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La globalizzazione fa bene alla salute?

La globalizzazione influisce sulla salute delle popolazioni mondiali? Scopri il legame tra fenomeni economici e sanitari e come l'aspettativa di vita è cambiata nel tempo.

È possibile istituire un parallelo tra i fenomeni economici e quelli sanitari? Certamente i paralleli sono molti, soprattutto se esaminiamo gli andamenti nel tempo in diverse aree del mondo.
Se per esempio consideriamo la crescita dell’aspettativa di vita in relazione al reddito pro capite, osserviamo una sequenza di fenomeni che coincidono approssimativamente con gli andamenti economici:
a) dal 1800 al 2011 c’è stato un progressivo aumento del reddito pro capite e, parallelamente, dell’aspettativa di vita, ma in modo molto diversificato e con un divario crescente, in particolare tra l’Africa e il resto del mondo;
b) dal 1950 c’è stata una grande accelerazione dell’aspettativa di vita in Europa e Nord-America, che ha poi subito (negli anni Settanta-Ottanta) un rallentamento;
c) nel 1950 la Cina e l’India erano ancora allineate con l’Africa sia per l’aspettativa di vita sia per il reddito; dal 1977 in entrambi i paesi si è manifestata una crescita dell’aspettativa di vita totalmente disgiunta dal reddito, mentre dal 1985 i due indicatori hanno cominciato a crescere insieme.
Questi fenomeni possono essere osservati nel grafico interattivo di Gapminder. In particolare il lettore può fermare lo scorrere del tempo nelle quattro fasi critiche del 1900, 1950, 1977 e 1985 e infine studiare l’evoluzione fino al 2012, per constatare i cambiamenti appena descritti.

(…) La globalizzazione ha migliorato o può migliorare la salute delle popolazioni del mondo? Se è vero che la salute dipende in larga parte dalla ricchezza dei paesi, la globalizzazione dovrebbe contribuire alla crescita economica, a una riduzione almeno parziale della povertà e alla liberazione di risorse e fattori produttivi nei settori della salute e dell’istruzione.

(…)Anche ammesso che la globalizzazione favorisca la produzione complessiva di ricchezza, la crescita non si è tradotta in una redistribuzione, e per contro la globalizzazione ha avuto concreti svantaggi. Un denominatore comune di molte politiche a favore della globalizzazione e della liberalizzazione (il cosiddetto Washington consensus) è il contenimento della spesa sociale e la promozione dei consumi privati anche in sanità: la cosiddetta mercificazione (commodification) dei bisogni essenziali.
L’enfasi posta sul rientro della spesa pubblica, sul ripianamento del debito pubblico, sul pieno recupero dei costi attraverso un contributo alla spesa da parte degli utenti ecc., comporta un’implicita o esplicita negazione dell’obiettivo di mantenere in vita i sistemi di welfare istituiti nel dopoguerra, inclusi i servizi sanitari universali. A questo si accompagna uno spostamento dell’enfasi dalla responsabilità collettiva (e della promozione della salute di tutti) alle responsabilità individuali. La Dichiarazione di Alma Ata nel 1978 aveva sancito il diritto universale alla protezione e promozione della salute e del benessere; ma nel 2013 la riforma dello storico e glorioso NHS (National Health Service) inglese da parte del governo conservatore ha portato ad abolire dal suo statuto la frase secondo cui il Ministero della Sanità è tenuto a fornire l’assistenza sanitaria ai cittadini attraverso il servizio pubblico: oggi in Inghilterra solo l’individuo è responsabile della propria salute.

(…) Vi sono altri meccanismi attraverso cui la globalizzazione può avere conseguenze negative, soprattutto per i più poveri. Diderichsen e colleghi (2001) hanno individuato quattro meccanismi principali attraverso cui la globalizzazione genera disuguaglianze nella salute: una crescente stratificazione sociale e un crescente differenziale nell’esposizione a fattori di rischio, nella suscettibilità, e nelle conseguenze della malattia. In altri termini, la globalizzazione amplifica la stratificazione tra chi riesce a beneficiarne e chi no, e al contempo crea differenze sociali nell’esposizione a fattori di rischio – dal fumo al junk food – e aumenta la suscettibilità alle malattie attraverso danni ripetuti e cumulativi. Infine la parabola discendente si amplifica a livello individuale per la ridotta capacità lavorativa, le difficoltà nell’ottenere un’assicurazione, l’aumento dei premi assicurativi e così via.
Uno dei principali problemi associati ai cambiamenti economici è che gli effetti positivi si manifestano per lo più sul lungo periodo, mentre quelli negativi si manifestano in tempi brevi, spesso con spirali catastrofiche per gli individui più vulnerabili. I grandi cambiamenti che nell’Ottocento avevano portato a un miglioramento delle condizioni igieniche nelle città inglesi e tedesche hanno prodotto benefici per la salute dopo più di mezzo secolo, mentre gli effetti negativi per la salute della crisi economica sono spesso immediati: i casi della Grecia e di Nauru che abbiamo descritto sono emblematici.

Tratto da “Salute senza confini”, Codice Edizioni

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