
Si stima che a Gaza siano andati persi oltre 3 milioni di anni di vita e più di 1 milione di anni di vita riguardano bambini e bambine di età inferiore ai 15 anni. E 15 anni sono quelli necessari per riportare alle condizioni di salute che precedevano un conflitto, come sottolinea uno studio pubblicato sul Bmj. I bambini e le bambine della Striscia di Gaza dovranno aspettare fino alla fine degli anni '30 per vedere i loro già drammatici livelli di benessere ripristinati?
Dopo il cosiddetto “cessate il fuoco” del conflitto palestinese, quella che in realtà sembra cessata è l’attenzione e la partecipazione agli eventi drammatici che sono successi e continuano a succedere, anche se forse con minore intensità, nella Striscia e sul nuovo fronte della guerra all’Iran.
La povertà affligge i palestinesi della Striscia di Gaza che vivono in condizioni di vita precarie per la mancanza di adeguati aiuti, di energia elettrica, di case, di ospedali. Le poche scuole non distrutte vengono utilizzate come rifugi per l’enorme massa di sfollati. Quindi la possibilità per i bambini e le bambine di tornare a scuola si allontana ulteriormente. Nel frattempo, anche perché molti sono orfani di famiglie in cui uno o entrambi i genitori sono stati uccisi nella guerra, sono costretti a lavorare vendendo il tè per le strade o a raccogliere oggetti che possono essere usati come combustibile.
Manca una visione a breve e a lunga distanza temporale sugli interventi essenziali e prioritari, anche associati agli impatti che questi interventi potranno avere sulla salute e le aspettative di vita, con particolare riguardo dei gruppi più fragili, tra cui i bambini e le bambine, come riporta uno studio appena pubblicato dal British Medical Journal Paediatrics Open. Tutti aspetti che non erano all’ordine del giorno del primo incontro del cosiddetto Board of Peace il 19 febbraio e che ancora meno pesano sulle scelte di guerra odierne, che considerano il bombardamento di una scuola un effetto collaterale. E non lo saranno neppure nella riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu Bambini, tecnologia e istruzione nei conflitti, presieduta da Melania Trump, per la costante e primaria ragione commerciale che «l'apprendimento digitale è un'ancora di salvezza vitale per i bambini in contesti di conflitto. Sono necessarie protezioni solide, investimenti costanti e, in ultima analisi, una pace duratura per salvaguardare il loro diritto all'apprendimento».
I numeri del disastro
È difficile anche solo disporre di dati certi, ma tra il 7 ottobre 2023 e il 3 marzo 2026, secondo il Ministero della Salute palestinese, 72.116 palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza e altri 171.798 sono rimasti feriti. Su 10 persone, nove sono sfollate. Nei primi tre mesi del cessate il fuoco, dall'ottobre 2025, 492 palestinesi sono stati uccisi, 1.356 feriti e 715 corpi sono stati recuperati da sotto le macerie. La guerra tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza ha sconvolto la vita di 2,1 milioni di palestinesi residenti nel territorio e ne ha decimato l'estensione. Su 10 edifici presenti a Gaza prima della guerra, otto sono danneggiati o rasi al suolo, e su 10 case, nove sono distrutte. Attaccare i centri sanitari e impedire l'assistenza sanitaria è una strategia di guerra perpetrata anche nella Striscia di Gaza, così che solo 13 dei 36 ospedali dell'enclave sono rimasti parzialmente funzionanti.
Nelle ultime settimane, anche a causa dell’aggravarsi delle condizioni meteorologiche, si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie acute, con 9.613 casi segnalati tra il 26 gennaio e il 1° febbraio, rispetto agli 8.963 casi della settimana precedente. Sono aumentati anche i casi di epatite A correlati all'acqua contaminata: dal primo novembre 2025, ne sono stati segnalati oltre 480. La fame non si attenua, così come la disperazione, e oltre 2.000 persone in cerca di cibo sono state uccise dai militari israeliani durante le scarse e caotiche distribuzioni.
Anche giornalisti (più di 210), operatori sanitari (oltre 1.700) e operatori umanitari (oltre 565) sono stati uccisi. Gli sfollamenti hanno separato intere famiglie, alcune più volte. Si stima che a Gaza siano andati persi oltre 3 milioni di anni di vita, e più di 1 milione di anni di vita riguardano bambini e bambine di età inferiore ai 15 anni.
