Invecchiare senza disuguaglianze

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Stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) prevedono che entro l’anno prossimo il numero delle persone di età superiore a sessant'anni, generalmente definiti anziani, supererà quello dei bambini sotto i cinque anni e che entro il 2050 gli over 60 saranno 2 miliardi, arrivando a rappresentare il 22% della popolazione mondiale.

Chi sono gli anziani?

Il "World Report on Ageing and Health" dell’OMS nota che “non esiste un prototipo della persona “anziana”: ci sono ottantenni con capacità mentali e fisiche paragonabili a quelle di molti ventenni, così come ci sono sessantenni che richiedono assistenza anche per le attività basilari. Differenze che non sono casuali in quanto, come sottolinea nell'introduzione del documento Margaret Chan, ex direttrice dell’OMS, “la salute degli anziani e le loro capacità sono il risultato degli eventi che hanno caratterizzato la loro vita”. Considerazioni che rimarcano la necessità di un approccio life-course, durante tutta la vita delle persone, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, in cui si stima che vivrà l’80% degli anziani nel 2050. (Si vedano a questo proposito anche i risultati del progetto europeo Lifepath).

Giornata internazionale dell’anziano 2019

Far fronte alle disuguaglianze dell’età senile in atto e prevenire quelle future è anche il tema dell’edizione 2019 della Giornata Internazionale dell’Anziano (United Nations Day for Older People - UNIDOP) che ricorre ogni anno il 1 ottobre.

Spesso, infatti, le disuguaglianze tra gli anziani riflettono uno svantaggio accumulato durante la vita a causa di fattori come la località in cui si vive, il genere, la condizione socio-economica, la salute e il reddito. Disuguaglianze fotografate anche dalla sorveglianza di popolazione Passi d’Argento, coordinata dall’Istituto superiore di sanità e dedicata agli over 65enni, i cui dati 2016-18 stimano che la situazione economica degli intervistati influisca negativamente su molti degli aspetti indagati, ad esempio:

  • per quanto riguarda le funzioni fondamentali della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, lavarsi, spostarsi da una stanza all’altra, essere continenti, usare i servizi per fare i propri bisogni), sebbene solo il 15% degli intervistati riferisca difficoltà a svolgere una tra le attività indicate, la situazione è molto più frequente tra chi ha molte difficoltà economiche (25% vs 9% di chi non ne ha)
  • allo stesso modo, sebbene solo 2 anziani su 10 rientrino nella definizione di fragili (ovvero non autonomi nello svolgimento di due o più funzioni complesse come preparare i pasti, effettuare lavori domestici, assumere farmaci, andare in giro, gestirsi economicamente, utilizzare il telefono), la situazione è quasi doppia tra le persone con molte difficoltà economiche (29% vs 14%)
  • le persone con difficoltà economiche vivono anche una situazione di maggiore isolamento sociale rispetto a chi non ne ha (la media generale degli over 65 stima che nel corso di una settimana normale il 21% non abbia avuto contatti, anche solo telefonici, con altre persone e il 71% non abbia partecipa a incontri collettivi presso punti di aggregazione) e partecipano meno frequentemente degli altri a eventi sociali o a corsi di formazione (la stima generale è di 2 su 10)
  • infine, le persone con difficoltà economiche rappresentano una risorsa per i propri familiari o per la collettività meno frequentemente di chi non ne ha (la stima generale è che quasi 3 ultra 65enni su 10 vengono considerati risorse)

Per fronteggiare il progressivo invecchiamento della popolazione, a partire dai primi anni del 2000 l’OMS ha elaborato la strategia “Active and Healthy Ageing” volta a promuovere il mantenimento delle capacità fisiche, intellettive, lavorative e sociali dell’anziano. In particolare, il documento “Active ageing. A policy framework”, pubblicato nel 2002, definisce l’invecchiamento attivo come “il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza al fine di migliorare la qualità di vita delle persone anziane”. Un approccio che permette alle persone di realizzare il proprio benessere fisico, sociale e mentale attraverso il corso della vita e partecipare a una società che da parte sua fornisce adeguata protezione e cura.

In Italia possiamo migliorare

Nel nostro Paese, il 30% degli over 60 riferisce di avere difficoltà a recarsi dal proprio medico di famiglia o a raggiungere gli ambulatori della sua ASL. Difficoltà che aumenta con l’età, e riguarda almeno 2 persone su 3 dopo gli 85 anni, con un chiaro gradiente sociale e geografico che vede penalizzate le persone con bassa istruzione, maggiori difficoltà economiche e residenti nelle Regioni del Sud Italia.

Questa fotografia, fornita dalla sorveglianza Passi d’Argento, è particolarmente importante perché, come ricorda Maria Masocco, responsabile di PdA, «Fra le persone anziane la difficoltà di acceso ai servizi sanitari, come lo studio del medico di famiglia o i servizi della ASL, può avere un impatto sulla salute maggiore dei determinanti socioeconomici noti, istruzione o disponibilità economiche, e persino dei determinanti legati agli stili di vita come fumo, alcol, sedentarietà, obesità, diabete ipertensione».

Per rispondere ai bisogni e ai diritti delle persone che invecchiano, secondo Benedetta Contoli (PdA) «si potrebbe tutelare il diritto e l’accesso alle cure, facilitare l’accesso ai servizi socio-sanitari (come lo studio del proprio medico, la farmacia, i servizi della Asl), rendere i quartieri sicuri, così che le persone si sentano sicure nell’uscire di casa e possano raggiungere da sole i negozi di prima necessità e adeguare le case ai loro bisogni, eliminando le barriere architettoniche e assicurando riscaldamento e condizioni igienico sanitarie adeguate».

 

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