Dal cinque all'uno per mille

Read time: 2 mins

Il tetto di cento milioni di euro posto al 5 per mille equivale a trasformare il cinque per mille in poco più dell'uno per mille. Sarebbe più onesto, almeno, rendere esplicita la scelta cambiando la percentuale. Era già uno stravolgimento il tetto di 400 milioni imposto in precedenza, ma ora si lascia credere alle famiglie di poter devolvere il 5 per mille dei tributi versati a enti e associazioni non profit, mentre la gran parte di quei soldi resteranno nelle casse dello Stato.

La vicenda del 5 per mille - per il cui corretto ripristino anche questo sito si appresta a raccogliere firme - è inaccettabile anche sotto altri aspetti. Nel metodo, fare arrivare risorse ad associazioni di assistenza e ricerca in base alle scelte dei cittadini rappresenta un criterio certamente perfettibile, ma comunque chiaro e trasparente. E' vero che riceve di più chi ha più risorse da spendere in pubblicità, ma anche chi attira maggiormente l'attenzione pubblica per quanto fa e quanto bene lo fa. Si tratta insomma di un criterio passabilmente democratico e meritocratico, che dà voce e responsabilità ai cittadini. Il governo e la maggioranza parlamentare si arrogano il diritto di spendere altrimenti quei soldi, secondo criteri insondabili, dettati dal caso, la simpatia, le clientele. Che poi finiscano destinati alla cura di una singola ancorché terribile malattia rara (100 milioni di euro), al sostegno delle scuole private (250 milioni di euro), alla portualità turistica, al rilancio della cicerchia o alla promozione della caciotta, è del tutto casuale, imperscrutabile, incontrollabile.

Va poi rilevato che le libere donazioni del 5 per mille rappresentano un volano importante per l'economia, la ricerca e i servizi sociali attivati dal settore no profit, in sostituzione o a integrazione della pubblica amministrazione. In genere il terzo settore lavora con maggiore efficienza ed efficacia del settore pubblico che sempre di più si sta orientando a svolgere più che altro un ruolo di indirizzo strategico delle forze del privato sociale. Tutto questo oggi si chiama sussidiarietà, che pur esistendo da quando esiste il mondo, oggi viene sbandierata come un valore importante dalle forze che compongono l'attuale maggioranza.

Salvo poi negarla nei fatti come con questo odiosissimo taglio del 5 per mille.

Articoli correlati

altri articoli

Le notizie di scienza della settimana #101

È entrata in vigore il 20 maggio, in occasione del World Metrology Day, la nuova definizione del chilogrammo, basata non più sul campione di platino-iridio depositato al Bureau international des poids et mesures a Parigi bensì sulla costante di Planck ℏ. La nuova definizione garantirà la stabilità di questa unità di misura, che finora doveva essere aggiornata ogni volta che il campione di platino-iridio si deteriorava e il suo peso cambiava di conseguenza. Ora il valore del chilogrammo è legato a una costante della natura misurata con estrema precisione e che non cambierà di valore. Ma come è legata la misura del chilogrammo alla costante di Planck? Per capirlo bisogna scendere nei sotterranei del National Institutes of Standards and Technology a Gaithersburg nel Maryland per vedere la bilancia di Watt, o Kibble balance. Nell'immagine: la NIST-4 Kibble balance. Credit: J.L. Lee / NIST.

Curare l'obesità con la chirurgia

La chirurgia bariatrica è lo strumento più efficiente per curare i casi gravi di obesità, eppure solo l'1% degli statunitensi che ne trarrebbero beneficio si sottopone a questo tipo di interventi. I sondaggi mostrano, infatti, che la maggioranza considera la chirurgia bariatrica pericolosa o poco efficace. Tuttavia, sono ormai numerosi gli studi scientifici che mostrano che i benefici superano abbondantemente i rischi. Non tutti gli interventi sono uguali, però.