La Commissione conclude, sulla base di motivi ragionevoli, che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso e continuano a commettere i seguenti atti di genocidio nei confronti dei palestinesi nella Striscia di Gaza:
- l'uccisione di membri del gruppo
- il causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo
- l'infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale
- l'imposizione di misure volte a impedire le nascite all'interno del gruppo
si legge nel rapporto della Commissione Internazionale Indipendente d'Inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, inclusa Gerusalemme Est, e Israele.
I bambini e le bambine sono sempre stati le vittime più vulnerabili e innocenti di qualsiasi conflitto. A Gaza oltre 1.000 di loro hanno perso un arto dall'ottobre 2023, a testimonianza dell’impatto devastante, presente e futuro, che un conflitto ha sulla loro vita. Un altro aspetto critico riguarda la salute mentale dei piccoli esposti a eventi traumatici: esperienze come violenza e sfollamento possono causare disagio psicologico a lungo termine e compromissione dello sviluppo emotivo e cognitivo, anche dei bambini.
Un passo indietro lungo 15 anni
Un'analisi di tre conflitti storici (Bosnia ed Erzegovina, Siria e Ruanda) indica che, dopo la fase acuta di un conflitto armato, occorrono circa 15 anni per ripristinare, mantenere e riprendere il trend di miglioramento del tasso di mortalità dei primi cinque anni di vita (U5MR) ai livelli pre-conflitto. Sebbene la situazione sia diversa tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, l'U5MR per la Palestina che nel 2022 era di 14,2 decessi ogni 1.000 nati vivi, nel 2023 era già salito a 26,3, riportando il tasso a quello del 2004, 19 anni prima.
Nel drammatico scenario emerso nella Striscia di Gaza è stato raggiunto un debole accordo per la sospensione del conflitto, sebbene ciò abbia portato solo a una sua diminuzione di intensità. Come per tutti gli accordi e i trattati del dopoguerra, l'attenzione si concentra principalmente sulla ricostruzione degli edifici e non sulla qualità della vita delle vittime. Non vengono specificate date o tempi, né tanto meno sanzioni, per il ritorno alle condizioni di vita prebelliche e forse persino per il loro miglioramento. La mortalità infantile è un indicatore del benessere generale e un indicatore principale del progresso (o della sua mancanza). Quindi, i bambini e le bambine della Striscia di Gaza dovranno aspettare fino alla fine degli anni '30 per vedere i loro già drammatici livelli di benessere ripristinati a quelli di prima degli attacchi dell'esercito israeliano? Quali sono le tendenze nel tempo di specifici indicatori di salute dei bambini colpiti dalla guerra, oltre all'U5MR? Ogni contesto di guerra è unico in termini di cause e impatto sulla salute della popolazione colpita.
La salute di bambini e bambine dopo la fase acuta di un conflitto armato
Un'ampia gamma di determinanti (sociali, economici, commerciali) influenza la salute e il benessere delle persone. I fattori individuali non solo influenzano la salute direttamente, ma interagiscono anche tra loro. Alcuni sono più potenti di altri e, tra questi, la guerra è forse il più potente nei quattro livelli di determinanti secondo il modello di Dahlgren e Whitehead. Dietro ogni singolo numero c'è una persona, dietro un'aggregazione (tasso, indice) c'è una comunità, una popolazione. Il modello a cinque livelli aiuta a descrivere e comprendere meglio le relazioni tra salute e diritti. Il secondo livello riconosce la salute, l'alimentazione e l'istruzione tra le necessità indispensabili affinché persone e comunità possano vivere in dignità e in benessere: tre obiettivi essenziali per lo sviluppo infantile.
Quindi tra le priorità su cui porre l’attenzione degli interventi, oltre alla mortalità infantile che i conflitti armati aumentano significativamente e persistentemente, ci sono: la copertura vaccinale infantile che diminuisce durante un conflitto, aumentando il rischio di epidemie di malattie infettive a causa della devastazione delle infrastrutture sanitarie e igienico-sanitarie, dello sfollamento delle persone e del deterioramento delle condizioni di vita; la malnutrizione e il deperimento infantile aumentati a causa dell’insicurezza alimentare; l’istruzione formale, gli anni medi di istruzione conseguiti e il tasso di alfabetizzazione sui quali i conflitti armati hanno un impatto negativo per molto tempo. Il basso livello di istruzione persiste poiché bambini e bambine vittime di guerra generalmente non riprendono gli studi dopo un conflitto per raggiungere livelli di istruzione simili a quelli delle coorti non esposte. Questi anni di scolarizzazione persi riflettono l'eredità del conflitto e le sue ripercussioni.
