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Osservatorio

Yukio Hatoyama, il presidente del Partito Democratico che ha vinto le elezioni in Giappone, ponendo fine a mezzo secolo di ininterrotto governo del Partito Liberaldemocratico, ha voluto ribadirlo con chiarezza: «Il nostro sarà uno dei paesi leader nella ricerca di base». E per togliere ogni residuo dubbio ha dichiarato: «In ogni caso, penso che gli investimenti totali in ricerca e sviluppo debbano aumentare». E sì che il Giappone, con una spesa che nel 2007 ha raggiunto il 3,61% del Prodotto interno lordo (Pil), è tra i grandi paesi quello che vanta di gran luna la maggiore intensità di spesa (vedi tabella) in ricerca e sviluppo (R&S).

D'altra parte nuovi investimenti saranno necessari nel settore energetico, visto che nel programma del nuovo partito c'è l'obiettivo di abbattere del 25% le emissioni di gas serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, modificando il paradigma energetico del paese. Che il nuovo partito punti con decisione verso l'economia della conoscenza lo dimostra il progetto - fortemente reclamizzato in campagna elettorale - di garantire ben 3.300 dollari ogni anno a tutti i ragazzi nel corso dell'intero corso di studi, fino alla scuola media superiore.

Ma tutto ciò non basta. Molti temono che per la scienza giapponese si apra una fase delicata. In parte per motivi politici. In parte per motivi strutturali. Le cause politiche di una possibile crisi risiedono nel fatto che nel programma del nuovo governo c'è anche una drastica riduzione delle tasse e, di conseguenza, delle spese statali. Insomma, si teme - malgrado le smentite di Yukio Hatoyama - che tra i settori in cui operare i tagli possano esserci anche quelli della ricerca e dell'istruzione superiore.

Quanto alle cause strutturali bisogno partire da alcune considerazioni.

Con 142,9 miliardi di dollari investiti nel 2007, il Giappone si è confermato al secondo posto assoluto, dopo gli Stati Uniti, nella classifica dei paesi che investono di più in R&S.

Con quasi 710.000 unità, il Giappone schiera il più vasto esercito al mondo di ricercatori, dopo Usa e Cina.

Col 3,61% di investimenti in R&S rispetto al Pil il Giappone è terzo assoluto tra nella classifica per intensità di investimenti in R&S. Solo Israele, col 4,5% della spesa in R&S rispetto al Pil, e la Svezia, col 3,9%, "credono di più" nella ricerca scientifica e nello sviluppo tecnologico. Tra i paesi del G8, tuttavia, il Giappone è di gran lunga primo. Basti pensare che Stati Uniti e Germania investono un punto secco di Pil in meno; Gran Bretagna e Cina circa due punti in meno. Quanto all'Italia, investe addirittura oltre 2,5 punti di Pil in meno: un autentico abisso.

Eppure, malgrado questa posizione di assoluta primazia, secondo molti osservatori il sistema di ricerca e sviluppo del Giappone è in uno stato sofferenza. I punti critici riguardano sia gli investimenti, a opera soprattutto delle imprese private, in sviluppo tecnologico sia quelli, a opera soprattutto dello stato, in ricerca curiosity-driven. La spesa delle imprese giapponesi in sviluppo tecnologico, infatti, è enorme. L'80% degli investimenti nipponici in R&S è opera delle imprese. Si tratta di una quantità di risorse - oltre 110 miliardi di dollari l'anno, pari a quasi il 3% del Prodotto interno lordo giapponese - che per intensità non a pari al mondo e per valore assoluto è secondo solo a quello delle imprese Usa. Ma allora, molti si chiedono, perché l'economia giapponese da oltre un decennio è in una condizione di sostanziale stagnazione? Difficile rispondere. Sta di fatto che negli altri paesi gli alti investimenti in R&S si accompagnano a una forte dinamica economica e in Giappone no.

