Il Futuro di Galileo
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Un motivo del tutto particolare per cui sono contento che il sindaco Zanonato abbia vinto la competizione elettorale a Padova è che la capacità di propulsione culturale che questo sindaco ha avuto nella sua città è straordinaria. Se posso dirlo con una frase sintetica che poi cercherò di spiegare meglio: Zanonato ha capito che le città e i cittadini non hanno solo bisogno di eventi effimeri benché brillanti, di punti di esibizione di ospiti di passaggio (come i famosi Festival tanto di moda), ma anche e soprattutto di eventi culturali che lasciano un segno nella storia e nella cultura nazionale. L'idea, perciò, di prendere due veri esperti come Giulio Peruzzi e Sofia Talas per mettere in piedi una mostra memorabile su Galilei e sulle ricadute del suo grande pensiero, "Il futuro di Galileo", è un esempio di politica illuminata che prevale sui piccoli e meschini interessi spesso pilotati da esigenze di mercato locale o di grossi gruppi produttori (editori, industrie, ecc.). Perché vuol dire rendersi conto del fatto che la celebrazione dell'anno dell'astronomia e delle osservazioni astronomiche galileiane non è uno stanco rituale, un giubileo qualsiasi che tra un anno si può dimenticare; ma è un tentativo di riappropriarsi di qualcosa che nessuna altra civiltà ha posseduto come la nostra.
La mostra, disseminata con larghezza di spazi e strumenti illustrativi in sontuose sale di un imponente edificio cittadino, fa capire che l'amalgama di storia e scienza necessario per riportare in vita gli ultimi 400 anni della cultura del nostro paese in un settore un po' trascurato dalla cultura dominante, è assolutamente eccezionale. Questa galleria di strumenti, ricostruiti con precisione e fedeltà da artigiani sempre più rari che ancora sopravvivono nelle nostre officine e nei nostri laboratori accademici, porta alla luce la continuità prodigiosa del pensiero galileiano dal '600 ai giorni nostri. Basta da sola a fare percepire visivamente il rischio che l'umanità ha corso quando forze retrive quanto assurdamente bigotte hanno tentato di cancellare la nascita del pensiero moderno. Si contrappone positivamente, perciò, alle iniziative di altri studiosi, un po' consumati dalle cattive abitudini accademiche, di riesumare polemiche e processi che non hanno più alcun senso e alcuna ragion d'essere.
Da Galileo si arriva ai giorni nostri: emoziona vedere nelle teche, lì a piccola distanza dal nostro occhio moderno, un manoscritto con disegni e calcoli del Grande. Per poi passare a tecnologie sempre più evolute e più difficili da spiegare al visitatore, ma di tale impatto concreto da attirare l'attenzione di adulti o scolaretti attraverso una salutare eccitazione della curiosità. Nella mia lunga vita ho visto esposizioni di paesi che sembravano più capaci di noi di decantare apprezzabilmente le proprie virtù. Questa mostra ci riscatta: sarebbe bello che non si muovesse più da lì e che contribuisse alle visite a Padova non meno del pelleginaggio al santuario: forse pretendo troppo, ma non c'è niente di male a sperare in un riscatto della scienza che auspichiamo invano da anni. Un elegante volume di Skirà, intitolato come la mostra, provvede alla memoria cartacea.
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#1 ...dicevamo, Galileo
Scorro un pò sorpresa le prime righe, ritrovo il nome di Zanonato celebrato all'inizio di una recensione della mostra, familiarmente detta, "di Galileo". Da padovana (anche se di adozione) conosco la realtà della città e posso ammettere alcuni meriti del nostro rieletto sindaco. Conosco anche la mostra, che ho avuto il piacere e la fortuna di percorrere proprio insieme agli organizzatori. Forse nel riconoscere l'importanza di questa iniziativa avrei preferito fosse dato più spazio agli aspetti innovativi e comunicativi della mostra (nella sua combinazione perfetta di luci, colori e musica) e all'unicità di alcuni pezzi esposti che, tra l'altro, fanno parte della collezione del Museo di Storia della Fisica del Dipartimento di Fisica di Padova (come il microscopio composto che riporta la firma "Eustachio Divini in Roma 1672", uno dei più grandi costruttori ottici del Seicento).
Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile la realizzazione di questa mostra. I riconoscimenti dei meriti della politica socio-culturale di questa città a mio parere rientrano invece in un altro contesto.
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