La lezione di altri conflitti
Lo studio sul Bmj riflette su quali considerazioni e riflessioni fare, andando oltre Gaza e guardando a tre diversi conflitti armati: Iraq, Repubblica Democratica del Congo e Haiti. Tutti e tre conflitti recenti o ancora in corso, ma con caratteristiche diverse, cause etniche o politiche e si verificano in tre Paesi con contesti geografici diversi.
Iraq
Nel marzo-aprile 2003, truppe congiunte di Stati Uniti e Gran Bretagna hanno invaso l'Iraq sconfiggendo rapidamente le forze militari e paramilitari irachene. Durante una seconda fase più lunga di occupazione statunitense, la violenza iniziò a diminuire nel 2007 e gli Stati Uniti ridussero gradualmente la loro presenza militare in Iraq, completando formalmente il ritiro nel dicembre 2011. Da marzo 2003 a metà 2011 i morti attribuiti al conflitto sono stati 460.000. Il tasso di mortalità U5MR è sceso da 36 decessi di bambini di età inferiore ai 5 anni ogni 1000 nati vivi nello stesso anno nel 1950 a 23 nel 2024, con una diminuzione del 93,8%. Tuttavia, durante la Guerra del Golfo del 1989-1990 aumentò di nuovo fino a 82. I livelli U5MR prebellici furono rapidamente raggiunti dopo la fine del conflitto (52 nel 1992), ma la successiva invasione americana ha fatto sì che il trend si stabilizzasse su un calo annuo dello 0,1%. L'Iraq si colloca attualmente al 124° posto nella classifica mondiale U5MR.
Il picco più alto per la copertura vaccinale contro il morbillo (prima dose) è stato raggiunto nel 1987, con una copertura del 91%. A seguito dell’invasione ci sono voluti 33 anni per recuperare quel tasso, nel 2020. Nel frattempo, con l'intensificarsi dei conflitti interni, le percentuali di copertura hanno continuato ad aumentare e diminuire, raggiungendo minimi del 62-63% nel 1993 e nel 2006. In media, ci sono voluti 10 anni per recuperare il precedente miglior livello di copertura tra un picco e il successivo.
Il tasso di completamento dell'istruzione primaria ha raggiunto il suo punto più basso in Iraq nel 2000, al 54,1%, dopo un declino iniziato nel 1990 con la Guerra del Golfo. È poi lentamente migliorato, ma solo alla fine dell'occupazione americana (10 anni dopo) il trend si è stabilizzato, recuperando i livelli di 20 anni prima. Oggi il tasso è del 78,6%.
Repubblica Democratica del Congo
Dopo la prima guerra civile del 1996, la Repubblica Democratica del Congo, indipendente dalla colonizzazione belga dal 1961, interruppe la tendenza al ribasso del suo tasso di mortalità infantile che era sceso a 180. Solo alla fine della seconda guerra civile, dopo il 2003, il Paese ha ripreso questa tendenza con la stessa intensità. Tuttavia, anche la successione dei due conflitti ha richiesto un lungo periodo di tempo. Nello stesso periodo, la copertura vaccinale contro il morbillo ha raggiunto i livelli più bassi, rispettivamente al 15% e al 17%, durante il culmine del conflitto, prima di risalire al 69% 10 anni dopo, purtroppo solo per un breve periodo.
Il picco di malnutrizione, con il 15,9% di bambini deperiti, è stato raggiunto nel 2001, mentre il minimo del 6,4% nel 2017: 16 anni dopo e solo temporaneamente.
Un andamento sinusale, invece, per il tasso di completamento dell'istruzione primaria, in linea con l'andamento della guerra etnica: da un minimo di circa il 36% nel periodo 1996-2000, ha recuperato solo nel 2006 il valore del 42,1% del 1990, per poi risalire lentamente al 56,5% nel 2024.
