fbpx Energia della Natura | Scienza in rete

Energia della Natura

Primary tabs

Read time: 4 mins

Dai dati statistici dell’Eurobarometer 2009 si desume che la principale preoccupazione dei cittadini europei sia la povertà a livello globale, insieme alla mancanza di cibo e acqua da bere (69% degli intervistati), cui segue quella per i cambiamenti climatici (47%). A pensarci bene, i due problemi si potrebbero collegare e, con buona volontà, essere affrontati insieme. Certo, le disuguaglianze fra gli abitanti del pianeta hanno cause varie e complesse, ma occorre chiedersi se il nostro benessere non sia, in qualche misura, pagato anche dai poveri che vivono nel Sud del mondo e se l’abbondanza di energia a basso prezzo che finora l’ha alimentato, non entri in questo circuito. Anche per quanto riguarda i cambiamenti climatici può valere un discorso analogo. Se, come pensa la maggior parte degli esperti, l’uso dei combustibili fossili per ricavarne energia vi contribuisce in maniera non trascurabile, ecco che si ritorna alla prima questione. Ben venga quindi una mostra, come quella allestita presso l’Istituto Tecnico Industriale Statale “G. Marconi” di Forlì, che tenta di rispondere alle seguenti domande:

  • Si può risolvere il problema di richiesta di energia e diminuire le disuguaglianze?
  • I combustibili fossili e l’uranio per l’energia nucleare finiranno?
  • Quali danni stiamo provocando?
  • Quali sono le proposte?
  • E se fossimo più responsabili?

Promossa dal Comune di Forlì, insieme a Romagna Innovazione, WWF locale, il citato ITIS e sapientemente curata da Sergio Flamigni, è aperta dal 18 marzo u.s. e s’intitola “Energia della Natura”.  Andrebbe visitata non solo dai più giovani, ai quali è innanzitutto destinata e per i quali prevede attività didattiche, ma anche da chiunque desideri gettare uno sguardo d’insieme sul vasto mondo delle risorse, delle tecnologie e degli usi dell’energia. Può essere utile per integrare e amalgamare conoscenze altrimenti frammentarie, consolidare quelle acquisite sui banchi di scuola e trovare una risposta documentata alle domande di cui sopra.  Il Curatore è stato affiancato da un Comitato Scientifico di cui fa parte anche Vincenzo Balzani, il chimico che è impegnato da anni sul fronte delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e soprattutto dell’energia solare.

Lungo il percorso espositivo si trovano svariati oggetti, attrezzi, macchine e simulatori ben ordinati e sinteticamente descritti, che offrono al visitatore la sensazione di ripercorrere un viaggio nel tempo e rivivere le tappe di un’evoluzione affascinante e dai risultati a dir poco stupefacenti. Una serie di pannelli collocati nei punti strategici e scritti in modo chiaro e comprensibile, illustra i temi della mostra lungo il percorso che si snoda in diciotto tappe. Si parte, giustamente, da un “ripasso” dei concetti di energia, lavoro e potenza, con una breve descrizione delle principali forme: meccanica, radiante e luminosa, elettrica, chimica e nucleare.  Si prosegue attraverso le testimonianze del passato con gli strumenti che sfruttavano soltanto l’energia muscolare degli uomini e degli animali fino a quando non s’imparò, finalmente, a utilizzare quelle naturali, dal vento, all’acqua, alla legna da ardere. L’antico aratro e la macina manuale in pietra di provenienza africana testimoniano di pesanti fatiche per procurarsi il pane quotidiano che oggi, per troppa gente, è diventato oggetto di spreco. L’inizio dello sfruttamento dei combustibili fossili e soprattutto la rilevanza  del ruolo del carbone nella prima Rivoluzione industriale e nello sviluppo delle macchine a vapore è documentato in maniera efficace. Modellini che sono veri e propri capolavori di manualità, espressione di un “ben fare” di cui si sta perdendo traccia, quasi inteneriscono con i loro dettagli. Dopo una tappa dedicata al trasporto dell’energia e all’energia per i trasporti, con un vero e proprio motore aereonautico in bella vista per la gioia dei più piccoli e non solo, si passa agli usi dell’energia nei  diversi settori (industria, agricoltura, casa, illuminazione, informazione e armamenti).  Non si potevano trascurare i rifiuti e la loro gestione, così eccoci alla descrizione di processi come il riciclaggio, il compostaggio e il trattamento di quelli indifferenziati.  Una tappa dedicata alla termodinamica,  con una snella spiegazione del primo e secondo principio e relative conseguenze pratiche, è affiancata da un’altra che descrive la distribuzione dell’energia nel mondo e lo squilibrio negli accessi e nei consumi. La parte finale  è introdotta dai dati sul declino delle fonti non rinnovabili, sugli effetti collaterali del loro impiego e da una esauriente spiegazione sugli impianti per fonti rinnovabili, coadiuvata da apparecchiature prestate da aziende del settore. Si parla di centrali fotovoltaiche, pannelli solari, impianti geotermici ed eolici, mini-impianti idroelettrici e a biomasse. Un elenco ragionato dei miti da sfatare, affiancato a un altro con le azioni chiave per ridurre l’impronta ecologica individuale chiudono la mostra. I risultati di tanto lodevole impegno si vedranno ma, già da ora, l’esuberante interesse di tanti ragazzi della scuola primaria per gli oggetti esposti fa ben sperare in un futuro più sostenibile.

Le foto della mostra sono di Sergio Flamigni

Per saperne di più:
http://ec.europa.eu/public_opinion/index_fr.htm
Armaroli N., Balzani V., Energia per l’astronave Terra, Zanichelli, Bologna, 2008


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Di che cosa parliamo quando parliamo di TEA

Campo coltivato di cereali al tramonto

Negli ultimi anni, le tecniche di ingegneria genetica e la cosiddetta “evoluzione assistita” (TEA) hanno riacceso il dibattito, in campo non solo scientifico, ma anche economico e culturale. La questione centrale può essere riassunta in una domanda: è davvero possibile, con le tecnologie attuali, intervenire sul DNA di una pianta coltivata per renderla più resistente senza dover fare i conti con implicazioni più ampie, di tipo biologico, evolutivo, agroecologico e persino filosofico? Crediti immagine: Yosi Azwan su Unsplash

L’annuncio del prossimo arrivo di nuove varietà di piante coltivate definite TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita, interpretazione italiana di New Genetic Techniques) riaccende il dibattito su quanto la genetica possa realisticamente ottenere in termini di aumento delle produzioni alimentari e su come, modificando uno o pochi geni del corredo genetico, si possano aumentare stabilmente le resistenze a stress e parassiti, migliorare la sicurezza alimentare nei suoi diversi risvolti di sostenibilità, di equità e di etica.