Ma anche la componente più accademica, di base e curiosity-driven della ricerca giapponese è in sofferenza. Non tanto in termini quantitativi: dal 1998 al 2007 il numero di ricercatori nelle università e nei centri nazionali di ricerca di base è aumentato, come rileva la rivista Nature, del 15%, passando  da 146.000 a 168.000 unità. È una sofferenza che chiama in causa piuttosto la qualità. Ogni anno un ricercatore giapponese pubblica, in media, la metà degli articoli di un collega americano e un terzo rispetto a un collega europeo. E se ciò in parte è dovuto alla maggiore componente di ricercatori che lavorano per imprese private, meno interessati alle pubblicazioni, è più complesso spiegare come mai un articolo scientifico pubblicato da accreditate riviste con peer review firmato da un ricercatore giapponese riceve, in media, un numero di citazioni inferiore del 41% rispetto a quello firmato da un ricercatore Usa o del 25% in meno rispetto a un ricercatore tedesco.

Tra i diversi motivi che possono essere chiamati in causa ne spiccano due.

La relativa anzianità della comunità scientifica giapponese: solo il 21% dei ricercatori, infatti, ha meno di 37 anni. Ma, dato ancor più significativo, il numero dei giovani è diminuito nel decennio 1998-2007 di mille unità, passando da 36.773 a 35.788, nonostante che il numero complessivo dei ricercatori sia aumentato di 22.000 unità.

La quasi totale chiusura della comunità scientifica giapponese. Ci sono pochi scienziati stranieri in Giappone: appena l'1,34% dei ricercatori viene dall'estero. E solo il 10% dei PhD nelle università nipponiche è attribuito a un ricercatore proveniente da un altro paese (contro il 42% degli Usa e il 41% del Regno Unito). In aggiunta sempre meno giapponesi si recano all'estero per fare ricerca: nel 1997 furono appena 7.118 (il 5% del totale); ma nel 2006 sono stati ancor meno 4.163 (il 2,5%). La comunità scientifica giapponese appare, appunto, chiusa in se stessa in un'era in cui, invece, la globalizzazione della ricerca si esprime anche attraverso l'alta mobilità dei ricercatori.

Ma il dato forse più preoccupante è che sempre meno giovani giapponesi si sentono attratti dalla ricerca scientifica. All'inizio degli anni '90 gli studenti nipponici iscritti a una facoltà scientifica o di ingegneria erano oltre un milione. Ora sono poco più di 600.000.

Il compito più difficile per il nuovo governo giapponese non sarà, probabilmente, quello di assicurare un ulteriore aumento di risorse per la scienza ma quello di ritemprare la tradizionale fiducia dei giapponesi nella ricerca scientifica.

Tabella 1 | Spesa in ricerca e sviluppo (R&S)

 anno 2007     Periodo(1996-2007) 
 Spesa in R&SSpesa in R&SRicercatoriPubblicazioniPubblicazioni PubblicazioniPubblicazioniCitazioni per
 miliardi di dollari% sul PIL  per ricercatore  per ricercatorepubblicazione
USA376,92,621 387 882323.0260,24 3.652.5472,714,51
Giappone143,93,67709 69191.0620,13 1.081.6521,68,52
Cina122,71,431 223 756187.7900,15 964.7181,03,58
Germania71,82,51282 06389.9930,32 963.4013,611,30
Francia43,72,12204 48465.4530,32 695.2743,610,78
Regno Unito38,41,78183 535101.6250,55 1.007.7506,912,39
Corea del Sud37,32,98199 99036.9250,19 261.9521,76,70
Canada25,11,97125 33056.9730,46 524.5394,612,44
Russia24,11,08464 35729.3020,06 366.6730,83,69
India22,60,69?40.029? 322.168?4,59
Italia19,61,1082 48953.9830,66 509.2087,310,28
Brasile17,80,91?27.094? 192.615?6,50

Fonte: elaborazione propria su dati R&D Magazine e OECD

4 settembre, 2009 da Pietro Greco


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