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Chimera!

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Maneggiare e il DNA e dar vita a creature immaginarie, protagoniste dei miti dell'uomo, frutto di parti di diversi animali è un'esperienza insolita, ma il festival di Genova consente di avvicinarsi anche ai segreti della genetica e della clonazione. Nell'ambito del progetto Orientascienza del festival, c'è un laboratorio dove si possono capire i processi fondamentali per la vita, ovvero la trascrizione e la traduzione del codice genetico. Architettare con il codice genetico degli ibridi, o delle chimere, non appartiene più solo a una dimensione di fantasia. Ci sono però degli aspetti bioteci importanti da non trascurare, per riflettere sui limiti che possiamo o meno superare.


Nel laboratorio “Chimera!” i giovani partecipanti “trascrivono” e  “traducono” i geni necessari a realizzare le teste, le ali, le zampe e le code che scelgono in un apposito catalogo. Gli amminoacidi e le basi azotate, rappresentate da blocchetti di legno colorati, devono essere inserite nelle cordicelle a disposizione, facendo attenzione a seguire correttamente i versi 3’-5’, proprio come dei veri ricercatori! Vince chi riesce a realizzare il maggior numero di pezzi e completare l’enorme manichino presente in sala.

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Pirahã: una controversa lingua senza numeri né colori

Piraha su una canoa

I Pirahã sono una popolazione amazzonica tra le più particolari al mondo: non hanno parole né per i numeri né per i colori, non hanno miti di creazione, non creano arte e non sanno distinguere le quantità maggiori di 3. Intorno a loro è nata una controversia scientifica in cui è protagonista anche uno dei linguisti più importanti della storia e, a rendere la questione ancora più spinosa, c’è il fatto che fuori dal gruppo solo tre persone sanno parlare la loro lingua.

In copertina: foto di Toninho Muricy, proveniente dall’archivio di Daniel Everett

A fine anni Settanta, Daniel Everett e sua moglie Keren raggiunsero insieme ai tre figli un villaggio di indigeni dell’Amazzonia chiamati Pirahã (si pronuncia “pi-ra-an”): un gruppo di cacciatori-raccoglitori che oggi conta poco meno di 600 individui. I due erano dei missionari cristiani con un compito che nessuno dei loro predecessori era riuscito a portare a termine: imparare la lingua dei Pirahã e tradurvi la Bibbia.