Haiti
Haiti ha subito una serie di colpi di stato e l'alternarsi di fazioni ribelli dal 1991. Le precarie condizioni di salute del popolo haitiano sono state ulteriormente aggravate dal terremoto del 2010, che ha causato 222.517 morti e circa 300.000 feriti. Dieci mesi dopo, la situazione è ulteriormente peggiorata con un'epidemia di colera che si è diffusa tra la popolazione haitiana e ha causato 9.789 morti. Con l'operazione Uphold Democracy, gli Stati Uniti hanno invaso Haiti nel 1994 e la loro presenza è rimasta massiccia fino a dopo le elezioni del 2011. Nel 2010, il tasso di mortalità infantile U5MR è salito da 81 dell'anno precedente a 140, lo stesso livello del 1990. Il trend di riduzione è ripreso negli anni successivi, sebbene con minore intensità, raggiungendo quota 56 nel 2023. L'anno successivo alla campagna vaccinale del 1988, che ha portato il 59% dei bambini a ricevere la prima dose di morbillo, il tasso è sceso drasticamente al 31%. Dal 1990, a un graduale aumento della copertura vaccinale è seguito un rallentamento, e persino un calo, in particolare nel periodo dal 1999 al 2005. Questa tendenza è ripresa solo nel 2014-2015, 10 anni dopo, ma ancora una volta non in modo definitivo.
L'andamento del tasso di malnutrizione ad Haiti segue la curva di una lama di sega, con picchi (9,3% nel 1994, 10,2% nel 2006, 6,3% nel 2013) associati agli eventi più drammatici che hanno colpito la popolazione, con intervalli di 7-12 anni per il recupero ai livelli precedenti. Tuttavia, nel 2023, il tasso era ancora del 5%, a dimostrazione non solo dell'instabilità, ma anche del livello persistentemente elevato di malnutrizione.
Per quanto riguarda l'istruzione, l'andamento del tasso di completamento dell'istruzione primaria ha registrato un calo nel periodo 2004-2014, raggiungendo un valore del 49,6% nel 2024, che rappresenta un raddoppio rispetto al dato del 1993 ed è in costante aumento.
Le pesanti eredità delle guerre
Le guerre aggravano le disuguaglianze, colpendo in modo sproporzionato i più vulnerabili (bambini, donne e comunità emarginate) e lasciando ferite che durano per generazioni. Il conflitto nella Striscia di Gaza non fa eccezione.
Ci vogliono diversi anni dopo la fine di un conflitto armato affinché i valori dell'U5MR tornino ai livelli prebellici, e il miglioramento è in ogni caso una tendenza a lunghissimo termine.
Un bambino su sei vive attualmente in un'area colpita da un conflitto attivo. Il benessere dei bambini e le bambine nel mondo è quindi una priorità che dovrebbe essere perseguita da tutti, nei modi più appropriati e secondo le proprie possibilità.
Poiché l'U5MR, la copertura vaccinale, la malnutrizione e il livello di istruzione riflettono una combinazione di fattori sociali, economici, biologici, ambientali e comportamentali, il messaggio è che occorrono anni di interventi a più livelli e in diverse aree per recuperare e migliorare il benessere dei bambini vittime di conflitti armati, e di un’intera popolazione. Ciò dipende dal contesto, dal danno e dalle ragioni del conflitto, ma anche dagli aiuti e dai controlli da parte dell'intera comunità internazionale, quindi da ciascuna persona in base alle proprie capacità, possibilità, competenze e volontà.
Particolare attenzione e risorse dovrebbero essere dedicate alla prevenzione e al contenimento adeguati e continui della salute mentale, affinché non si trasformi in disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
Raccogliere dati affidabili relativi a un conflitto è un'impresa ardua che richiede molto tempo. Sebbene i dati da soli non possano catturare appieno la complessa storia delle persone nel passato e nel presente, è essenziale raccoglierli e analizzarli per migliorare il benessere futuro delle vittime di guerra e comunque di tutti.
Il futuro prossimo non sembra promettente per il ripristino del benessere dei bambini e delle bambine nella Striscia di Gaza al livello di cui godevano prima del genocidio perpetrato dall'esercito israeliano. Ci vorranno diversi decenni. Non sarà sufficiente ricostruire semplicemente case, scuole e ospedali, come richiesto da trattati e accordi dopo ogni guerra, anche con scadenze precise. Saranno necessari attenzione, monitoraggio, partecipazione e solidarietà costanti da parte di tutti, secondo le proprie competenze e capacità. Questi aspetti non sono previsti da trattati o accordi, ma sono responsabilità di ogni cittadino del mondo.
