Tanti soldi, tanta ricerca

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Le due classifiche che mettiamo a confronto sono quelle relative alla spesa per abitante in ricerca scientifica e tecnologica dei paesi dell’Unione europea (più la Svizzera) e quella della ricchezza di questi paesi, espressa in termini di Pil-pro capite (ovvero il reddito medio di un cittadino). La sovrapposizione è pressoché perfetta. Se si eccettuano i casi del Lussemburgo (paese piccolo, con fonti di reddito cospicue non legate alla produzione industriale o agricola) e dell’Irlanda (paese con un particolare regime fiscale in grado di attrarre grandi imprese straniere) i paesi che investono di più in R&S sono gli stessi con una ricchezza pro-capite maggiore. Non è semplice dire, di primo acchito, quale sia la causa e quale l’effetto. In realtà i due processi – investimenti in ricerca e aumento della ricchezza – coevolvono e si sostengono a vicenda. Tuttavia studi interdisciplinari dimostrano che gli investimenti in ricerca sono tra i più produttivi in assoluto.

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La sanità è ormai in grado di raccogliere i frutti della rivoluzione della medicina molecolare e dell’intelligenza artificiale per migliorare efficacia e precisione della pratica clinica. Negli Stati Uniti questa rivoluzione digitale della sanità è già in corso, con esiti che saranno importanti sia nel campo della assistenza sia in quello della ricerca. E in Italia? Luigi Tavazzi, cardiologo e scientific advisor del GVM Care and Research analizza, in questo capitolo del Libro Bianco, la situazione della digital health, della medicina personalizzata e di precisione