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Diritto all'aborto in Italia: dibattito, restrizioni e impatti sulle donne

Mano femminile che tiene un test di gravidanza positivo

Il 23 aprile è stata approvata la legge che consente l'inserimento delle associazioni pro-vita nei consultori. Le restrizioni sull'aborto (la cui legge al riguardo è già gravata da vincoli e limitazioni significativi) possono avere effetti gravi sul benessere fisico e psicosociale delle donne: l'aborto è un diritto che non dev'essere gravato da ulteriori restrizioni, mentre molto si potrebbe fare per migliorare la legislazione attuale, così da garantire davvero il diritto delle donne a scegliere e l'accesso sicuro all'aborto.

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Il tema dell’aborto ha acceso ancora una volta il dibattito politico e pubblico in Italia, contrapponendo chi considera questa pratica moralmente inaccettabile e chi considera il mantenimento e la promozione della libertà riproduttiva di ogni donna una priorità.

Il diritto di accesso all'aborto sicuro e legale è un aspetto profondamente discusso e cruciale dei diritti riproduttivi delle donne. Sebbene il Consiglio d'Europa abbia stabilito che l’accesso all'interruzione volontaria della gravidanza in maniera sicura e legale debba essere concesso senza restrizioni, l'accesso all'aborto nei paesi europei varia notevolmente.

Con 182 procedure di aborto medico ogni 1000 nati, l'Italia ha uno dei tassi di aborto più bassi d’Europa. La legge 194/1978 dovrebbe garantire libero accesso all’aborto chirurgico o farmacologico, ma sembra che in Italia nei fatti «non esista un vero e proprio diritto all’aborto», come conseguenza dei tanti e significativi vincoli e limitazioni, come per esempio l’alto numero di obiettori di coscienza tra ginecologi (media nazionale del 63%, con picchi del 80% in alcune regioni), medici di base e farmacisti.

Ciò nonostante, i membri dell’attuale governo, o comunque alcuni parlamentari di area governativa hanno proposto misure ancora più restrittive, che vanno dal concedere pieni diritti giuridici dal momento del concepimento, all’obbligo dell’ascolto del battito fetale, fino all’inserimento delle associazioni pro-vita nei consultori. Proposta, questa, che è diventata legge grazie a un emendamento al decreto del PNRR approvato il 18 aprile alla Camera e il 23 aprile anche dal Senato.

L’effetto delle restrizioni all’aborto sulla salute delle donne

Oltre a riflettere su come la restrizione dell'aborto possa essere considerata non etica e contro i diritti delle donne, ci sembra importante offrire una panoramica delle possibili conseguenze che queste misure restrittive possono avere per il benessere fisico e psicosociale delle donne. Nonostante misure come quelle dell’ascolto del battito fetale e l’inserimento delle associazioni anti abortiste nei consultori siano state presentate come necessarie a garantire una reale scelta consapevole, in realtà sortiranno l’effetto opposto. Questi interventi andranno a influenzare l’autonomia decisionale, tentando di colpevolizzare coloro che decidono di avvalersi del proprio diritto di abortire.

Ben più vincolante e stringente sarebbe invece la proposta legata al garantire diritti legali dal momento del concepimento. Questa proposta cambierebbe radicalmente lo status giuridico del concepito e, in quanto tale, è complessa e controversa poiché ha ramificazioni etiche e legali. Garantendo diritti legali sin dal momento del concepimento, si andrebbe a rendere l’aborto illegale, andandolo a equiparare all’omicidio. Questa proposta inciderebbe inevitabilmente sul diritto di autodeterminazione delle donne, limitando la loro libertà di prendere decisioni autonome sulla prosecuzione o meno della gravidanza.

L'obiettivo non è criticare coloro che credono che un embrione abbia lo stesso status morale di una persona, ma di evidenziare che la definizione dello status morale del concepito debba essere diritto della donna incinta e non definita a prescindere dalla legge. Restrizioni all’accesso all’aborto non solo limitano il diritto di autodeterminazione delle donne, ma possono avere conseguenze molto più gravi, fino ad arrivare all’incremento di pratiche abortive illegali o di “turismo medico”. Misure restrittive o la negazione totale del diritto all’aborto comporterebbero anche rischi significativi per il benessere psicosociale e fisico delle donne. Divieti e limitazioni, infatti, possono portare le donne a cercare l'interruzione della gravidanza in strutture sanitarie non legalmente autorizzate a svolgere procedure di aborto. Una situazione ancor più pericolosa sarebbe un aumento delle donne che cercano un aborto autogestito, attraverso procedure non mediche improvvisate o pillole legali. Alcune donne possono richiedere l'aborto altrove, nei paesi in cui il diritto all'interruzione di gravidanza è ancora concesso. Donne che decidono di interrompere la gravidanza sono già normalmente sottoposte a stress, pressione e spesso vengono stigmatizzate per la loro scelta. Particolari restrizioni, limitazioni o pressioni posso provocare maggiori livelli di ansia e bassa autostima.

Gli effetti sulle diseguaglianze di genere

Mantenere il diritto all’aborto e l’accesso legale alle procedure è fondamentale per garantire il benessere delle donne, ma è anche essenziale per contrastare le già critiche disuguaglianze professionali e conseguenze relative all’indipendenza socioeconomica. Restrizioni all’aborto possono avere un impatto a breve e a lungo termine sui piani educativi e professionali e accrescere il divario di genere in relazione a vari fattori, per esempio istruzione, stipendio, benessere, famiglia. L'assenza di opzioni di aborto accessibili può portare a un aumento della pressione finanziaria e dello stress per le donne, colpendo la loro salute mentale, il loro benessere, la loro capacità di scelta professionale e di partecipazione equa alla forza lavoro. In un paese in cui la disparità di genere è già un problema e in cui non vi è alcun impegno a sviluppare politiche per l'uguaglianza tra i sessi, il divieto di aborto o la sua limitazione possono aggravare queste tipologie di disparità.

Il mantenimento della piena autonomia e della libertà di scelta delle donne in gravidanza è essenziale per garantire la protezione del loro benessere fisico e psicosociale sia a breve che a lungo termine. La capacità di prendere decisioni sul proprio corpo, comprese quelle relative alla gravidanza e al parto, sono un aspetto fondamentale della libertà individuale e dei diritti umani. Per promuovere l'autonomia delle donne, è fondamentale che le donne in gravidanza abbiano accesso a informazioni complete, consulenza imparziale e servizi medici sicuri, compresa la possibilità di aborto legale e accessibile.

Il rispetto della piena autonomia e della libertà di scelta delle donne in gravidanza è quindi un pilastro cruciale per preservare la loro dignità, garantire il loro benessere e promuovere una società più giusta. Non abbiamo bisogno di un nuovo quadro giuridico per limitare ulteriormente il diritto all'aborto, si può invece fare di più per migliorare la legislazione attuale in modo che il diritto delle donne a scegliere e l'accesso sicuro all'aborto siano veramente garantiti per tutti.

 


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