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Covid-19/

Antonino Di Caro

Romano con genitori siciliani, classe 1956, laurea in Medicina e specializzazioni in Microbiologia e Igiene presso l’Università Sapienza di Roma, master. Da poco pensionato, è stato per dieci anni direttore del laboratorio di Microbiologia dell’Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani. Continua a svolgere il ruolo di professore straordinario di Microbiologia presso la Saint Camillus International University of Health Sciences di Roma. Al suo attivo ha circa 200 articoli su riviste scientifiche internazionali, con oltre 7.000 citazioni, su argomenti e temi riguardanti la diagnostica delle malattie infettive. Ha svolto diverse missioni in Africa durante l’epidemia di Ebola del 2014-2015. Per le attività svolte nell’ambito della pandemia da COVID-19 è stato nominato Cavaliere della Repubblica. Partecipa quale esperto a numerose network internazionali nell’ambito delle attività di laboratorio e di sanità pubblica

Le varianti virali: che cosa cambia?

Prima la Gran Bretagna, poi il Sudafrica e da ultimo il Brasile: le nuove “versioni” del coronavirus sono al centro dell’attenzione degli scienziati e dell’opinione pubblica. Cosa ne sappiamo? Sono più pericolose? Possono davvero cambiare la traiettoria della pandemia e mettere a rischio l’efficacia dei vaccini e delle terapie? Perché è importante sequenziare il virus?

Durante i mille anni che separano la caduta dell’Impero Romano d’Occidente dall’invenzione della stampa, nei monasteri benedettini sparsi per l’Europa legioni di monaci amanuensi copiavano su robusti fogli di pergamena ricavati dalla pelle di agnello o di vitello i testi antichi, tramandati su fragili rotoli di papiro e sopravvissuti al trascorrere del tempo e alle vicissitudini politiche e militari dell’Alto Medioevo.