Formazione e cultura scientifica, presto una nuova casa

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“Nel 2100 come saremo? Nessuno oggi lo può dire: ma già dobbiamo organizzare le nostre idee, le nostre donne, i nostri uomini e le nostre risorse economiche perché vogliamo credere in un mondo sostenibile e a misura d’uomo, memori dei valori del passato dal quale proveniamo.” Con queste parole Marino Golinelli ha presentato, ieri a Bologna, le nuove idee e i progetti che la sua Fondazione cercherà di sviluppare nei prossimi anni.
La storia della Fondazione Golinelli incomincia nel 1988 con l’obiettivo di favorire il cambiamento e l’innovazione: dal sostegno alla ricerca nei primi anni, per passare alla diffusione del sapere scientifico a cavallo degli anni 2000. 
Ora a distanza di venticinque anni, Golinelli è pronto a lanciare una nuova sfida "aiutare i giovani ad accrescere la loro cultura per affrontare le sfide che un mondo in cambiamento costante come quello in cui viviamo pone loro" ha spiegato.

Tutto questo sarà possibile grazie alla nascita di Opificio Golinelli, il Centro per la conoscenza e la cultura a Bologna.
Uno spazio di circa 9.000 metri quadri complessivi che verranno inaugurati a giugno 2015, che saranno pienamente operativi a partire da ottobre 2015 e che ospiteranno tutte le principali attività formative, educative e culturali della Fondazione.

Il centro è suddiviso in padiglioni e ambienti indipendenti, connessi da un sistema di passeggiate, giardini e piazze “che fanno pensare alla struttura di una città”, ha spiegato Simone Gheduzzi, l’architetto che ha progettato l’Opificio. 
Uno sforzo di 10 milioni di euro che parte da un dato molto importante: dal 2000 a oggi le attività della Fondazione hanno coinvolto oltre 850.000 persone, nel complesso delle tre sedi (Opificio Golinelli, Serre dei Giardini, spazio sotto il Voltone del Podestà) con questa nuova struttura si punterà ad avere circa 100.000 visite all’anno.
Ma quali sono le attività della Fondazione? Le attività della Fondazione Golinelli si sviluppano in sei grandi aree progettuali (Scuola delle idee, Scienze in pratica, Giardino delle imprese, Scienza in Piazza, Educare a educare, Arte scienza e conoscenza), accomunate dalla filosofia hands-on: il sapere conquistato attraverso lo sperimentare e il saper fare.

Interessante il nuovo progetto “Educare a educare” che si propone su scala nazionale come centro di ricerca per l’innovazione della didattica (asili nidi, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie) con un’attenzione particolare alla multidisciplinarità, alle nuove tecnologie, alla pratica in laboratorio. “Basta essere in classe e vedere la nuca del compagno. Bisogna innovare il metoto d’insegnamento, entusiasmare i nostri ragazzi. Lavorare con i più piccoli è importante per poter inculcare una coscienza scientifica. Dobbiamo creare una nuova generazione che possa capire la scienza e prendere parte in maniera al processo decisionale”, ha affermato Antonio Danieli, Direttore di Fondazione Golinelli.

Ma le novità non si fermano qui. “Scienza in piazza”, che dal 2005 si rivolge al grande pubblico e vuole portare nelle piazze cittadine la cultura scientifica di cui la fondazione si fa portavoce, cambia formula in occasione di Expo: nel 2015 l’Opificio sarà teatro di incontri, laboratori e attività scientifiche connesse ai temi della grande manifestazione milanese.
“L’Opificio e i programmi futuri configurano un’operazione culturale di portata nazionale, confermando per Bologna il ruolo di capitale della cultura e dell’innovazione. In Italia i giovani tra i 15 e i 24 anni senza lavoro sono il 44,2%.
Noi ci stupiamo del fatto che a quella età i giovani non stiano studiando, non solo che non stiano lavorando. Il nostro impegno è teso a offrire nuovi ed efficaci percorsi educativi e formativi che aiutino la delicata transizione dei giovani all’età adulta, perché è soprattutto in quella fase che nasce il loro smarrimento. Ed è in quella fase che a tutti deve essere data l’occasione di trovare un’opportunità di crescita. Vogliamo diventare il più grande laboratorio didattico d’Italia”, ha continuato Danieli.

Ampliare i confini sarà possibile grazie alla continua collaborazione con l’università di Bologna e con le istituzioni. “Grazie a questa realtà, Bologna lancia un segnale: una città con un cantiere culturale aperto al mondo”, ha detto nel corso del suo intervento il sindaco della città Virginio Merola.

“Il futuro è nostro: sta in capo alla nostra creatività e alla nostra fantasia immaginarlo, perché senza questa capacità d’immaginazione la nostra volontà non può indirizzarsi verso una meta” ha concluso il giovane-vecchio Marino Golinelli.

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Il nuovo Report dell’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità “Healthy, prosperous lives for all: the European Health Equity Status Report” fa il punto sulle disuguaglianze di salute in Europa. In sintesi, il gap di salute fra ricchi e poveri si riduce meno dell’atteso. In termini di speranza di vita alla nascita, la differenza media è di 3,9 anni nelle donne (speranza di vita media 82 anni; intervallo: 78,1-86) e di 7,6 anni negli uomini (speranza di vita media 76,2 anni; intervallo: 3,4-15,5). L’Italia (e altri paesi come Grecia e Portogallo) ha i valori più alti di speranza di vita, segno che i fattori protettivi come dieta e coesione sociale riescono a contrastare i fattori di rischio e la presente stagnazione economica. Buona anche la performance dell’Italia nella sopravvivenza libera da malattie. Riconoscendo l’importanza di agire direttamente sui determinanti sociali della salute, l’OMS misura l’effetto di 8 politiche sulla riduzione delle differenze di salute fra classi sociali: (1) aumento di 1.000 dollari del PIL pro capite; (2) riduzione delle disuguaglianze di reddito; (3) riduzione del tasso di disoccupazione; (4) riduzione delle spese private per la salute; (5) aumento delle spese di protezione sociale; (6) aumento del finanziamento del sistema sanitario pubblico; (7) aumento della spesa pubblica in politiche del lavoro; (8) aumento della spesa pubblica nelle abitazioni e condizioni di vita. L’aumento del reddito pro capite è l’unico parametro a non avere effetto sulla disuguaglianze, mentre le politiche del lavoro e le condizioni di vita e abitative hanno l’effetto massimo.

Cronache della ricerca

Gli italiani si classificano terzi fra i vincitori degli starting grant dell’European Research Council, il bando più competitivo dell’Europa dedicato ai giovani ricercatori. Bene quindi per gli italiani (benché in discesa rispetto al bando 2018, dove si erano classificati secondi dietro la solita Germania). Male invece per l’Italia, che vede la maggior parte dei suoi ricercatori primeggiare in università e centri di ricerca all’estero.