microelectronics e Airbus.

L’Europa, in un momento di crisi economica, ha deciso di rischiare puntando sulla ricerca come forma di investimento a lungo termine. Si tratta, a dire il vero, di un rischio ben ponderato e calcolato: le prospettive saranno in ogni caso difficilmente disattese; è stato infatti stimato nel 2006 che ogni 7 euro all’anno investiti in ricerca e sviluppo possono generare un incremento di prodotto interno lordo di 200 euro all’anno nel 2030.

L’Europa questa convinzione l’ha fatta propria e già nel trattato di Amsterdam (2 ottobre 1997) ha incluso un intero capitolo sullo sviluppo di ricerca e tecnologia. Ne è derivato un considerevole aumento dei fondi stanziati nei  programmi pluriennali di ricerca chiamati programmi quadro (Framework Programmes for Research and Technological Development ) e numerati dall’1 al 7;  il budget stanziato nel primo programma quadro (1984 – 1988) era di 3 miliardi di euro mentre quello del settimo programma quadro che, partito nel 2007 ci porterà fino alla fine del 2013, è di 50 miliardi di euro. Al termine del 2013 prenderà il via l’ottavo programma quadro, rinominato Horizons 2020 che avrà tra gli obiettivi lo stanziamento di 80 miliardi di euro (2014 – 2020) e il traguardo, nel 2020, di un investimento del  3% del PIL al settore di ricerca e sviluppo.
Sarà quindi compito del 7° Programma quadro e di Horizons 2020 seguire i Flagship, i progetti vincitori, e garantire loro le risorse economiche promesse.

TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA?

Mentre in Europa si brinda con entusiasmo alla notizia del cospicuo investimento qualche critica si fa largo arrivando oltre oceano sulle pagine di Science. Ovviamente la prime perplessità riguardano la scelta dei vincitori: a detta di molti scienziati il progetto del cervello artificiale è troppo semplicistico e trascura le nostre lacune in termini di conoscenza profonda dei vari stadi dell’attività cerebrale, rischiando di togliere fondi  ad altre valide attività di ricerca nelle neuroscienze; altri invece, dubitando persino delle strabilianti proprietà del grafene, dichiarano che non sarà così facile introdurre questo materiale nel mercato piegandolo alle esigenze commerciali.

A queste si aggiungono critiche strutturali su come e se l’Europa riuscirà a mantenere l’impegno dei fondi stanziati. In realtà come dichiara l’UE stessa, una parte dei soldi (circa la metà) arriveranno dalla Unione Europea mentre l’altra parte dai partecipanti (Università, Stati Membri, settore privato e industria). Ma a questo proposito il ministro tedesco per la ricerca ha dichiarato a inizio gennaio scorso a Science che lo stanziamento della Germania sarebbe dipeso dal progetto vincitore, confessandosi  abbastanza scettico sull’intero concetto del ”FET Flagship”.
A ottobre 2012 il progetto FuturICT sembrava avere la meglio essendo in testa nella graduatoria ma a dicembre qualcosa è cambiato: i responsabili dei progetti hanno denunciato una variazione in corso d’opera nei paramenti di valutazione diventando sempre più chiara l’esigenza europea del trasferimento tecnologico all’industria.

Avrà scelto bene l’Europa? Sapremo solo nei prossimi anni se i vincitori saranno all’altezza delle aspettative; chi ha vinto al momento è il FET Flagship uno strumento ora la vaglio dell’intera comunità che potrà dire nei prossimi decenni se si tratti di uno meccanismo di finanziamento valido ed efficace. “FET Flagship non è stato creato per lanciare due progetti ma per vedere se si tratti di un modello di finanziamento possibile” ha dichiarato sulle pagine di Science Wolfgang Boch, coordinatore delle iniziative della Commissione Europea in Bruxelles. C’è chi fa notare come il più delle volte le scoperte e le ricerche nascono in modo del tutto spontaneo e dubita che il meccanismo top-down del FET Flagship possa davvero dar luce a quelle tecnologie innovative che normalmente nascono dalla ricerca di base : “Nessuno ha chiesto un World Wide Web o diodi a emissione luminosa (LED)” dichiara Marja Makarow, amministratore delegato della Europe Science Foundation.

E sempre sulle pagine di Science, Peter Konig, neuroscienziato dell’Università di Osnabruck, Germania, manifesta il suo disappunto: “Nessuno è stato in grado di spiegarmi perché rimpiazzare 3.000 buoni progetti con uno solo sia una buona idea”. Forse la miglior risposta alla sua domanda la diede Steve Jobs nel 1997: “The secret of innovation is saying no to 1.000 things”. Staremo a vedere.

 

Bibliografia:

- "Graphene and Brain Projects Win European Jackpot", Science, vol 339, 1 February 2013;
- FET Flagships: Frequently Asked Question  http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-36_en.htm;
- "Brain-simulation and graphene projects win billion euro competition", Nature 23 January 2013;
- "European researchers chase billion-euro technology prize", Nature 8 March 2011;
- "É il grafene la terra promessa della scienza", Il Sole 24 ore 29 gennaio 2013;
- "Graphene, l‘Europa anticipa il futuro", www.scienzainrete.it  28 gennaio 2013;
- "Cervello artificiale e grafene: l’UE punta due miliardi di euro", www.larepubblica.it  28 gennaio 2013;
- "Research prize boost for Europe", Nature 29 January 2013;
- "Europe’s 2 billion bet on the future", Science, vol 339, 4 January 2013;
- Graphene appointed an EU Future Emerging Technology flagship, www.grapene-flagship.eu;
- The Human Brain Project www.humanbrainproject.eu;
- Press release, "Il più grande premio di eccellenza nella storia della ricerca vinto dai progetti “Grafene” e “Cervello umano”, mentre continua la battaglia per un finanziamento adeguao delle scienze": http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-54_it.htm;
- Comunicazione della commissione al parlamento europeo, al consiglio, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni. Programma quadro di ricerca e innovazione “Orizzonte 2020”: http://ec.europa.eu/research/horizon2020/index_en.cfm;
- Muldur, U., et al., "A New Deal for an Effective European Research Policy," Springer 2006;
- "Anche l’Italia parteciperà allo Human Brain Project, il progetto per la realizzazione di un simulatore elettronico del cervello finanziato dall’UE", www.universita.it 31 gennaio 2013
; http://noi-italia2011.istat.it/fileadmin/user_upload/allegati/88.pdf
;
- "L’Italia e i fondi europei per la ricerca", www.ilfattoquotidiano.it , 18 maggio 2012
; http://www.futurict.eu/
; http://www.ga-project.eu/; http://www.robotcompanions.eu/; http://www.itfom.eu/;
- "Blue Brain Founder responds to critics, clarifies his goals", Science, 11 November 2011, pg. 748

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Crediti: Abby Haukongo/Pixabay. Licenza: Pixabay License

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