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Dal cinque all'uno per mille

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Il tetto di cento milioni di euro posto al 5 per mille equivale a trasformare il cinque per mille in poco più dell'uno per mille. Sarebbe più onesto, almeno, rendere esplicita la scelta cambiando la percentuale. Era già uno stravolgimento il tetto di 400 milioni imposto in precedenza, ma ora si lascia credere alle famiglie di poter devolvere il 5 per mille dei tributi versati a enti e associazioni non profit, mentre la gran parte di quei soldi resteranno nelle casse dello Stato.

La vicenda del 5 per mille - per il cui corretto ripristino anche questo sito si appresta a raccogliere firme - è inaccettabile anche sotto altri aspetti. Nel metodo, fare arrivare risorse ad associazioni di assistenza e ricerca in base alle scelte dei cittadini rappresenta un criterio certamente perfettibile, ma comunque chiaro e trasparente. E' vero che riceve di più chi ha più risorse da spendere in pubblicità, ma anche chi attira maggiormente l'attenzione pubblica per quanto fa e quanto bene lo fa. Si tratta insomma di un criterio passabilmente democratico e meritocratico, che dà voce e responsabilità ai cittadini. Il governo e la maggioranza parlamentare si arrogano il diritto di spendere altrimenti quei soldi, secondo criteri insondabili, dettati dal caso, la simpatia, le clientele. Che poi finiscano destinati alla cura di una singola ancorché terribile malattia rara (100 milioni di euro), al sostegno delle scuole private (250 milioni di euro), alla portualità turistica, al rilancio della cicerchia o alla promozione della caciotta, è del tutto casuale, imperscrutabile, incontrollabile.

Va poi rilevato che le libere donazioni del 5 per mille rappresentano un volano importante per l'economia, la ricerca e i servizi sociali attivati dal settore no profit, in sostituzione o a integrazione della pubblica amministrazione. In genere il terzo settore lavora con maggiore efficienza ed efficacia del settore pubblico che sempre di più si sta orientando a svolgere più che altro un ruolo di indirizzo strategico delle forze del privato sociale. Tutto questo oggi si chiama sussidiarietà, che pur esistendo da quando esiste il mondo, oggi viene sbandierata come un valore importante dalle forze che compongono l'attuale maggioranza.

Salvo poi negarla nei fatti come con questo odiosissimo taglio del 5 per mille.

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