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Vita da precari

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Politica della scienza

I laboratori di ricerca non sono luoghi di lavoro qualsiasi. In tutto il mondo sono frequentati da ricercatori che vi lavorano stabilmente, con contratti a tempo indeterminato, o meno stabilmente, con progetti a termine. Le figure di coloro che fanno ricerca a tempo determinato sono le più varie: studenti, borsisti, assegnisti, ricercatori a progetto. L'Italia non fa eccezione. Tranne, forse, nella dimensione temporale del fenomeno. Alcuni (forse troppi) ricercatori sono "stabilmente" a tempo indeterminato. Scienzainrete seguirà con costanza il fenomeno del "precariato" e del tentativo di risolverlo, riportandolo a quella che è la sua fisiologia. Iniziamo questo studio e apriamo il dibattito partendo dal fenomeno del "precariato" presso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) secondo questa analisi effettuata e firmata dai GRUPPI DI LAVORO DELL'ASSEMBLEA PERMANENTE DEL PERSONALE DELL'ISS

Lo scorso 25 giugno il coordinamento dei rappresentanti del personale dell'ISS ha organizzato un convegno dal titolo "L'Istituto Superiore di Sanità tra presente e futuro: ruolo, missione e risorse nella fase del riordino" al fine di stimolare un dibattito tra comunità scientifica, esponenti del mondo politico e sindacale e rappresentanti della società civile.

L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) è l'organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale e svolge funzioni di ricerca, di sperimentazione, di controllo, di consulenza, di documentazione e di formazione per quanto concerne la salute pubblica.  

Il fenomeno del precariato nell'ISS è sintetizzato sia nella sua dimensione quantitativa che nel contributo alla produzione scientifica dell'ente, intesa non solo come pubblicazioni su riviste peer-review, ma anche come produzione di rapporti tecnici, nelle tabelle 1 e 2.

Ciò che emerge in modo incontrovertibile è la stretta connessione tra il lavoro del personale a tempo indeterminato e quello del personale precario.

I recenti provvedimenti legislativi in essere e quelli in discussione - Decreto Brunetta e Decreto Legge (DL) 1167 sul riordino degli enti vigilati dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali - avranno un impatto sconvolgente sulle attività istituzionali dell'ISS.

Un'analisi più generale del fenomeno del precariato in ISS evidenzia comunque l'esistenza di almeno tre punti critici:

  1. la questione del riordino dell'ISS è strettamente connessa con quella del precariato in quanto la dotazione di personale di un ente dipende essenzialmente dalla quantità e dalla qualità delle funzioni che l'ente è chiamato a svolgere;
  2. lo stanziamento dei fondi all'ISS ha subito una consistente riduzione a partire dal 2000 a fronte di un incremento dei compiti.  Ciò ha prodotto una folle rincorsa a finanziamenti su "fondi esterni che non costituiscono mere commesse commerciali con termini di inizio e di fine della attività ben definiti, ma progetti di ampio respiro e di lunga durata che spesso si succedono nel tempo e sono legati allo stesso filone di ricerca. Tali progetti costituiscono di fatto implementazioni delle attività istituzionali". (Documento del 23.10.08 dei Direttori Generali degli Enti Pubblici di Ricerca). E' da questo paradosso che si origina e si alimenta la questione del precariato "strutturale" dell'ISS con una lunga anzianità lavorativa. Un altro fenomeno preoccupante che si profila all'orizzonte è quello delle Fondazioni che finanziano attività di ricerca con caratteristiche proprie di sanità pubblica. Per tale fenomeno appare necessaria un'operazione di trasparenza sui bilanci, gestione del personale e finalità delle Fondazioni al fine di non adombrare l'esistenza di  meccanismi tipo "scatole cinesi" che possano generare anche conflitti di interesse tra pubblico e privato e tra enti pubblici. Tutto ciò può essere ridimensionato solo con un incremento di finanziamenti pubblici che garantiscano l'indipendenza e l'eccellenza dell'ISS nell'espletamento delle sue attività di ricerca, valutazione e controllo;
  3. la necessità di diffondere una cultura della valutazione indipendente, finalizzata a promuovere efficienza, efficacia e trasparenza nell'attribuzione degli incarichi e delle nomine nonché spirito collaborativo tra i lavoratori. Interventi legislativi scaturiti da esigenze "di cassa" e ispirati ad una mera logica punitiva anziché essere rivolti alla valorizzazione delle risorse, non soddisfano in alcun modo questa necessità.

E' quindi la mancanza di una "governance" complessiva dei fenomeni strettamente interdipendenti tra loro (riorganizzazione dell'ente, precariato, finanziamenti) che disorienta ed inquieta.

L'assenza di una politica generale della ricerca in Italia emerge drammaticamente dall'analisi della situazione corrente. La lettura di indicatori quali la percentuale di investimenti per la ricerca in rapporto al Prodotto interno lordo (PIL), il numero di ricercatori per 1000 lavoratori, la costante emorragia della fuga dei cervelli, collocano l'Italia ai margini della modernità.

Se un disegno complessivo si può comunque intravedere è quello di disarticolare e di contenere le attività degli enti pubblici di ricerca. Quello che sta accadendo all'Istituto Superiore per la ricerca ambientale (ISPRA),con la nomina di un prefetto alla guida dell'ente, all'Agenzia spaziale italiana (ASI)con la nomina di un presidente senza consultare la comunità scientifica, e all'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul lavoro (ISPESL), con la nomina di un commissario governativo, ne sono una amara conferma.  

In questo quadro generale caratterizzato da una crisi profonda delle forme tradizionali di  rappresentanza politica e sindacale, il personale dell'ISS, tutto, si è organizzato da nove mesi nella forma dell'Assemblea Permanente per riflettere e discutere, con grande partecipazione, sui temi del precariato e della mission dell'ISS.

In questo scenario generale il personale dell'ISS esprime quindi una forte preoccupazione per le politiche in atto e che si profilano all'orizzonte in quanto arrecherebbero un danno insanabile alla Ricerca pubblica, autonoma e indipendente, minando la importante funzione che l'Istituto svolge.

Questa preoccupazione è condivisa anche da alcune organizzazioni indipendenti intervenuti a questo convegno - come Legambiente, L'Associazione nazionale per la lotta contro l'Aids (ANLAIDS), eccetera -che nel corso del tempo hanno trovato nei ricercatori dell'ISS dei validi interlocutori per le tematiche di loro competenza. Appare indubbio che  il personale dell'ISS rappresenta  nella sua interezza la più grande  risorsa da impiegare nel rilancio dell'Istituto e nel mantenimento delle sue specifiche competenze, di controllo e di ricerca, che sono cruciali nel nostro Sistema Sanitario Nazionale Pubblico.

E' dai segnali di vitalità della comunità scientifica che bisognerà ripartire per modificare la realtà della ricerca in Italia.

Tabella 1 | Lavoratori dell'ISS per tipologia di rapporto e qualifica (gennaio 2009)

tipo di rapportoricercatoriCTER+CAERamministrativitecnicialtrototale profili (%)
tempo indeterminato562693672061528 (56%)
tempo determinato18113552039380 (13,9%)
CoCoCo114445165328 (12%)
Ospite collaboratore esterno / altro30642165206 (7,6%)
in formazione2911246286 (10,5%)
totale916889762336162730

 

Tabella 2 | Pubblicazioni ISS 2007

 totalesolo ITAlmeno un precario
 nn%n%
articoli su riviste89135139,445060,6
atti congressuali2447129,117370,9
rapporti tecnici1578151,67648,4
monografie552850,92749,1
totale134753139,481660,6

I contenuti del presente contributo sono il frutto dell'attività svolta dai gruppi di lavoro dell'Assemblea permanente del personale dell'ISS costituitasi per far fronte alle emergenze di questo periodo.

- Nota: per CTER si intendono i collaboratori tecnici degl Enti di ricerca; per CAER i collaboratori amministrativi

A cura dei gruppi di lavoro dell'Assemblea permanente del personale dell'Istituto Superiore di Sanità

Corrispondenza: nicola.vanacore@iss.it; bruno.caffari@iss.it; caterina.vollono@iss.it

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14 luglio, 2009 da redazione

Commenti

#1 lavoro a tempo determinato e indeterminato negli EPR

ritratto di Tommaso Maccacaro
14 luglio, 2009 - 16:37 da Tommaso Maccacaro

Personalmente non mi piace il termine "precari". Lo trovo misleading e credo generi molti equivoci. In genere lo si utilizza in modo eccessivamente ampio. Ad esempio, uno studente di dottorato che non ha la "borsa" della scuola di dottorato ma, giudicato idoneo al concorso, ha una borsa analoga sui fondi di ricerca di un ricercatore, va definito "precario"? Probabilmente no. Dovremmo distinguere tra periodo di formazione (borse, assegni) e contratti a termine. Io poi sarei dell'avviso che un lavoratore diventa precario dopo un primo periodo di lavoro a tempo determinato, quando *continua* a rimanere in una situazione che dovrebbe essere temporanea su tempi ben definiti e che invece si allunga ad infinitum. Detto questo mi e' del tutto evidente che in molti Enti di ricerca i lavoratori a tempo determinato (molti dei quali *precari* nella accezione di cui sopra) svolgono un ruolo fondamentale per la ricerca dell'Ente e permettono il mantenimento di impegni internazionali e il successo di molti progetti scientifici e tecnologici. Il fenomeno dell’entita' e della durata media del precariato e' complesso e risulta dalle molte storture, passate e presenti, del nostro sistema. Andrebbe analizzato per cercare una soluzione strutturale, lontano da interventi una-tantum che generano spesso piu’ problemi di quanti ne risolvono.

ritratto di Tommaso Maccacaro Tommaso Maccacaro
Istituto Nazionale di Astrofisica

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